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Il tempo è galantuomo con Matteo

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Nel novembre 2017 due assenze mandarono di traverso più di qualche cena agli organizzatori della prima edizione delle Next Gen Finals: quella del capofila del ranking Road to Milan, Alexander "Sascha" Zverev, e quella del giovane italiano di gran lunga più vincente in stagione, Matteo Berrettini, che non era però riuscito a prevalere nel minitorneo che designava l'ottavo in campo nel padiglione 1 della Fiera.

Sascha aveva dato forfait per partecipare alle ATP Finals londinesi (il suo posto venne assegnato a Frances Tiafoe, mentre Stefanos Tsitsipas dovette accontentarsi del ruolo di riserva); l'alfiere azzurro risultò essere, da regolamento, Gianluigi Quinzi, trionfatore a Wimbledon Junior 2013 ma mai esploso a livello professionistico.
 
Ventidue mesi più tardi accade che, nel Labour Day, Zverev venga malamente sconfitto negli ottavi di finale dello slam newyorkese dal minuscolo argentino Diego Schwartzman (3-6 6-2 6-4 6-3) e…
Nel novembre 2017 due assenze mandarono di traverso più di qualche cena agli organizzatori della prima edizione delle Next Gen Finals: quella del capofila del ranking Road to Milan, Alexander "Sascha" Zverev, e quella del giovane italiano di gran lunga più vincente in stagione, Matteo Berrettini, che non era però riuscito a prevalere nel minitorneo che designava l'ottavo in campo nel padiglione 1 della Fiera.

Sascha aveva dato forfait per partecipare alle ATP Finals londinesi (il suo posto venne assegnato a Frances Tiafoe, mentre Stefanos Tsitsipas dovette accontentarsi del ruolo di riserva); l'alfiere azzurro risultò essere, da regolamento, Gianluigi Quinzi, trionfatore a Wimbledon Junior 2013 ma mai esploso a livello professionistico.
 
Ventidue mesi più tardi accade che, nel Labour Day, Zverev venga malamente sconfitto negli ottavi di finale dello slam newyorkese dal minuscolo argentino Diego Schwartzman (3-6 6-2 6-4 6-3) e raggiunga così gli altri "next gen 2017" che, ai blocchi di partenza quest'anno a Flushing Meadows, sono prematuramente tornati a casa: oltre a Tiafoe e Tsitsipas, sono Karen Khachanov, Denis Shapovalov, Borna Coric, Chung Hyeon e Jared Donaldson (quest'ultimo, eliminato in fase di qualificazioni).

Come Zverev, anche chi era  alle sue spalle nella speciale classifica 2017, Andrey Rublev, è uscito di scena oggi negli ottavi. L'unico dei migliori under 21 di allora ad approdare ai quarti di finale di domani e mercoledì è Daniil Medvedev, che a Milano era arrivato come ultimo degli ammessi di diritto al tabellone. Con lui nel quinto turno degli Us Open 2019 approda Berrettini, il secondo grande assente a Rho-Pero. Il tempo è galantuomo.
 
Matteo oggi è stato perfetto. Il suo avversario era proprio il russo Rublev, 22 anni il 20 ottobre, che non proveniva da una stagione ricca di soddisfazioni ma a New York ha messo fuori tabellone, nell'ordine, Tsitsipas, Gilles Simon e Nick Kyrgios. La strategia definita con il coach Vincenzo Santopadre prevedeva di non dare alcun ritmo all'avversario, che diventa micidiale se lo scontro s'imposta su chi la tira più forte.

Il primo set è volato via in un soffio, tanto erano concentrato ed efficace il romano e nervoso e rabbioso il moscovita. La seconda frazione è risultata più equilibrata, con Berrettini, 23 anni, sempre attento a non offrire punti di riferimento e ad approfittare dei frequenti errori non forzati. Nell'ultimo set, il numero 2 d'Italia (e almeno 17 nel mondo a fine Us Open) non ha mai perso contatto con il numero 37 ATP, ha ottenuto il break sul 5 pari ed è andato a servire per il match.

Tradito da un po' d'emozione e dall'attenuata potenza del servizio, ha invece restituito il break all'avversario. Anche nel successivo tie break è proseguito il testa a testa senza fughe, con la soluzione al quattordicesimo punto grazie a una volée che ha messo knock down Rublev.
 
L'impresa fallita a Wimbledon per colpa di Federer nella Centre Court (1-6 1-6 2-6) viene quindi portata a termine nel Louis Armstrong Stadium (6-1 6-4 7-6). Di fatto, è come se Berrettini abbia davvero messo a frutto quella che definì "la lezione che mi ha impartito Roger", al quale chiese scherzosamente quanto volesse come compenso.

Nel suo percorso sui campi dell'USTA Billie Jean King National Tennis Center, il romano ha battuto, prima di Rublev, l'ex semifinalista degli Us Open Richard Gasquet e gli australiani Jordan Thompson e Alexei Popyrin. Facendo le somme, ha incassato otto successi nelle nove partite giocate negli ultimi due slam.

A suo agio sull'erba, dove quest'anno s'è preso 12 match lasciandone solo 2 (a David Goffin ad Halle e poi a Federer a Londra), Matteo si sta confermando specialista delle superfici sintetiche, com'è normale per uno con una struttura fisica imponente, 90 chili per 196 centimetri, una prima di servizio devastante e una seconda lavorata e difficile da domare: non per caso ha vinto due tornei ATP senza perdere nemmeno un turno di servizio, un record condiviso con Federer, Ivo Karlovic, Milos Raonic, Andy Roddick e Ivan Ljubicic.

In più, usa con sapienza l'arma del diritto che calibra a piacere, potente oppure delicato (sfoggia spesso lo slice), grazie anche alla velocità negli spostamenti sia orizzontali sia in avanzamento: dovrà adeguarla, nel suo quarto di finale di mercoledì, alle caratteristiche di Gael Monfils, che ha battuto con strabiliante superiorità (6-1 6-2 6-2) in nemmeno un'ora e mezza lo spagnolo Pablo Andujar.
 
Ovviamente, adesso dai database dell'ATP escono flussi di dati che riguardano la collocazione di Berrettini nella storia del tennis italiano. Scopriamo per esempio che è il nono azzurro a raggiungere i quarti di uno slam nell'era Open. Prima di lui ci riuscirono Adriano Panatta sul rosso di Parigi (1972, 1973, 1975, 1976 e 1977) e sull'erba di Wimbledon (1979); Paolo Bertolucci a Parigi (1973); Corrado Barazzutti sulla terra verde di New York (1977) e a Parigi (1978 e 1980); Cristiano Caratti sul sintetico di Melbourne (1991); Renzo Furlan a Parigi (1995); Davide Sanguinetti a Wimbledon (1998); infine Fabio Fognini (2011) e Marco Cecchinato (2018) a Parigi.

È inevitabile constatare come la terra rossa resti la superficie storicamente preferita dagli italiani. Date le caratteristiche di Berrettini e degli altri giovani talenti azzurri come Jannik Sinner, possiamo sperare di vederli avanzare più spesso nei tornei sul veloce, ribaltando le proporzioni ora favorevoli alla terra rossa.