Non riesco a ricordare dove ho letto, qualche ora prima della semifinale, che "Berrettini è buono, ma Nadal è fantastico": un sito americano, sicuramente, ma chissà quale. Affermazione ineccepibile alla luce degli incomparabili risultati ottenuti in carriera, seppure in misura notevole dovuti ai dieci anni d'età che dividono il numero 2 al mondo dal nuovo numero 13. Ma poiché, nel tennis, il giudizio va dato su quanto accade nel singolo match, mi perito di sostenere che, per quasi due ore e a prescindere dal risultato finale, se Nadal è fantastico, Berrettini lo è altrettanto.
La qualità più evidente del ragazzo cresciuto sui campi del circolo della Corte dei Conti è la facilità ad apprendere dagli errori. Il ridotto impatto dell'emotività e l'accresciuta confidenza nei propri mezzi sono gli effetti del lavoro fatto con lo staff guidato da Vincenzo Santopadre dopo la sconfitta nettissima (6-1 6-2 6-2) subita a Wimbledon l'8 luglio, sul campo centrale, per mano di Roger Federer negli ottavi di finale. Lo confermano l'andamento e i numeri della partita di oggi sul rettangolo blu dell'Arthur Ashe Stadium. Nel primo set Matteo è assolutamente fantastico, appunto, nell'annullare le sei palle di break a favore di Rafa ricorrendo spesso alle sue armi più micidiali, il servizio e il diritto.
Nel tie break accumula un notevole vantaggio (0-4) ma tocca a Nadal scoprirsi, una volta di più, fantastico al punto tale da recuperare i due minibreak e chiudere sull'8-6 dopo essere stato sotto per 4-6. Nel secondo set ha una sola incertezza sul 3 pari quando, al servizio, per la prima volta concede allo spagnolo di prendere il largo: non riuscirà più a riacciuffarlo. Il secondo break arriva in apertura del terzo set. Per il romano è un brutto colpo, che non lo tramortisce ma diventa il mattone sul quale Nadal costruisce la vittoria. Il match si chiude sul 7-6 6-4 6-1 dopo 2 ore e 35 minuti.
Lo SlamTracker consegna dati confortanti per Matteo, che risulta più efficace di Rafa con la prima di servizio (il 67 per cento va a segno, contro il 55; gli ace sono 9, contro 4) e nei vincenti (37 contro 31). Negative, invece, le sue performance in termini di errori non forzati (44 contro 18) e di percentuale di punti ottenuti scendendo a rete (54 contro 81).
Gli sviluppi nel processo di crescita di Berrettini troveranno parecchi spunti in questi dati e nell'analisi puntuale del match di oggi. Credo che s'impegnerà su questi obiettivi: accoppiare l'indispensabile l'aggressività a un numero minore di errori; eliminare del tutto i cali di tensione contro campioni del calibro di Nadal; decidere in anticipo quali tattiche e colpi usare, evitando per esempio di scendere a rete in condizioni di eccessivo rischio oppure di ricorrere ai drop shot quando si ha di fronte un giocatore velocissimo negli avanzamenti; potenziare e affinare un fondamentale, il rovescio, che non può avere incertezze soprattutto se dall'altra parte del campo c'è un mancino (anzi, forse il mancino più forte della storia del tennis).
Non sarebbe giusto non sottolineare, peraltro, le differenti condizioni con le quali Berrettini e Nadal sono approdati alla semifinale. Il primo aveva trascorso in campo, nei cinque turni precedenti, un totale di 15 ore e 23 minuti; il maiorchino, solo 9 ore e 43 minuti, avendo saltato il secondo turno (forfait di Thanasi Kokkinakis) e ottenuto tre vittorie in tre set e una sola, con Marin Cilic, in quattro. In più, nei quarti il maiorchino s'era liberato di Diego Schwartzman per 6-4 7-5 6-2 in 2 ore e 47 minuti, mentre Gael Monfils aveva ceduto a Matteo per 3-6 6-3 6-2 3-6 6-7 dopo 3 ore e 57 minuti di corpo a corpo.
La stagione di Berrettini, già illuminata dai titoli ATP a Budapest e Stoccarda e dalla finale a Monaco di Baviera, non finisce certo qui. Al momento è il numero 9 della classifica Race che designerà gli otto protagonisti delle ATP Finals di Londra: precede, nell'ordine, Zverev, Goffin, Monfils e Fognini, mentre lo precedono di pochi punti Nishikori e Bautista Agut. Inoltre, sarà tra i protagonisti della nuova Coppa Davis a squadre.
Nadal sarà per la quinta volta, domenica, in campo per lo show down di Flushing Meadows, dove ha già alzato tre coppe (2010, 2013, 2017). Il suo avversario sarà il russo Daniil Medvedev, che oggi ha eliminato senza eccessive difficoltà il bulgaro Grigor Dimitrov in tre set (7-6 6-4 6-3). Sarà anche la sua ventisettesima finale in uno slam: vincendola, farebbe suo il diciannovesimo major in carriera.
La qualità più evidente del ragazzo cresciuto sui campi del circolo della Corte dei Conti è la facilità ad apprendere dagli errori. Il ridotto impatto dell'emotività e l'accresciuta confidenza nei propri mezzi sono gli effetti del lavoro fatto con lo staff guidato da Vincenzo Santopadre dopo la sconfitta nettissima (6-1 6-2 6-2) subita a Wimbledon l'8 luglio, sul campo centrale, per mano di Roger Federer negli ottavi di finale. Lo confermano l'andamento e i numeri della partita di oggi sul rettangolo blu dell'Arthur Ashe Stadium. Nel primo set Matteo è assolutamente fantastico, appunto, nell'annullare le sei palle di break a favore di Rafa ricorrendo spesso alle sue armi più micidiali, il servizio e il diritto.
Nel tie break accumula un notevole vantaggio (0-4) ma tocca a Nadal scoprirsi, una volta di più, fantastico al punto tale da recuperare i due minibreak e chiudere sull'8-6 dopo essere stato sotto per 4-6. Nel secondo set ha una sola incertezza sul 3 pari quando, al servizio, per la prima volta concede allo spagnolo di prendere il largo: non riuscirà più a riacciuffarlo. Il secondo break arriva in apertura del terzo set. Per il romano è un brutto colpo, che non lo tramortisce ma diventa il mattone sul quale Nadal costruisce la vittoria. Il match si chiude sul 7-6 6-4 6-1 dopo 2 ore e 35 minuti.
Lo SlamTracker consegna dati confortanti per Matteo, che risulta più efficace di Rafa con la prima di servizio (il 67 per cento va a segno, contro il 55; gli ace sono 9, contro 4) e nei vincenti (37 contro 31). Negative, invece, le sue performance in termini di errori non forzati (44 contro 18) e di percentuale di punti ottenuti scendendo a rete (54 contro 81).
Gli sviluppi nel processo di crescita di Berrettini troveranno parecchi spunti in questi dati e nell'analisi puntuale del match di oggi. Credo che s'impegnerà su questi obiettivi: accoppiare l'indispensabile l'aggressività a un numero minore di errori; eliminare del tutto i cali di tensione contro campioni del calibro di Nadal; decidere in anticipo quali tattiche e colpi usare, evitando per esempio di scendere a rete in condizioni di eccessivo rischio oppure di ricorrere ai drop shot quando si ha di fronte un giocatore velocissimo negli avanzamenti; potenziare e affinare un fondamentale, il rovescio, che non può avere incertezze soprattutto se dall'altra parte del campo c'è un mancino (anzi, forse il mancino più forte della storia del tennis).
Non sarebbe giusto non sottolineare, peraltro, le differenti condizioni con le quali Berrettini e Nadal sono approdati alla semifinale. Il primo aveva trascorso in campo, nei cinque turni precedenti, un totale di 15 ore e 23 minuti; il maiorchino, solo 9 ore e 43 minuti, avendo saltato il secondo turno (forfait di Thanasi Kokkinakis) e ottenuto tre vittorie in tre set e una sola, con Marin Cilic, in quattro. In più, nei quarti il maiorchino s'era liberato di Diego Schwartzman per 6-4 7-5 6-2 in 2 ore e 47 minuti, mentre Gael Monfils aveva ceduto a Matteo per 3-6 6-3 6-2 3-6 6-7 dopo 3 ore e 57 minuti di corpo a corpo.
La stagione di Berrettini, già illuminata dai titoli ATP a Budapest e Stoccarda e dalla finale a Monaco di Baviera, non finisce certo qui. Al momento è il numero 9 della classifica Race che designerà gli otto protagonisti delle ATP Finals di Londra: precede, nell'ordine, Zverev, Goffin, Monfils e Fognini, mentre lo precedono di pochi punti Nishikori e Bautista Agut. Inoltre, sarà tra i protagonisti della nuova Coppa Davis a squadre.
Nadal sarà per la quinta volta, domenica, in campo per lo show down di Flushing Meadows, dove ha già alzato tre coppe (2010, 2013, 2017). Il suo avversario sarà il russo Daniil Medvedev, che oggi ha eliminato senza eccessive difficoltà il bulgaro Grigor Dimitrov in tre set (7-6 6-4 6-3). Sarà anche la sua ventisettesima finale in uno slam: vincendola, farebbe suo il diciannovesimo major in carriera.