La ricorderemo come un'eccezionale annata, peraltro preceduta da una già ottima. Nel 2018 gli italiani si presero sei titoli Masters 250 con Fabio Fognini (3), Marco Cecchinato (2) e Matteo Berrettini. In più, il palermitano raggiunse la semifinale del Roland Garros dopo aver eliminato Novak Djokovic nei quarti. Ci parve, allora, una sequenza di risultati irripetibili. Eppure il 2019 è andato ancora meglio: in aprile lo storico trionfo di Fognini nel Masters 1000 di Monte Carlo e, a livello slam, in settembre la semifinale altrettanto storica di Berrettini sull'hard di New York contro Rafael Nadal, due mesi dopo essere stato eliminato brutalmente da Roger Federer sull'erba di Wimbledon al quarto turno; quattro i tornei 250 incassati (in febbraio Cecchinato a Buenos Aires, in aprile e giugno Matteo a Budapest e a Stoccarda, sempre in giugno Lorenzo Sonego ad Antalya in Turchia) e due le finali 250 perse (in gennaio Andreas Seppi contro l'australiano Alex de Minaur a Sydney, in maggio Berrettini contro il cileno Christian Garin a Monaco di Baviera).
I dati di fatto in forza dei quali il 2019 surclassa il 2018 sono più d'uno: l'escalation che ha portato il romano che tifa Fiorentina alle Nitto ATP Finals di Londra come numero 8 al mondo non deve farci dimenticare che da 43 anni il tennis maschile azzurro non otteneva un risultato clamoroso come con Fognini nel Principato; la crescita è collettiva e dunque di sistema, come evidenzia l'attuale presenza di otto italiani nei Top 100, ossia Berrettini, Fognini numero 12, Sonego 52, Cecchinato 72, Seppi 74, Stefano Travaglia 86, Jannik Sinner 95 e Salvatore Caruso 97; il ciclo positivo durerà a lungo perché possiamo contare sui margini di miglioramento, oltre che del ventitreenne Berrettini, del numero 1 under 19 al mondo, Sinner, classe 2001 e vincitore di due Challenger transoceanici nel 2019, e su un manipolo di ragazzi in costante crescita, tra i quali spiccano i numeri 2 e 3 under 18 ATP, il laziale Giulio Zeppieri, 2001, e il carrarino Lorenzo Musetti, 2002, trionfatore in gennaio nello Slam junior a Melbourne.
Il combinato disposto di questi fattori consente all'Italia del tennis di vivere da protagonista, a partire da oggi, le ultime tre settimane della stagione, dedicate ai tornei per soli campioni: le Next Gen Finals in corso a Milano fino a sabato prossimo, le superfinali londinesi dal 10 al 18 novembre e la prima edizione compact della Coppa Davis a Madrid dal 18 al 24 novembre. Un'overdose di gioco e tifo che ci farà poi apprezzare il mese e rotti di assoluto stop prima della ripresa agli antipodi.
La prima giornata delle Next Gen Finals ha un protagonista assoluto, Jannik Sinner, e sette comprimari. Pur avendo mancato per un soffio l'ingresso di diritto tra i sette under 21 più titolati, il neomaggiorenne sudtirolese di Sesto Pusteria ha goduto della wild card che nelle prime due edizioni veniva assegnata al vincitore delle qualificazioni per gli italiani. Ha fatto bene la FIT a prendere questa decisione: due anni fa Berrettini, che non aveva avuto lo stesso trattamento, fu escluso a favore di Gianluigi Quinzi, vincitore del minitorneo nello Sporting di Basiglio. L'allievo di Vincenzo Santopadre ha poi dimostrato a furia di successi di essere più forte di quasi tutti quelli allora in tabellone: l'unico dei sette di Rho Fiera 2017 ad aver finora raggiunto le Finals è infatti il russo Daniil Medvedev, dominatore del circuito da luglio a ottobre.
In tarda serata Sinner scalda dunque i cuori e fa spellare le mani dei 4000 e passa accorsi a riempire gli spalti dell'Allianz Cloud, che nessuno smette di chiamare Palalido. Il più giovane italiano di sempre a raggiungere una semifinale ATP (in ottobre ad Anversa) piega in quattro set la resistenza della testa di serie numero 2 Frances Tiafoe, americano di genitori della Sierra Leone, ATP 47, più anziano di lui di tre anni e, con le partecipazioni alle due precedenti edizioni, il decano del gruppo. Perso al tie break il primo set, nel terzo game del secondo set Jannik ha la chance di prendere il largo, ma il numero 6 USA recupera con coraggio. Nuova occasione nel quinto gioco, stavolta sfruttata da Sinner. Che subito dopo tiene il servizio per chiudere il parziale. Nella terza frazione il break per l'azzurro, reduce dal clamoroso salto in avanti di 440 posizioni nel ranking ATP in dieci mesi, si concretizza quand'è avanti 2-1, e non gli serve altro - se non far lavorare il suo servizio potente e preciso - per andare avanti nel conto dei set. Nell'ultima frazione, di nuovo break per l'italiano nel terzo game. Poi una sessione di servizio quasi perfetta per tenere le distanze, un turno di risposta al minimo sindacale e un'altra lezione di sicurezza e maturità in due minuti. Finisce
3-4 4-2 4-2 4-1. Impressing, direbbe Tiafoe, se qualcuno chiedesse il suo giudizio sull'avversario.
Nessuno degli altri tre match in calendario ha avuto un mattatore altrettanto netto. Il serbo Miomir Kecmanovic, che ha affinato il suo gioco sui campi della IMG in Florida, ha faticato (4-3 4-3 4-2) contro Casper Ruud, di nobili natali tennistici (suo padre Christian è il norvegese che vanta tuttora la miglior classifica ATP come numero 39 nel 1995). Nato a Sydney da padre ungherese e madre spagnola Alex de Minaur, il numero 18 al mondo educato nella scuola tennistica valenciana, ha dovuto cedere un set (4-2 3-4 4-1 4-1) all'andaluso di famiglia russo-svedese Alejandro Davidovich Fokina. Lo svedese di genitori etiopi Mikael Ymer, fratello minore del più noto Elias, ha all'inizio patito il servizio e il diritto del mancino francese Ugo Humbert, ma non ha tardato a prendere le misure e a mettere a frutto il proprio kick, complicato da domare per chiunque (4-3 1-4 4-2 4-1).
Nonostante le assenze degli "aventi diritto" Stefanos Tsitsipas, il greco numero 6 al mondo che sarà in campo nell'O2 Arena sul Tamigi, Felix Auger Aliassime, canadese infortunato, e Denis Shapovalov, anch'egli canadese, che non ha dato all'ATP giustificazioni plausibili del sui forfait, il livello del gioco visto oggi a Milano è notevole. Quasi da Finals senza il prefisso Next Gen.
I dati di fatto in forza dei quali il 2019 surclassa il 2018 sono più d'uno: l'escalation che ha portato il romano che tifa Fiorentina alle Nitto ATP Finals di Londra come numero 8 al mondo non deve farci dimenticare che da 43 anni il tennis maschile azzurro non otteneva un risultato clamoroso come con Fognini nel Principato; la crescita è collettiva e dunque di sistema, come evidenzia l'attuale presenza di otto italiani nei Top 100, ossia Berrettini, Fognini numero 12, Sonego 52, Cecchinato 72, Seppi 74, Stefano Travaglia 86, Jannik Sinner 95 e Salvatore Caruso 97; il ciclo positivo durerà a lungo perché possiamo contare sui margini di miglioramento, oltre che del ventitreenne Berrettini, del numero 1 under 19 al mondo, Sinner, classe 2001 e vincitore di due Challenger transoceanici nel 2019, e su un manipolo di ragazzi in costante crescita, tra i quali spiccano i numeri 2 e 3 under 18 ATP, il laziale Giulio Zeppieri, 2001, e il carrarino Lorenzo Musetti, 2002, trionfatore in gennaio nello Slam junior a Melbourne.
Il combinato disposto di questi fattori consente all'Italia del tennis di vivere da protagonista, a partire da oggi, le ultime tre settimane della stagione, dedicate ai tornei per soli campioni: le Next Gen Finals in corso a Milano fino a sabato prossimo, le superfinali londinesi dal 10 al 18 novembre e la prima edizione compact della Coppa Davis a Madrid dal 18 al 24 novembre. Un'overdose di gioco e tifo che ci farà poi apprezzare il mese e rotti di assoluto stop prima della ripresa agli antipodi.
La prima giornata delle Next Gen Finals ha un protagonista assoluto, Jannik Sinner, e sette comprimari. Pur avendo mancato per un soffio l'ingresso di diritto tra i sette under 21 più titolati, il neomaggiorenne sudtirolese di Sesto Pusteria ha goduto della wild card che nelle prime due edizioni veniva assegnata al vincitore delle qualificazioni per gli italiani. Ha fatto bene la FIT a prendere questa decisione: due anni fa Berrettini, che non aveva avuto lo stesso trattamento, fu escluso a favore di Gianluigi Quinzi, vincitore del minitorneo nello Sporting di Basiglio. L'allievo di Vincenzo Santopadre ha poi dimostrato a furia di successi di essere più forte di quasi tutti quelli allora in tabellone: l'unico dei sette di Rho Fiera 2017 ad aver finora raggiunto le Finals è infatti il russo Daniil Medvedev, dominatore del circuito da luglio a ottobre.
In tarda serata Sinner scalda dunque i cuori e fa spellare le mani dei 4000 e passa accorsi a riempire gli spalti dell'Allianz Cloud, che nessuno smette di chiamare Palalido. Il più giovane italiano di sempre a raggiungere una semifinale ATP (in ottobre ad Anversa) piega in quattro set la resistenza della testa di serie numero 2 Frances Tiafoe, americano di genitori della Sierra Leone, ATP 47, più anziano di lui di tre anni e, con le partecipazioni alle due precedenti edizioni, il decano del gruppo. Perso al tie break il primo set, nel terzo game del secondo set Jannik ha la chance di prendere il largo, ma il numero 6 USA recupera con coraggio. Nuova occasione nel quinto gioco, stavolta sfruttata da Sinner. Che subito dopo tiene il servizio per chiudere il parziale. Nella terza frazione il break per l'azzurro, reduce dal clamoroso salto in avanti di 440 posizioni nel ranking ATP in dieci mesi, si concretizza quand'è avanti 2-1, e non gli serve altro - se non far lavorare il suo servizio potente e preciso - per andare avanti nel conto dei set. Nell'ultima frazione, di nuovo break per l'italiano nel terzo game. Poi una sessione di servizio quasi perfetta per tenere le distanze, un turno di risposta al minimo sindacale e un'altra lezione di sicurezza e maturità in due minuti. Finisce
3-4 4-2 4-2 4-1. Impressing, direbbe Tiafoe, se qualcuno chiedesse il suo giudizio sull'avversario.
Nessuno degli altri tre match in calendario ha avuto un mattatore altrettanto netto. Il serbo Miomir Kecmanovic, che ha affinato il suo gioco sui campi della IMG in Florida, ha faticato (4-3 4-3 4-2) contro Casper Ruud, di nobili natali tennistici (suo padre Christian è il norvegese che vanta tuttora la miglior classifica ATP come numero 39 nel 1995). Nato a Sydney da padre ungherese e madre spagnola Alex de Minaur, il numero 18 al mondo educato nella scuola tennistica valenciana, ha dovuto cedere un set (4-2 3-4 4-1 4-1) all'andaluso di famiglia russo-svedese Alejandro Davidovich Fokina. Lo svedese di genitori etiopi Mikael Ymer, fratello minore del più noto Elias, ha all'inizio patito il servizio e il diritto del mancino francese Ugo Humbert, ma non ha tardato a prendere le misure e a mettere a frutto il proprio kick, complicato da domare per chiunque (4-3 1-4 4-2 4-1).
Nonostante le assenze degli "aventi diritto" Stefanos Tsitsipas, il greco numero 6 al mondo che sarà in campo nell'O2 Arena sul Tamigi, Felix Auger Aliassime, canadese infortunato, e Denis Shapovalov, anch'egli canadese, che non ha dato all'ATP giustificazioni plausibili del sui forfait, il livello del gioco visto oggi a Milano è notevole. Quasi da Finals senza il prefisso Next Gen.