Il tennis non fa eccezione, anche se ci prova. Se il bar sotto casa è meno accogliente di prima della pandemia, se in ufficio il tasso di convivialità è ridotto ai minimi termini, se lo shopping non è più un divertimento, perché una partita di tennis professionistico senza pubblico, senza rumori di fondo, senza i fischi sulle palle contestate, senza il minimo contatto della stretta di mano a risultato acquisito dovrebbe garantire le stesse emozioni di quando il calore generato da tanta umanità era una componente irrinunciabile dello spettacolo?
Certo, a vederli in live streaming e senza audio, i match giocati sui campi secondari di Flushing Meadows sembrano - complici le inquadrature fisse - gli stessi dell'ultimo grande torneo pre-Covid, gli Australian Open di gennaio.
Ma basta una panoramica delle tribune del Louis Armstrong, dove nel pomeriggio Cori Gauff affronta Anastasija Sevastova, a sciogliere l'illusione: le enormi lenzuola blu con le silhouette di Manhattan tentano, senza riuscirci, di ridurre lo squallore delle quattordicimila poltrone vuote, il grigio e il nero delle divise di guardalinee e raccattapalle li mimetizza fino a farli scomparire dalla percezione di chi guarda, i coach e i parenti delle giocatrici, in debito d'ossigeno per colpa delle maxi mascherine nere di cui sono dotati, si scrutano a debita distanza, impossibilitati a comunicare.
Poi, però, le enormi scritte "Black Lives Matter" sui teli neri che coprono le tribune d'angolo del secondo stadio, per dimensioni, del Billie Jean King National Tennis Center mettono in relazione il mondo reale con quello della bolla asettica costruita dall'Usta. Anziché coperture, diventano finestre su quanto accade là fuori, dove il virus imperversa, Trump insulta, la polizia spara, i neri diventano sempre più neri.
La vita non contrattualmente mediata dalla Espn, la rete televisiva che trasmette in esclusiva gli UsOpen 2020 in America, fa così irruzione nel silenzioso impianto del Queens: la gente non c'è, eppure i suoi problemi, le sue speranze, le sue passioni arrivano a lambire i campi da gioco. Se non fosse per le motivazioni non proprio limpidissime, anche l'annunciata scissione all'interno dell'Atp, organizzata da Novak Djokovic con un manipolo di top player tra cui Matteo Berrettini, andrebbe letta alla luce della cesura prima/dopo che il Covid ha imposto a ogni umano: forse, voler cambiare quando tutto sta già cambiando è segno fiducia nel futuro. Mi fermo qui, ché filosofeggiare non è il mio mestiere.
Apparentemente interessate solo alla realtà del proprio match, Cori - americana, 16 anni e mezzo, numero 51 al mondo - e Anastasija - lettone, 30 anni e mezzo, numero 45 - mettono in scena il match più appassionante e divertente della prima giornata dello slam newyorkese. A un anno dalla cavalcata che la vide protagonista fino al terzo turno degli UsOpen, l'erede designata delle sorelle Williams era attesa alla riscossa dopo la netta sconfitta (6-1 6-3) subita all'esordio nel Cincinnati Masters, la scorsa settimana sempre a Flushing Meadows, per mano della greca Maria Sakkari.
Sevastova, che ha raggiunto tardi la piena maturità tennistica, sa però come mettere alla prova la ragazzina di Delray Beach: la sposta costantemente sulla linea di fondo con l'obiettivo di sfiancarla oppure la chiama a rete per poi passarla. Gauff va in confusione, perde malamente il primo set (6-3) e rischia di ritrovarsi sotto per 5-2 nel secondo. Sotto gli occhi attenti di Patrick Mouratoglou, si salva per miracolo, ritrova fiducia e riaggancia l'avversaria fino a prendersi il parziale senza bisogno del tie break (5-7). Nel terzo set Cori annulla tre match point ad Anastasija prima di cedere (6-4). Così lo slam ai tempi del BLM (Black Lives Matter) perde la sua pupilla e la ESPN una delle protagoniste acchiappa-audience. In 122 minuti di tennis ricco di invenzioni e variazioni c'è però la risposta a quanti, tra i maschi scissionisti dell'ATP, ritengono che le donne non possano competere con loro in termini di spettacolarità.
Sventola pigro il tricolore di Flushing Meadows. La numero 1 d'Italia e 74 del mondo, Camila Giorgi, gioca una delle sue migliori partite in salita ed elimina (2-6 6-1 7-5) la belga Alison Van Uytvanck, 26 anni, 60 del ranking WTA. Al prossimo turno troverà Naomi Osaka, già vincitrice qui due anni fa, numero 9 della classifica mondiale. Non brillano gli altri azzurri in gara oggi, alcuni dei quali entrati eccezionalmente nel main draw grazie alla lunga sequenza di defezioni. Fuori subito senza nemmeno vincere un set Paolo Lorenzi (6-3 6-2 7-6 da Brandon Nakashima, americano), Marco Cecchinato (6-4 7-5 6-2 dal sudafricano Lloyd Harris) e Jasmine Paolini (6-3 6-2 dalla francese Carolina Garcia), mentre ne incassano uno solo Lorenzo Sonego (6-1 6-4 2-6 6-3 dal francese Adrian Mannarino) e Stefano Travaglia (6-3 6-4 4-6 6-2 dall'australiano Jordan Thompson). Federico Gaio si guadagna gli applausi virtuali del campo 9 dando molto filo da torcere a Ricardas Berankis, lituano, 30 anni, ATP 65, costringendolo a lottare per oltre tre ore per ottenere il passaggio di turno (finisce 7-6 4-6 6-4 6-4). Per il faentino, 28 anni, ATP 132, era la seconda apparizione nel main draw di New York.
Certo, a vederli in live streaming e senza audio, i match giocati sui campi secondari di Flushing Meadows sembrano - complici le inquadrature fisse - gli stessi dell'ultimo grande torneo pre-Covid, gli Australian Open di gennaio.
Ma basta una panoramica delle tribune del Louis Armstrong, dove nel pomeriggio Cori Gauff affronta Anastasija Sevastova, a sciogliere l'illusione: le enormi lenzuola blu con le silhouette di Manhattan tentano, senza riuscirci, di ridurre lo squallore delle quattordicimila poltrone vuote, il grigio e il nero delle divise di guardalinee e raccattapalle li mimetizza fino a farli scomparire dalla percezione di chi guarda, i coach e i parenti delle giocatrici, in debito d'ossigeno per colpa delle maxi mascherine nere di cui sono dotati, si scrutano a debita distanza, impossibilitati a comunicare.
Poi, però, le enormi scritte "Black Lives Matter" sui teli neri che coprono le tribune d'angolo del secondo stadio, per dimensioni, del Billie Jean King National Tennis Center mettono in relazione il mondo reale con quello della bolla asettica costruita dall'Usta. Anziché coperture, diventano finestre su quanto accade là fuori, dove il virus imperversa, Trump insulta, la polizia spara, i neri diventano sempre più neri.
La vita non contrattualmente mediata dalla Espn, la rete televisiva che trasmette in esclusiva gli UsOpen 2020 in America, fa così irruzione nel silenzioso impianto del Queens: la gente non c'è, eppure i suoi problemi, le sue speranze, le sue passioni arrivano a lambire i campi da gioco. Se non fosse per le motivazioni non proprio limpidissime, anche l'annunciata scissione all'interno dell'Atp, organizzata da Novak Djokovic con un manipolo di top player tra cui Matteo Berrettini, andrebbe letta alla luce della cesura prima/dopo che il Covid ha imposto a ogni umano: forse, voler cambiare quando tutto sta già cambiando è segno fiducia nel futuro. Mi fermo qui, ché filosofeggiare non è il mio mestiere.
Apparentemente interessate solo alla realtà del proprio match, Cori - americana, 16 anni e mezzo, numero 51 al mondo - e Anastasija - lettone, 30 anni e mezzo, numero 45 - mettono in scena il match più appassionante e divertente della prima giornata dello slam newyorkese. A un anno dalla cavalcata che la vide protagonista fino al terzo turno degli UsOpen, l'erede designata delle sorelle Williams era attesa alla riscossa dopo la netta sconfitta (6-1 6-3) subita all'esordio nel Cincinnati Masters, la scorsa settimana sempre a Flushing Meadows, per mano della greca Maria Sakkari.
Sevastova, che ha raggiunto tardi la piena maturità tennistica, sa però come mettere alla prova la ragazzina di Delray Beach: la sposta costantemente sulla linea di fondo con l'obiettivo di sfiancarla oppure la chiama a rete per poi passarla. Gauff va in confusione, perde malamente il primo set (6-3) e rischia di ritrovarsi sotto per 5-2 nel secondo. Sotto gli occhi attenti di Patrick Mouratoglou, si salva per miracolo, ritrova fiducia e riaggancia l'avversaria fino a prendersi il parziale senza bisogno del tie break (5-7). Nel terzo set Cori annulla tre match point ad Anastasija prima di cedere (6-4). Così lo slam ai tempi del BLM (Black Lives Matter) perde la sua pupilla e la ESPN una delle protagoniste acchiappa-audience. In 122 minuti di tennis ricco di invenzioni e variazioni c'è però la risposta a quanti, tra i maschi scissionisti dell'ATP, ritengono che le donne non possano competere con loro in termini di spettacolarità.
Sventola pigro il tricolore di Flushing Meadows. La numero 1 d'Italia e 74 del mondo, Camila Giorgi, gioca una delle sue migliori partite in salita ed elimina (2-6 6-1 7-5) la belga Alison Van Uytvanck, 26 anni, 60 del ranking WTA. Al prossimo turno troverà Naomi Osaka, già vincitrice qui due anni fa, numero 9 della classifica mondiale. Non brillano gli altri azzurri in gara oggi, alcuni dei quali entrati eccezionalmente nel main draw grazie alla lunga sequenza di defezioni. Fuori subito senza nemmeno vincere un set Paolo Lorenzi (6-3 6-2 7-6 da Brandon Nakashima, americano), Marco Cecchinato (6-4 7-5 6-2 dal sudafricano Lloyd Harris) e Jasmine Paolini (6-3 6-2 dalla francese Carolina Garcia), mentre ne incassano uno solo Lorenzo Sonego (6-1 6-4 2-6 6-3 dal francese Adrian Mannarino) e Stefano Travaglia (6-3 6-4 4-6 6-2 dall'australiano Jordan Thompson). Federico Gaio si guadagna gli applausi virtuali del campo 9 dando molto filo da torcere a Ricardas Berankis, lituano, 30 anni, ATP 65, costringendolo a lottare per oltre tre ore per ottenere il passaggio di turno (finisce 7-6 4-6 6-4 6-4). Per il faentino, 28 anni, ATP 132, era la seconda apparizione nel main draw di New York.