A Jannik serve una coperta di Linus
In passato a qualche spettatore provocava disagio - sottile, per carità - la solerzia con la quale il raccattapalle di fondo campo portava l'asciugamano al giocatore, aspettava che l'usasse per detergersi viso e mani e poi correva a riporlo su una sedia. In situazioni climatiche estreme la scena si ripeteva dopo ogni scambio. Talvolta capitava che un top player maleducato sbottasse: "Come on!", sbrigati! Bene, tutto questo non accade né accadrà più. Il Covid ha spazzato via questo piccolo rito deprimente. Sebbene - mi assicurano - molti raccattapalle considerassero un privilegio avere a che fare con il sudore di Federer o di Serena, già nelle tre edizioni milanesi delle Next Gen Finals l'ATP aveva sostituito il raccattapalle-valletto con un cestino nel quale depositare lo straccetto d'ordinanza.
A partire dagli UsOpen 2020 il self-service imposto dalle misure anti-contagio è un altro cambiamento al quale abitua…
A partire dagli UsOpen 2020 il self-service imposto dalle misure anti-contagio è un altro cambiamento al quale abitua…
In passato a qualche spettatore provocava disagio - sottile, per carità - la solerzia con la quale il raccattapalle di fondo campo portava l'asciugamano al giocatore, aspettava che l'usasse per detergersi viso e mani e poi correva a riporlo su una sedia. In situazioni climatiche estreme la scena si ripeteva dopo ogni scambio. Talvolta capitava che un top player maleducato sbottasse: "Come on!", sbrigati! Bene, tutto questo non accade né accadrà più. Il Covid ha spazzato via questo piccolo rito deprimente. Sebbene - mi assicurano - molti raccattapalle considerassero un privilegio avere a che fare con il sudore di Federer o di Serena, già nelle tre edizioni milanesi delle Next Gen Finals l'ATP aveva sostituito il raccattapalle-valletto con un cestino nel quale depositare lo straccetto d'ordinanza.
A partire dagli UsOpen 2020 il self-service imposto dalle misure anti-contagio è un altro cambiamento al quale abituarsi. Mica facile: ieri, dopo la larga vittoria su Albert Ramos-Vinolas (6-2 6-1 6-1), Stefanos Tsitsipas ha raccontato nella conferenza stampa via Zoom: "L'asciugamano ha un'importanza enorme. Lo uso spesso, mi dà tempo per rinfrescarmi e pensare alla mia tattica... Ne avevo uno a tre o quattr'anni, che portavo sempre con me. Era il mio giocattolo, in pratica. Ed è tuttora qualcosa di speciale".
Forse anche a Jannik Sinner, che non sembra uno stratega della sosta per asciugatura, una propiziatoria copertina di Linus potrebbe servire. Nei set iniziali del primo match di giornata sul campo numero 8, il sudtirolese ha sapientemente centellinato il ricorso ai due asciugamani appesi a uno dei quattro ganci in ciascuna metà campo. Per esempio, l'ha fatto quando nel primo set ha rischiato di perdere, sull'1-3, il vantaggio del break ottenuto nel secondo gioco. S'è fermato qualche secondo in più, ha pulito con meticolosità la fronte e i palmi, ha meditato sul da farsi ed è andato a servire con determinazione: è stato il punto decisivo del 3-6 d'avvio. Incassato il secondo set grazie a un tenace tie break, il neo diciannovenne ha poi dovuto affrontare, oltre a Karen Khachanov, 24 anni, numero 16 del ranking ATP, un malessere sistemico che gli ha tagliato le gambe. I dolori alla schiena, non mitigati dall'intervento del fisioterapista, e poi i crampi alla coscia sinistra non l'hanno più abbandonato. Con soli due game all'attivo nel terzo e quarto set (6-2 6-0), Jannik, numero 75 al mondo, ha saputo ritrovare i colpi, se non la necessaria mobilità, nell'ultima frazione, decisa al tie break. Qui il russo con residenza a Dubai è stato più cinico che efficace, conquistando con pochissimo merito il passaggio di turno.
Ho seguito il match con la cura dell'entomologo per i particolari. Jannik ha nella prima ora dominato Karen, apparso involuto e incerto. Quando Sinner ha cominciato a pagare il sovraccarico di una lunga preparazione senza match e, credo, qualche errore nell'alimentazione, Khachanov s'è limitato a contenere il proprio tasso di errore: che, si badi bene, non è facile per uno che vorrebbe fare di ogni colpo un vincente. Ha lasciato che l'italiano si scornasse con la propria inefficienza fisica ma ha dovuto consentirgli nel quinto set di riprendere le redini del match. I cinque anni d'esperienza in più gli sono bastati per ottenere nel tie break un successo niente affatto scontato. Sinner farà tesoro di questa sconfitta.
Matteo Berrettini, il numero 1 d'Italia e testa di serie numero 6 del torneo, ha affrontato senza alcuna iattanza il match con il veterano giapponese Go Soeda, che venerdì compirà 36 anni, numero 119 del ranking ATP e storico allievo di Davide Sanguinetti. Il romano ha badato al sodo, prendendosi alla prima occasione il set iniziale (7-6), dominando il secondo 6-1 e limitandosi a tenere a distanza l'avversario nel terzo. Eccellente al servizio (18 gli ace), ha chiuso il match con l'impressionante media del 94 per cento di punti ottenuti con la prima palla messa in gioco. Giocando prevalentemente d'attacco, ha messo a segno 49 vincenti ma ha anche sbagliato un po' troppo. Per lui e per il coach Vincenzo Santopadre c'è parecchio da mettere a punto in vista dell'impegno di giovedì contro il francese Ugo Humbert, 22 anni, ATP 42, giocatore molto ostico.
La conferma di giornata, per quello che riguarda noi orgogliosi italofili, è stata la prestazione di Salvatore Caruso, che già nel Masters 1000 della scorsa settimana (il "Cincinnati" giocato a Flushing Meadows) aveva mostrato una forma fisica e mentale pari a quella del Roland Garros dell'anno scorso, quando approdò al terzo turno. Opposto all'australiano James Duckworth, 28 anni, ATP 84, l'avolese numero 95 nella classifica mondiale in tempo reale ha avuto qualche difficoltà solo nel primo set, che ha ceduto per 4-6, mentre nei tre successivi parziali ha autorevolmente gestito i break conquistati (7-5 7-5 6-2). Al secondo turno troverà l'americano Ernesto Escobedo, ATP 185, dato per disperso dopo i promettenti risultati da Under 21 ed entrato in tabellone agli UsOpen grazie a una serie di combinazioni: dopo che venerdì il francese Benoit Paire era stato trovato positivo al test per il Covid 19, sarebbe dovuto subentrare lo spagnolo Marcel Granollers, che a sorpresa ha rinunciato ai 61mila dollari spettanti a chi gioca il primo turno di singolare (vuole dedicarsi - ha fatto sapere - solo al torneo di doppio nel quale ha effettivamente maggiori chance di un percorso virtuoso). Così l'USTA e l'ATP hanno convocato in extremis il ragazzo classe 1996 di Los Angeles, che oggi ha faticato davvero poco a eliminare il polacco Kamil Majchrzak (7-6 6-2 6-3).
A partire dagli UsOpen 2020 il self-service imposto dalle misure anti-contagio è un altro cambiamento al quale abituarsi. Mica facile: ieri, dopo la larga vittoria su Albert Ramos-Vinolas (6-2 6-1 6-1), Stefanos Tsitsipas ha raccontato nella conferenza stampa via Zoom: "L'asciugamano ha un'importanza enorme. Lo uso spesso, mi dà tempo per rinfrescarmi e pensare alla mia tattica... Ne avevo uno a tre o quattr'anni, che portavo sempre con me. Era il mio giocattolo, in pratica. Ed è tuttora qualcosa di speciale".
Forse anche a Jannik Sinner, che non sembra uno stratega della sosta per asciugatura, una propiziatoria copertina di Linus potrebbe servire. Nei set iniziali del primo match di giornata sul campo numero 8, il sudtirolese ha sapientemente centellinato il ricorso ai due asciugamani appesi a uno dei quattro ganci in ciascuna metà campo. Per esempio, l'ha fatto quando nel primo set ha rischiato di perdere, sull'1-3, il vantaggio del break ottenuto nel secondo gioco. S'è fermato qualche secondo in più, ha pulito con meticolosità la fronte e i palmi, ha meditato sul da farsi ed è andato a servire con determinazione: è stato il punto decisivo del 3-6 d'avvio. Incassato il secondo set grazie a un tenace tie break, il neo diciannovenne ha poi dovuto affrontare, oltre a Karen Khachanov, 24 anni, numero 16 del ranking ATP, un malessere sistemico che gli ha tagliato le gambe. I dolori alla schiena, non mitigati dall'intervento del fisioterapista, e poi i crampi alla coscia sinistra non l'hanno più abbandonato. Con soli due game all'attivo nel terzo e quarto set (6-2 6-0), Jannik, numero 75 al mondo, ha saputo ritrovare i colpi, se non la necessaria mobilità, nell'ultima frazione, decisa al tie break. Qui il russo con residenza a Dubai è stato più cinico che efficace, conquistando con pochissimo merito il passaggio di turno.
Ho seguito il match con la cura dell'entomologo per i particolari. Jannik ha nella prima ora dominato Karen, apparso involuto e incerto. Quando Sinner ha cominciato a pagare il sovraccarico di una lunga preparazione senza match e, credo, qualche errore nell'alimentazione, Khachanov s'è limitato a contenere il proprio tasso di errore: che, si badi bene, non è facile per uno che vorrebbe fare di ogni colpo un vincente. Ha lasciato che l'italiano si scornasse con la propria inefficienza fisica ma ha dovuto consentirgli nel quinto set di riprendere le redini del match. I cinque anni d'esperienza in più gli sono bastati per ottenere nel tie break un successo niente affatto scontato. Sinner farà tesoro di questa sconfitta.
Matteo Berrettini, il numero 1 d'Italia e testa di serie numero 6 del torneo, ha affrontato senza alcuna iattanza il match con il veterano giapponese Go Soeda, che venerdì compirà 36 anni, numero 119 del ranking ATP e storico allievo di Davide Sanguinetti. Il romano ha badato al sodo, prendendosi alla prima occasione il set iniziale (7-6), dominando il secondo 6-1 e limitandosi a tenere a distanza l'avversario nel terzo. Eccellente al servizio (18 gli ace), ha chiuso il match con l'impressionante media del 94 per cento di punti ottenuti con la prima palla messa in gioco. Giocando prevalentemente d'attacco, ha messo a segno 49 vincenti ma ha anche sbagliato un po' troppo. Per lui e per il coach Vincenzo Santopadre c'è parecchio da mettere a punto in vista dell'impegno di giovedì contro il francese Ugo Humbert, 22 anni, ATP 42, giocatore molto ostico.
La conferma di giornata, per quello che riguarda noi orgogliosi italofili, è stata la prestazione di Salvatore Caruso, che già nel Masters 1000 della scorsa settimana (il "Cincinnati" giocato a Flushing Meadows) aveva mostrato una forma fisica e mentale pari a quella del Roland Garros dell'anno scorso, quando approdò al terzo turno. Opposto all'australiano James Duckworth, 28 anni, ATP 84, l'avolese numero 95 nella classifica mondiale in tempo reale ha avuto qualche difficoltà solo nel primo set, che ha ceduto per 4-6, mentre nei tre successivi parziali ha autorevolmente gestito i break conquistati (7-5 7-5 6-2). Al secondo turno troverà l'americano Ernesto Escobedo, ATP 185, dato per disperso dopo i promettenti risultati da Under 21 ed entrato in tabellone agli UsOpen grazie a una serie di combinazioni: dopo che venerdì il francese Benoit Paire era stato trovato positivo al test per il Covid 19, sarebbe dovuto subentrare lo spagnolo Marcel Granollers, che a sorpresa ha rinunciato ai 61mila dollari spettanti a chi gioca il primo turno di singolare (vuole dedicarsi - ha fatto sapere - solo al torneo di doppio nel quale ha effettivamente maggiori chance di un percorso virtuoso). Così l'USTA e l'ATP hanno convocato in extremis il ragazzo classe 1996 di Los Angeles, che oggi ha faticato davvero poco a eliminare il polacco Kamil Majchrzak (7-6 6-2 6-3).