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Djokovic, il diavolo che veste Lacoste

Novak Djokovic (afp)
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Oltre cinquant'anni fa don Innocente, parroco di Casenuove, mi disse - lo ricordo come fosse ora - che il diavolo ha occhi fiammeggianti e parlantina sciolta, punta a dividere e se la prende soprattutto con gli arcangeli Michele e Gabriele, per definizione buoni e belli. L'avete già capito: se nel tennis c'è un diavolo, allora veste Lacoste. E poiché, come tutti sappiamo, il diavolo ama confonderci travestendosi e camuffandosi, in passato ha vestito Adidas e Uniqlo.

Il diavolo Novak Djokovic (gli arcangeli, ça va sans dire, sono Federer e Nadal) affronta ogni giorno coorti di ipocriti antipatizzanti, tra i quali i miei amici che elencano pedissequamente le ultime prove della sua diavolitudine: anzitutto, ha il torto d'aver battuto Roger nella finale slam più bella (Wimbledon 2019); poi ha organizzato un torneo nei Balcani quando in Italia il Covid stava per sopraffarci; ora sta provando a fare una scissione dell'ATP che puzza di …
Oltre cinquant'anni fa don Innocente, parroco di Casenuove, mi disse - lo ricordo come fosse ora - che il diavolo ha occhi fiammeggianti e parlantina sciolta, punta a dividere e se la prende soprattutto con gli arcangeli Michele e Gabriele, per definizione buoni e belli. L'avete già capito: se nel tennis c'è un diavolo, allora veste Lacoste. E poiché, come tutti sappiamo, il diavolo ama confonderci travestendosi e camuffandosi, in passato ha vestito Adidas e Uniqlo.

Il diavolo Novak Djokovic (gli arcangeli, ça va sans dire, sono Federer e Nadal) affronta ogni giorno coorti di ipocriti antipatizzanti, tra i quali i miei amici che elencano pedissequamente le ultime prove della sua diavolitudine: anzitutto, ha il torto d'aver battuto Roger nella finale slam più bella (Wimbledon 2019); poi ha organizzato un torneo nei Balcani quando in Italia il Covid stava per sopraffarci; ora sta provando a fare una scissione dell'ATP che puzza di sessismo; infine, è venuto a Flushing Meadows "solo per prendersi il suo diciottesimo Slam" e tallonare da vicinissimo lo svizzero (20 titoli nei major) e il maiorchino (19), rimasti entrambi in Europa.

Ma davvero le cose stanno così? Lasciamo perdere la prima accusa, ché, almeno per adesso, prevalere su Federer non può essere giudicato una colpa o un reato. Il secondo argomento degli anti-Novak è che promuovere un torneo a inviti e gratuito nel bel mezzo dei lockdown denoti arroganza e incoscienza, mentre l'obiettivo del serbo era, a dire di molti addetti ai lavori, solo fare qualcosa di gradito al pubblico e di utile al movimento tennistico. Sulla creazione della Professional Tennis Players Association (PTPA), che si porrebbe in antitesi all'ATP, c'è molta confusione: secondo me, comunque, l'associazione assomiglia più alla corrente di un partito che a un governo-ombra pronto a sostituire l'attuale.

In difesa di Novak si sono schierati due ragazzi seri e assennati come Milos Raonic e Matteo Berrettini, entrambi convinti dell'opportunità dell'iniziativa della PTPA, che punterebbe ad aumentare le tutele per i giocatori di seconda e terza fascia e sarebbe, a loro conoscenza, aperta al contributo delle colleghe e quindi per niente sessista. Giorni fa il canadese ha avuto, durante una delle conferenze stampa a distanza di questi stranissimi UsOpen, parole di ammirazione per l'impegno "sindacale" del serbo. Ieri il romano ne ha parlato con Paolo Rossi di Repubblica: "L'unico proposito (di Nole ndr) è aiutare quelli che stanno dietro in classifica, e a me questo principio è piaciuto molto: la filosofia che muove questa associazione è sostenere chi non ha voce in capitolo". E ancora: "Non so come faccia a trovare il tempo e le energie per occuparsi anche degli altri: mi sembra incredibile e non capisco questo accanimento contro di lui".

Nella notte italiana il presunto diavolo ha battagliato nell'Arthur Ashe Stadium contro Jan-Lennard Struff, 30 anni, ATP 48, da tempo stabile presenza tra i Top 50. Non ha dovuto usare il tridente per domarlo, né ricorrere a chissà quali inganni per fuorviarlo: semplicemente, ha avuto migliori prestazioni in ogni fondamentale compreso il servizio nonostante abbia assommato la metà degli ace del tedesco (4 contro 8): per esempio, ha vinto oltre il 70 per cento dei punti con la prima palla e l'83 per cento di quando ha battuto in svantaggio per 15-30. Il numero 1 mondiale ha poi risposto all'avversario con l'efficacia tipica dei suoi periodi di dominio del circuito: tre volte su dieci s'è preso il punto sulla prima di Struff; è arrivato al 50 per cento nel totale delle risposte alle bordate teutoniche. È inevitabilmente finita 6-3 6-3 6-1 in un'ora e tre quarti.

A metà del percorso verso la finale, il serbo resta il candidato più accreditato per la conquista del titolo. Nel quarto turno si confronterà con lo spagnolo Pablo Carreno Busta, numero 20 del seed. Se il suo rendimento rendimento sta migliorando partita dopo partita, i suoi giovani contendenti più titolati faticano ad aver ragione dei propri avversari. Denis Shapovalov, opposto a Taylor Fritz, ha rischiato oggi di soccombere nel quarto set (3-6 6-3 4-6 7-6 6-2) di uno dei match più appassionanti degli UsOpen 2020. Alexander Zverev ha ceduto il primo set ad Adrian Mannarino dopo che la partita era stata posticipata più volte nel pomeriggio newyorkese a seguito della complicata trattativa tra il francese e l'organizzazione sulla inedita controversia circa le misure di sicurezza da applicare a lui e ai connazionali venuti contatto con Benoit Paire, risultato positivo la scorsa settimana ai controlli anti-Covid. Trovato il ritmo, il tedesco ha poi chiuso in crescendo (6-7 6-4 6-2 6-2).

Infine, la durissima battaglia di quattro ore e 36 minuti finita quando a New York era abbondantemente passata l'una di notte, incredibilmente persa da Stefanos Tsitsipas, avanti per 1-5 nel quarto set dopo aver già incassato il primo e il terzo parziale. Il suo avversario Borna Coric non ha però mai perso la fiducia di poter compiere l'impresa del riaggancio e del sorpasso. In questi casi, accade non di rado che la fortuna dia una mano a chi mostra tanta tenacia. Il croato ha avuto anche il merito di non perdere la concentrazione nel quinto set, portato al tie break. Qui il greco testa di serie numero 4 ha compiuto due dei tre doppi falli del suo match e ha steccato la palla in un paio di occasioni: abbastanza per consentire al croato, che vale molto di più dell'attuale trentaduesima posizione nel ranking ATP, di chiudere 7-4. L'equilibrio in campo è testimoniato dal risultato: 6-7 6-4 4-6 7-5 7-6. L'evidente rivalità alimentata da qualche ragione personale tra i due giovani campioni - Stefanos classe 1998, Borna 1996 - sarà uno dei leit motiv del tennis dei prossimi tre lustri.