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Cambio di generazione

(ansa)
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Nel 2017 tra i sette ammessi di diritto alle Next Gen Finals, che esordivano quell'anno a Milano, ci sarebbe dovuto essere anche Alexander Zverev (1997) che però optò per le Finals maggiori a Londra. Il suo posto fu preso dal primo degli esclusi, Daniil Medvedev (1996), che raggiunse Andrey Rublev (1997), Karen Kachanov (1996), Denis Shapovalov (1999), Borna Coric (1996), Jared Donaldson (1996) e Hyeon Chung (1996). La wild card italiana venne assegnata, dopo un torneo senza gran senso, a Gianluigi Quinzi (1996) sebbene il più forte azzurro under 21 dell'epoca fosse Matteo Berrettini (1996). Le riserve convocate dall'ATP furono Frances Tiafoe (1998) e Stefanos Tsitsipas (1998). Quest'ultimo si esibì, appagando la curiosità dei milanesi che l'avevano già visto l'anno prima trionfare al  Bonfiglio, proprio contro Zverev, passato a salutare i colleghi alla Fiera di Rho. Il greco si vendicò dell'esclusione, motivata dalla classifica, vincendo prendendosi di forza le Finals milanesi del 2018 e addirittura le londinesi nel 2019.

Dei dodici ragazzi qui sopra elencati, che erano quelli direttamente o indirettamente coinvolti nel primo evento ATP con le regole "veloci", sette approdano agli ottavi di finale degli UsOpen 2020. Mancano all'appello Tsitsipas (messo fuori tabellone ieri da Coric), Khachanov (eliminato oggi in quattro set da Alex De Minaur, classe 1999, uno protagonisti delle Next Gen 2018 e 2019), Chung (che, vinte a sorpresa le Finals 2017 e raggiunta la semifinale a Melbourne due mesi dopo, è stato messo ko da un serio infortunio alla schiena), più i dispersi o giù di lì Donaldson e Quinzi. Anche due degli ammessi di diritto l'anno scorso al tabellone di Milano, Alejandro Davidovich Fokina (1999) e Felix Auger-Aliassime (2000, di fatto assente per infortunio), saranno in campo nel quarto turno dello slam newyorkese.

Sono dunque dieci i reduci Next Gen, se si considerano tali anche Zverev e Berrettini, non in campo a Milano, che i primi tre turni di Flushing Meadows hanno selezionato per le sedici caselle degli ottavi di finale: non può che dirsi finalmente soddisfatto chi ha invocato per anni il rinnovamento della prima linea agonistica del tennis professionistico. È dunque iniziato vicino all'esaurimento il fenomeno senza precedenti di una generazione - quella, più o meno, dei nati tra il 1989 e il 1995 - soffocata dallo strapotere di Federer (1981), Wawrinka (1985), Nadal 1986), Djokovic e Murray (1987), Del Potro e Cilic (1988), unici vincitori di uno o più Slam a partire dal Roland Garros del 2005? Credo che la risposta sia sì. Sia in questi UsOpen silenziosi e silenziati, sia nei prossimi slam che non saranno più i tripudi di pubblico ai quali eravamo abituati, l'unico nato dopo il 1988 e prima del 1995 che ha qualche possibilità di prendersi un major è probabilmente Dominic Thiem, classe 1993, che nella notte italiana ha eliminato Marin Cilic in quattro set (6-2 6-2 3-6 6-3). Una volta usciti di scena o diventati meno competivi Federer e compagni, nel prossimo futuro si passe ranno lo scettro Medvedev, Zverev, Tsitsipas, forse Shapovalov e Auger-Aliassime, alternandosi con  l'austriaco. In attesa, spero, della maturazione dei giovanissimi Jannik Sinner (2001) e Carlos Alcaraz Garzia (2003, segnatevi il suo nome).

Non ho fatto, per scaramanzia, il nome di Matteo Berrettini tra i predestinati vincitori di uno slam. Ma non escludo possa riuscire nell'impresa. Oggi sul campo 17 del Queens il romano ha dato una notevole prova di quanto sia determinato ed efficace, battendo in sicurezza tre set (6-4 6-4 6-2) un altro dei bravi ragazzi di fine millennio, il figlio d'arte norvegese Casper Ruud (1998), dal quale l'anno scorso le aveva sonoramente prese (6-4 7-5 6-3) nel secondo turno dello slam sulla terra rossa. La nuova superficie in Laykold, più adatta al suo tennis potente, e l'esperienza maturata in quasi un anno, seppure accidentato, da Top Ten hanno fatto la differenza a favore di Matteo. Se nei primi due set gli sono bastati un break al terzo e al nono game per mettere i risultati in sicurezza, nella terza frazione la sua superiorità è apparsa incontrastata. 

A voler essere pignoli, va detto che il servizio, l'arma letale di Berrettini (oggi ha vinto l'85 per cento degli scambi avviati con il suo primo servizio, compresi i 13 ace), può talvolta diventare un punto debole: nei momenti nei quali gli viene meno, si fa alto il rischio di cedere il comando del gioco. Alla risposta, poi, l'allievo di Vincenzo Santopadre può ancora alzare le percentuali, comunque già notevoli (oggi ha ottenuto 33 punti contro 24 di Ruud). Troppi, infine, gli errori non forzati (40 contro 29, controbilanciati per fortuna dallo stesso numero di vincenti). Insomma, i margini di miglioramento delle prestazioni di Matteo sono ancora ampi, e questo è un bene. Negli ottavi di finale troverà Rublev, che oggi ha fatto un sol boccone di Salvo Caruso (6-0 6-4 6-0). Come Matteo, il moscovita è tuttora in fase di crescita tecnica, fisica e mentale. Lunedì sarà un confronto soprattutto di bordate da fondo campo, che vedrà prevalere chi mostrerà più attitudine ai cambiamenti di ritmo.