Un collega di Italia Oggi che conosce bene il tennis, Claudio Plazzotta, ha twittato ieri un commento a quanto avevo scritto su Monday's Net riguardo la prevalenza dei ragazzi Next Gen agli UsOpen 2020: "Cambio generazionale solo perché Federer e Nadal non giocano (a Flushing Meadows ndr) mentre Murray e Wawrinka sono mezzi rotti. Nole continua a dominare. I Next Gen, insomma, conquistano spazio con pochi meriti. E il tennis dei prossimi anni, con Zverev e Thiem, sarà pallosissimo". Opinione da rispettare anche se gli assenti - Roger, Rafa e Stan, nello specifico - hanno sempre una colpa in più rispetto a chi ci mette la faccia, che nel nostro caso sono Djokovic e i ragazzi che, per non fermare i propri processi di crescita, hanno attraversato gli oceani e accettato di restare reclusi per più di tre settimane nella bolla anti-Covid di USTA (United States Tennis Association) e ATP.
Né Plazzotta né tantomeno io potevamo peraltro immaginare che, poche ore più tardi, il serbo numero 1 al mondo, unico rappresentante dell'ancien régime ancora in lizza nello slam americano, si sarebbe autoeliminato, concretizzando l'auspicio malamente celato dalle recentissime mie considerazioni soprattutto quantitative: domenica prossima nessuno dei dominatori degli slam degli ultimi quindici anni avrà l'opportunita di alzare la coppa nell'Arthur Ashe Arena perché sappiamo, in attesa della conclusione del quarto turno, che gli otto dei quarti di finale sono tutti nati dopo il 1990 (mai avvenuto) e che addirittura Medvedev, Shapovalov o qualche altro Next Gen nato dopo il 1995 potrà prendersi lo slam. Ecco cosa intendevo parlando di "cambio di generazione" ormai avvenuto.
Di quanto accaduto al termine dell'undicesimo game del match che vedeva opposti Djokovic e Pablo Carreno Busta, 29 anni, ATP 46, sapete già tutto: l'avete visto in tv o online, oppure ne avete letto. In poche parole: contrariato per non aver sfruttato sul 4-5 (0-40) la tripla occasione di chiudere anzitempo il parziale a proprio favore, per essere scivolato malamente a terra sul 5 pari con qualche conseguenza alla spalla sinistra e, infine, per aver concesso il break che metteva lo spagnolo in condizione di servire sul 6-5 a favore, Nole ha scagliato rabbiosamente una palla, come spesso fa, contro le protezioni di fondo campo. Stavolta, però, una giudice di linea, forse distratta, è stata colpita al plesso solare finendo ko per un paio di minuti. Inutili le scuse reiterate del serbo tre volte campione a New York: il supervisor dell'USTA Soeren Friemel non ha potuto che applicare le regole, chiarissime nel comminare la sospensione immediata quando il comportamento anche non volontario di un giocatore produce danni o crei situazioni di pericolo. Il comunicato emesso con celerità da USTA ha eliminato ogni dubbio: "Come prescritto dal regolamento degli slam, avendo colpito una palla intenzionalmente in modo pericoloso oppure senza tenere negligentemente conto delle conseguenze, ...". Il resto è ovvietà.
Sui siti e sui social sono immediatamente infuriate le polemiche, replicando il clima rovente di due anni fa quando, nella finale contro Noemi Osaka, Serena Williams aveva ricevuto un warning per presunto coaching da parte di Patrick Mouratoglou, con i conseguenti suoi insulti nei confronti dell'arbitro e poi, inevitabile, la penalizzazione di un game. I rari difensori di Nole sostengono che l'evidente non intenzionalità del gesto poteva essere sanzionata con un provvedimento meno definitivo. I suoi detrattori, che sono legioni, giuggiolano "perché certe arroganze fuori e dentro il campo finalmente non vengono più ignorate", come ho letto in un commento su un sito specializzato italiano.
Da un lato è corretto aspettarsi che in futuro, a prescindere dalla lettura pedissequa dei regolamenti, anche le intemperanze verbali gravi e ripetute siano altrettanto severamente punite. Dall'altro lato è legittimo anche chiedersi se a Djokovic siano state fatte pagare oggi le sue scelte politico-sindacali come l'annunciata fondazione della PPTA, la nuova associazione dei tennisti. Il numero 1 al mondo ha però voluto subito eliminare l'argomento tra quelli utilizzabili nella polemica scrivendo su Instagram: "Devo guardarmi dentro, lavorare sulla mia delusione e trasformarla in una lezione per la mia crescita e il mio sviluppo come giocatore e come essere umano. Mi scuso con gli UsOpen e con tutte le persone coinvolte per il mio comportamento".
L'uscita traumatica di scena di Djokovic, che era il favorito nella corsa al titolo, apre scenari ancora più inediti di quelli che il Covid 19 s'era già adoperato di creare. I quattro promossi ai quarti di finale della parte alta del tabellone sono, oltre a Carreno Busta, il tedesco Alexander Zverev che ha annichilito il giovanissimo spagnolo Alejandro Davidovich Fokina (6-2 6-2 6-1), il croato Borna Coric che ha faticato lo stretto necessario contro l'australiano Jordan Thompson (7-5 6-1 6-3) e il canadese Denis Shapovalov che ha giocato la partita più bella del suo torneo contro il belga David Goffin (6-7 6-3 6-4 6-3) nonostante il tie break perso a 0 nel primo set.
Né Plazzotta né tantomeno io potevamo peraltro immaginare che, poche ore più tardi, il serbo numero 1 al mondo, unico rappresentante dell'ancien régime ancora in lizza nello slam americano, si sarebbe autoeliminato, concretizzando l'auspicio malamente celato dalle recentissime mie considerazioni soprattutto quantitative: domenica prossima nessuno dei dominatori degli slam degli ultimi quindici anni avrà l'opportunita di alzare la coppa nell'Arthur Ashe Arena perché sappiamo, in attesa della conclusione del quarto turno, che gli otto dei quarti di finale sono tutti nati dopo il 1990 (mai avvenuto) e che addirittura Medvedev, Shapovalov o qualche altro Next Gen nato dopo il 1995 potrà prendersi lo slam. Ecco cosa intendevo parlando di "cambio di generazione" ormai avvenuto.
Di quanto accaduto al termine dell'undicesimo game del match che vedeva opposti Djokovic e Pablo Carreno Busta, 29 anni, ATP 46, sapete già tutto: l'avete visto in tv o online, oppure ne avete letto. In poche parole: contrariato per non aver sfruttato sul 4-5 (0-40) la tripla occasione di chiudere anzitempo il parziale a proprio favore, per essere scivolato malamente a terra sul 5 pari con qualche conseguenza alla spalla sinistra e, infine, per aver concesso il break che metteva lo spagnolo in condizione di servire sul 6-5 a favore, Nole ha scagliato rabbiosamente una palla, come spesso fa, contro le protezioni di fondo campo. Stavolta, però, una giudice di linea, forse distratta, è stata colpita al plesso solare finendo ko per un paio di minuti. Inutili le scuse reiterate del serbo tre volte campione a New York: il supervisor dell'USTA Soeren Friemel non ha potuto che applicare le regole, chiarissime nel comminare la sospensione immediata quando il comportamento anche non volontario di un giocatore produce danni o crei situazioni di pericolo. Il comunicato emesso con celerità da USTA ha eliminato ogni dubbio: "Come prescritto dal regolamento degli slam, avendo colpito una palla intenzionalmente in modo pericoloso oppure senza tenere negligentemente conto delle conseguenze, ...". Il resto è ovvietà.
Sui siti e sui social sono immediatamente infuriate le polemiche, replicando il clima rovente di due anni fa quando, nella finale contro Noemi Osaka, Serena Williams aveva ricevuto un warning per presunto coaching da parte di Patrick Mouratoglou, con i conseguenti suoi insulti nei confronti dell'arbitro e poi, inevitabile, la penalizzazione di un game. I rari difensori di Nole sostengono che l'evidente non intenzionalità del gesto poteva essere sanzionata con un provvedimento meno definitivo. I suoi detrattori, che sono legioni, giuggiolano "perché certe arroganze fuori e dentro il campo finalmente non vengono più ignorate", come ho letto in un commento su un sito specializzato italiano.
Da un lato è corretto aspettarsi che in futuro, a prescindere dalla lettura pedissequa dei regolamenti, anche le intemperanze verbali gravi e ripetute siano altrettanto severamente punite. Dall'altro lato è legittimo anche chiedersi se a Djokovic siano state fatte pagare oggi le sue scelte politico-sindacali come l'annunciata fondazione della PPTA, la nuova associazione dei tennisti. Il numero 1 al mondo ha però voluto subito eliminare l'argomento tra quelli utilizzabili nella polemica scrivendo su Instagram: "Devo guardarmi dentro, lavorare sulla mia delusione e trasformarla in una lezione per la mia crescita e il mio sviluppo come giocatore e come essere umano. Mi scuso con gli UsOpen e con tutte le persone coinvolte per il mio comportamento".
L'uscita traumatica di scena di Djokovic, che era il favorito nella corsa al titolo, apre scenari ancora più inediti di quelli che il Covid 19 s'era già adoperato di creare. I quattro promossi ai quarti di finale della parte alta del tabellone sono, oltre a Carreno Busta, il tedesco Alexander Zverev che ha annichilito il giovanissimo spagnolo Alejandro Davidovich Fokina (6-2 6-2 6-1), il croato Borna Coric che ha faticato lo stretto necessario contro l'australiano Jordan Thompson (7-5 6-1 6-3) e il canadese Denis Shapovalov che ha giocato la partita più bella del suo torneo contro il belga David Goffin (6-7 6-3 6-4 6-3) nonostante il tie break perso a 0 nel primo set.