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L'importanza di un anno

Matteo Berrettini (ansa)
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Un anno dopo, stesso luogo, Flushing Meadows, e stesso punto del torneo, gli ottavi di finale, ma in condizioni ambientali talmente diverse da non essere confrontabili. Allora Matteo Berrettini dominò il match (6-1 6-4 7-6), stavolta Andrey Rublev ha con pazienza e senza tentennamenti preso via via il controllo del gioco, imponendosi in quattro set (4-6 6-3 6-3 6-2) . Cos'è cambiato per i due protagonisti in questi dodici mesi? L'andamento della partita e i dati statistici forniscono utili indicazioni: per larga parte del match il russo è apparso più potente e mobile di allora, l'italiano meno sicuro e preciso; l'allievo di Vincenzo Santopadre ha reso meno del solito al servizio, come testimonia il ridotto numero di ace e di punti ottenuti con la prima di servizio; in piú, ha commesso errori  a ritmo doppio rispetto all'avversario; non ha sfruttato se non nel primo set le rare occasioni di ottenere il break. 

Si può dire che il moscovita allenato da Fernando Vicente abbia oggi nella continuità uno dei punti di forza così come la frequenza delle pause agonistiche era in passato il suo più evidente limite. L'impressione è che Andrey, che ha un anno di meno di Matteo, sia cresciuto prima e durante il lockdown fino ad azzerare il divario del recente passato. Non è la prima volta che prevale (c'era già riuscito sul sintetico di Marsiglia nel 2019), eppure in questo quinto testa a testa ha squadernato una totale confidenza nei propri mezzi non appena Berrettini ha perso un po' della lucidità mantenuta nel set iniziale. 

Niente di drammatico, per carità: come ho avuto modo di annotare, Matteo è uno dei giocatori della nuova generazione che ha le qualità fisiche e mentali per migliorare stagione dopo stagione, senza strappi perché ha bisogno di introiettare gli aggiustamenti che ogni confronto gli indica. Agli Internazionali d'Italia e poi al Roland Garros avrà modo di giocare con minore pressione di quella subita a New York, dove un anno fa era stato semifinalista, e dimostrare che il suo rendimento può essere altrettanto buono sulla terra rossa.

Con gli altri tre match di oggi si sono riempite le caselle dei quarti di finale. A Carreno Busta vs. Shapovalov e Coric vs. Zverev, in programma nelle prossime ore, si sono aggiunte Thiem vs. de Minaur e Medvedev vs. Rublev, che si giocheranno mercoledì. L'austriaco ha letteralmente demolito le velleità, tutte giustificate dalle qualità tecniche finora mostrate, del giovane canadese Felix Auger-Aliassime (7-6 6-1 6-1) mentre l'australiano ha dovuto spendersi appena un po' di più (7-6 6-3 6-2) contro la sorpresa canadese Vasek Pospisil, il veterano del quale molto s'è detto e scritto nelle ultime settimane per la sua attività a fianco di Novak Djokovic in qualità di cofondatore della PTPA. Infine, Daniil Medvedev, al quale tocca il ruolo di favorito del torneo dopo la traumatica uscita di scena del serbo numero 1 ATP: il concittadino di Rublev ha, come previsto, lasciato sfogare Frances Tiafoe nel primo set (6-4) per poi usarlo come sparring partner nei due set successivi (6-1 6-0).

Contrariamente al torneo maschile, quello femminile ha portato fino ai quarti di finale tre signore degli anni ottanta: la bielorussa Vika Azarenka, classe 1989, la bulgara Tsvetana Pironkova, 1987, e, soprattutto, l'americanissima Serena Williams, 1981. Ho seguito la partita della più giovane delle sorelle, impegnata contro la coriacea Maria Sakkari, numero 22 WTA, che ha una mimica straordinariamente simile a quella del compatriota Stefanos Tsitsipas. In serie difficoltà in alcuni momenti del secondo e del terzo set, la numero 8 al mondo ha saputo uscirne grazie alla grinta tuttora intatta e alla fisicità esplosiva del suo gioco. L'urlo liberatorio finale è lì a dimostrare che Serena crede ancora di poter conquistare il ventiquattresimo slam in carriera, che è la ragione per la quale non ha intenzione di mollare nonostante i quasi 39 anni, la figlia Olympia e la vita da eterna testimonial di se stessa che l'attende. Le mancano solo tre partite per raggiungere l'aggancio con Margaret Court: la prima delle quali sarà contro Pironkova, semifinalista a Wimbledon dieci anni fa e anche lei mamma. 

Da segnalare, infine, la clamorosa eliminazione di Sofia Kenin (6-3 6-3) nella tarda serata newyorchese. L'americana nata a Mosca nel 1998, WTA 4, aveva vinto l'ultimo slam dell'era pre-Covid, a Melbourne in gennaio. A batterla nettamente è stata la belga Elise Mertens, classe 1995, WTA 18, nella quale chi segue il tennis femminile riconosce le qualità della outsider in grado di qualsiasi impresa.