✕

Il difficile mestiere dello slamista

Dominic Thiem (ansa)
3 minuti di lettura
Lo slamista condivide molto con chi fa buoni percorsi solo nei tornei al meglio dei tre set, ma ha qualcosa in più. È, il suo, un mestiere che si basa su un'attitudine non frequente (un mix di visione a lungo termine e pazienza, predisposizione al cambiamento e rapidità d'esecuzione) che si può anche acquisire, ma allora comporta anni di duro lavoro. È uno slamista naturale, per dire, lo spagnolo Pablo Carreno Busta, 29 anni, numero 27 al mondo, che in carriera ha alzato la coppa in quattro ATP 250 ed è stato finalista un'unica volta in un 500 ma ha conquistato ben due accessi alle semifinali di Flushing Meadows, nel 2017 e quest'anno, giovedí contro Alexander Zverev.

All'opposto ci sono tennisti con eccellenti qualità che nei quattro major, i tornei al meglio dei cinque set, non riescono a competere fino agli ultimi turni: è il caso di David Goffin, numero 11 del ranking live ATP, e di Fabio Fognini, …
Lo slamista condivide molto con chi fa buoni percorsi solo nei tornei al meglio dei tre set, ma ha qualcosa in più. È, il suo, un mestiere che si basa su un'attitudine non frequente (un mix di visione a lungo termine e pazienza, predisposizione al cambiamento e rapidità d'esecuzione) che si può anche acquisire, ma allora comporta anni di duro lavoro. È uno slamista naturale, per dire, lo spagnolo Pablo Carreno Busta, 29 anni, numero 27 al mondo, che in carriera ha alzato la coppa in quattro ATP 250 ed è stato finalista un'unica volta in un 500 ma ha conquistato ben due accessi alle semifinali di Flushing Meadows, nel 2017 e quest'anno, giovedí contro Alexander Zverev.

All'opposto ci sono tennisti con eccellenti qualità che nei quattro major, i tornei al meglio dei cinque set, non riescono a competere fino agli ultimi turni: è il caso di David Goffin, numero 11 del ranking live ATP, e di Fabio Fognini, 13, mai approdati a una semifinale. Dà l'idea di avere i loro stessi problemi Denis Shapovalov, 14 della  classifica live, ma è davvero troppo giovane (21 anni) per affibbiargli l'etichetta di slamista mancato.

È ovvio che i campioni come Federer, Nadal e Djokovic sono gli slamisti per eccellenza: la quantità di slam vinti o sfiorati è il metro per collocarli nelle classifiche "all star" di tutti i tempi. Insieme, sommano 56 titoli, e probabilmente sono lontani dal totale che sarà calcolato alla fine delle carriere di tutt'e tre.

Anche le donne, che non hanno il problema dei cinque set, si dividono in slamiste e non-slamiste. Per ragioni psicologiche in quanto si tratta di tornei ad eccezionale visibilità, e dunque molto ansiogeni, e anche per motivi fisico-tecnici, arrivando a comportare sette partite da giocare in dodici giorni. Una slamista naturale è Tsvetana Pironkova, che a 23 anni, nel 2010, fu semifinalista a Wimbledon, a 26 approdò ai quarti del Roland Garros e oggi, a 33, mette in seria difficoltà Serena Williams nel match con in palio l'accesso al penultimo atto degli UsOpen 2020. Eppure nel circuito WTA la bulgara ha sinora vinto un solo torneo Premier di terzo livello, a Sydney nel 2014, ed è stata al massimo numero 31 del ranking. A New York è arrivata tre settimane fa senza classifica WTA (è stata ferma due anni dopo aver partorito il figlio Alexander) e adesso torna a casa come numero 155. La più giovane delle sorelle Williams l'ha domata oggi per 4-6 6-3 6-3 guadagnandosi il suo quarantesimo (ripeto: quarantesimo) lasciapassare per una semifinale di slam; se poi domani superasse l'ostacolo Azarenka, disputerebbe la sua trentaquattresima finale con relativo tentativo di conquistare il major numero 24, record da condividere con Margaret Court. 

Vicky Azarenka, slamista di provata esperienza con sette semifinali, quattro finali e due vittorie, oggi ha lasciato un game alla belga Elisa Mertens (6-1 6-0). La bielorussa, WTA 27 a inizio UsOpen, appare in forma smagliante, molto simile alla straordinaria tennista che nel 2012 vinse a Melbourne e raggiunse la testa della classifica mondiale. Non ha concesso letteralmente spazi alla belga numero 20 WTA, che pure non ha giocato male. Vicky appare trasformata rispetto agli ultimi anni, quando le preoccupazioni personali, in particolare quella sull'affidamento del figlio Leo, le avevano sottratto ogni serenità.

Uno slamista ormai indiscutibile è Daniil Medvedev, 24 anni, ATP 5, alla seconda semifinale consecutiva agli UsOpen dopo il successo di oggi in tre set sul concittadino moscovita Andrey Rublev, 22 anni, ATP 12 nel ranking in tempo reale. L'esito della partita è di fatto stato deciso nel tie break del primo set, quando Rublev s'è trovato in vantaggio sul 3-6 e ha dovuto subire la rimonta dell'avversario (8-6). Approfittando del suo sconforto, Medvedev ha dominato il secondo set e ha resistito alle prove dei dolori alla spalla e dei crampi nel terzo, stringendo i denti nel tie break. Il punteggio, 7-6(6) 6-3 7-6(5), testimonia una superiorità minima eppure evidentissima, soprattutto dal punto di vista mentale, per chi ha seguito il match.

L'altro semifinalista della parte bassa del tabellone sarà Dominic Thiem, che ha confermato contro Alex de Minaur, regolato con un netto 6-1 6-2 6-4, di essere il più forte, proprio con Medvedev, dei quattro superstiti degli UsOpen più anomali della storia. L'austriaco è alla quarta semifinale in uno slam (Parigi 2018 e 2019 e Melbourne 2020: in tutti i casi raggiunse poi la finale). Per la prima volta ha l'occasione di non scontrarsi con Nadal o Djokovic, e sembra intenzionato a non perderla. Per lo staff di Medvedev, che ha 48 ore per rimettersi in sesto, è il momento di mettere a punto una strategia che metta in difficoltà il numero 3 ATP, che è più esperto e forse motivato: al suo livello, avere 27 anni e non avere alzato la coppa di uno slam è quasi un caso alla Tano Belloni (controllate su Wikipedia).