Della finale femminile degli UsOpen di sabato sappiamo già quello che non sarà: non sarà un altro tentativo di Serena di affiancare Margaret Court nel record di slam vinti (24); non sarà la possibile rivincita della drammatica finale del 2018 persa dalla più giovane della Williams contro Naomi Osaka e contro il giudice di sedia Carlos Ramos; non sarà l’occasione per ribadire in coppia che le vite dei neri contano così tanto (Black Lives Matter) da avere il monopolio del tennis al massimo livello (Serena è, con Michelle Obama e Beyoncé, la più ammirata afroamericana, Osaka è figlia di un haitiano e sta portando avanti una coerente campagna mediatica contro la violenza razzista della polizia); non sarà la prima finale a Flushing Meadows giocata in 46 anni da una tennista già vincitrice con la sua squadra del campionato universitario americano (Jennifer Brady era nel team UCLA del titolo 2014 mentre Billie Jean King, punta di diamante di Cal State Los Angeles degli anni sessanta, si prese il suo quarto slam newyorkese nel 1974).
La finale di sabato tra Naomi e Vicky Azarenka rispecchierà i valori visti in campo a Flushing Meadows nelle quasi tre settimane di Western &Southern Open e UsOpen: l’UCLA, la potente FIT d’oltreoceano, non poteva augurarsi di più in termini di spettacolo e diritti televisivi. La giapponese e la bielorussa, infatti, erano approdate anche alla finale del torneo WTA spostato per ragioni antipandemiche da Cincinnati a New York subito prima dello slam. Osaka aveva poi rinunciato a scendere in campo a causa di un infortunio al tendine del ginocchio sinistro giudicato tattico da più di un commentatore, visto che dopo nemmeno 48 ore la ragazza avrebbe dovuto affrontare la connazionale Misaki Doi nel primo turno degli UsOpen.
Il match di oggi di Azarenka contro Williams non ha deluso, in linea con quanto le due veterane (rispettivamente 31 e quasi 39 anni) avevano mostrato nei 22 precedenti testa a testa, di cui 18 a favore dell’americana. Non era nemmeno mai accaduto che la bielorussa prevalesse sull’amica in uno slam: c’è riuscita all’undicesimo tentativo e con un punteggio che ben traduce in numeri la sua attuale superiorità (1-6 6-3 6-3).
Vicky ha giocato il tennis pulito ed efficace di questo inatteso periodo di ritrovata competitività che molto deve alla serenità seguita ai problemi per l’affidamento del figlio Leo. Tuttavia, nel primo set le è mancato il sostegno del servizio (ha mandato a segno solo 15 delle 29 prime palle e ha compiuto 4 doppi falli) tanto da trovarsi presto sotto per 0-4. Di fatto, a quel punto ha preferito non logorarsi in cerca della rimonta e concentrarsi sulla seconda frazione, durante la quale ha ottenuto i break al quinto e al nono game senza mai rischiare di cedere il proprio turno di servizio. All’inizio del terzo set Serena ha accusato un dolore al tendine di Achille sinistro mentre rispondeva di rovescio. Dopo il timeout medico, ha dovuto subire il break che ha deciso l’esito della partita. Tecnicamente, Azarenka ha sfruttato la propria efficacia nella risposta al servizio di Serena, che resta comunque il migliore del circuito.
L’arma vincente di Naomi Osaka, che ha battuto Jennifer Brady per 7-6 3-6 6-3, è stata invece proprio il servizio. La numero 4 nel ranking WTA in tempo reale ha ottenuto punti nell’84 per cento degli scambi iniziati con la propria prima battuta e nel 58 con la seconda. Jennifer, che da lunedì sarà ufficialmente la numero 25 al mondo con un balzo in avanti di sedici posti, ha fatto il possibile fino all’ultimo per contenere l’avversaria, come testimonia l’identico numero di vincenti: 35. In una battaglia di potenza più che di finezze, entrambe hanno tenuto il turno di servizio nel primo set, deciso al tie-break. Altrettanto equilibrati i due parziali successivi, decisi sul filo dei pochi errori in più compiuti dalla ragazza di Harrisburg in Pennsylvania, che ora si allena all'USTA National Campus di Orlando in Florida, dopo un soggiorno invernale di lavoro in Germaia (“eccezionale, mi ha cambiata”, l’ha giudicato) con il team del suo nuovo allenatore Michael Geserer, che adesso la segue in smart working dalla Baviera. Anche questo è un segno dei tempi. Sono convinto che Brady non sarà una meteora nell’universo professionistico.
La finale di sabato tra Naomi e Vicky Azarenka rispecchierà i valori visti in campo a Flushing Meadows nelle quasi tre settimane di Western &Southern Open e UsOpen: l’UCLA, la potente FIT d’oltreoceano, non poteva augurarsi di più in termini di spettacolo e diritti televisivi. La giapponese e la bielorussa, infatti, erano approdate anche alla finale del torneo WTA spostato per ragioni antipandemiche da Cincinnati a New York subito prima dello slam. Osaka aveva poi rinunciato a scendere in campo a causa di un infortunio al tendine del ginocchio sinistro giudicato tattico da più di un commentatore, visto che dopo nemmeno 48 ore la ragazza avrebbe dovuto affrontare la connazionale Misaki Doi nel primo turno degli UsOpen.
Il match di oggi di Azarenka contro Williams non ha deluso, in linea con quanto le due veterane (rispettivamente 31 e quasi 39 anni) avevano mostrato nei 22 precedenti testa a testa, di cui 18 a favore dell’americana. Non era nemmeno mai accaduto che la bielorussa prevalesse sull’amica in uno slam: c’è riuscita all’undicesimo tentativo e con un punteggio che ben traduce in numeri la sua attuale superiorità (1-6 6-3 6-3).
Vicky ha giocato il tennis pulito ed efficace di questo inatteso periodo di ritrovata competitività che molto deve alla serenità seguita ai problemi per l’affidamento del figlio Leo. Tuttavia, nel primo set le è mancato il sostegno del servizio (ha mandato a segno solo 15 delle 29 prime palle e ha compiuto 4 doppi falli) tanto da trovarsi presto sotto per 0-4. Di fatto, a quel punto ha preferito non logorarsi in cerca della rimonta e concentrarsi sulla seconda frazione, durante la quale ha ottenuto i break al quinto e al nono game senza mai rischiare di cedere il proprio turno di servizio. All’inizio del terzo set Serena ha accusato un dolore al tendine di Achille sinistro mentre rispondeva di rovescio. Dopo il timeout medico, ha dovuto subire il break che ha deciso l’esito della partita. Tecnicamente, Azarenka ha sfruttato la propria efficacia nella risposta al servizio di Serena, che resta comunque il migliore del circuito.
L’arma vincente di Naomi Osaka, che ha battuto Jennifer Brady per 7-6 3-6 6-3, è stata invece proprio il servizio. La numero 4 nel ranking WTA in tempo reale ha ottenuto punti nell’84 per cento degli scambi iniziati con la propria prima battuta e nel 58 con la seconda. Jennifer, che da lunedì sarà ufficialmente la numero 25 al mondo con un balzo in avanti di sedici posti, ha fatto il possibile fino all’ultimo per contenere l’avversaria, come testimonia l’identico numero di vincenti: 35. In una battaglia di potenza più che di finezze, entrambe hanno tenuto il turno di servizio nel primo set, deciso al tie-break. Altrettanto equilibrati i due parziali successivi, decisi sul filo dei pochi errori in più compiuti dalla ragazza di Harrisburg in Pennsylvania, che ora si allena all'USTA National Campus di Orlando in Florida, dopo un soggiorno invernale di lavoro in Germaia (“eccezionale, mi ha cambiata”, l’ha giudicato) con il team del suo nuovo allenatore Michael Geserer, che adesso la segue in smart working dalla Baviera. Anche questo è un segno dei tempi. Sono convinto che Brady non sarà una meteora nell’universo professionistico.