La sinergia di due fenomeni, uno inatteso, il secondo frutto del lavoro di anni, è il motivo della minivalanga italiana agli Internazionali. Da una parte, ci volevano gli effetti indiretti della pandemia per evidenziare quel che sospettavamo: tribune e spalti vuoti sono un toccasana per i nostri giocatori, che in tempi normali soffrono parecchio la pressione del pubblico amico. Non se ne rendono conto ("...a Stefano manca molto la gente che lo sostiene", si lamenta la fidanzata di Travaglia impegnato nel Grandstand contro Borna Coric) eppure è così. È naturale che sia così.
Dall'altra, la prima linea del movimento sta evidenziando la rapida maturazione atletica e psicologica dei più giovani, da Matteo Berrettini a Lorenzo Musetti, che indirettamente coinvolge anche i veterani - si fa per dire - come Salvo Caruso o Stefano Travaglia. Merito dell'impegno dei loro coach e della Federazione, che ha dato carta bianca all'uomo che, almeno in alcune situazioni, sta facendo la differenza, Umberto Rianna, responsabile del Progetto Over 18 federale che prevede di affiancare gli staff privati con i migliori tecnici FIT. Che detta così sembra una banalità mentre nei fatti comporta sensibilità e disponibilità da entrambe le parti, spinte a operare in sintonia. A certificare la qualità del lavoro svolto finora ci sono gli ottimi risultati di Berrettini, guidato da Vincenzo Santopadre, e quelli più che buoni di Sonego (coach Gipo Arbino), Musetti (Simone Tartarini) e Giulio Zeppieri (Piero Melaranci). Dietro, c'è l'esperienza di Rianna.
Fa storia a sé Jannik Sinner, che è allenato da uno dei più stimati coach al mondo, Riccardo Piatti, e da Andrea Volpini. Si tratta di un ticket con esperienze e link globali non paragonabili a quelli di colleghi pure di notevole livello: insomma, all'Academy di Bordighera non servono i consigli di Rianna.
Oggi sul campo Pietrangeli, sotto un sole da pieno luglio il sudtirolese, 19 anni, sa di poter contare sugli strascichi dei multipli shock denunciati di recente da Stefano Tsitsipas (uscita di scena nei sedicesimi degli UsOpen per mano di Coric, lento riassorbimento del jet leg, prima partita sulla terra rossa da mesi) per aggredirlo e annichilirlo nel primo set, costringerlo al tie break nel secondo, tenerlo a distanza per il terzo (6-1 6-7 6-3). Il greco, numero 6 ATP, rientra in partita solo nella mezz'ora scarsa nel secondo parziale durante la quale si porta da sotto 5-2 a 5-6. Il tie break successivo è equilibrato e si chiude sul 9-11. Per il resto, cioè prima e dopo questa parentesi, Jannik domina, ottenendo il secondo successo in carriera su un Top Ten. In più, per lui si tratta della rivincita sulla sconfitta subita per mano di Tsitsi a Roma un anno fa (6-2 6-2) e del primo testa a testa dopo aver vinto nel novembre scorso il torneo Next Gen che nel 2018 aveva incoronato il greco. Quasi a dirgli: ora siamo pari.
Il primo set di Sinner vs. Tsitsipas coincide con il terzo del match che vede affrontarsi Travaglia, virtualmente al suo best ranking (72), e Coric. L'ascolano, 28 anni, regala ai telespettatori - ché nel catino del Grand Stand ci sono meno di trenta persone - una delle sue migliori prestazioni. Sfoggiando un servizio che non ricordavo altrettanto esplosivo e alcuni pezzi di bravura che invece gli avevo già visto replicare, rintuzza uno ad uno i tentativi di sganciarsi da parte del croato. Gioca un autorevole tie break nel primo set e va a vincere in rimonta il secondo (7-5). Coric, 23 anni, è il numero 26 al mondo ma a New York aveva dato l'idea di essere vicino al secondo tentativo di dare l'assalto al fortino del Top Ten: dopo aver eliminato Tsitsipas nel terzo turno, era stato lì lì per ripetersi con Alexander Zverev, come spiega eloquentemente il risultato: 1-6 7-6 7-6 6-3. Insomma, un giocatore in gran spolvero che Sinner ha spolverato.
Meno spettacolare l'esordio di Matteo Berrettini al Foro. Dopo quaranta minuti di scambi amichevoli, il break all'ottavo game sembra consegnargli il primo set. Invece un controbreak da distrazione (forse perché nel vuoto degli spalti del Centrale è apparsa la fidanzata Alja Tomljanovic?) lo costringe a un po' di lavoro supplementare (7-5). Nel secondo set aggiusta il tiro e liquida in breve (6-1) l'avversario, che è Federico Coria, 28 anni, di Rosario, fratello minore di quel Guillermo che da numero 3 ATP fu per un breve periodo, subito prima dell'avvento di Rafael Nadal, il più forte giocatore al mondo sulla terra rossa, finalista al Roland Garros nel 2004 e vincitore di nove tornei tra i 2001 e il 2005, compresi Montecarlo, Amburgo, Stoccarda e Kitzbuhel. Nel 2005 venne sconfitto da Nadal, allora diciannovenne, nella finale degli Internazionali, in cinque memorabili set (4-6 6-3 3-6 7-4 6-7). I due Coria condividono qualche fascinazione per il proibito: nel 2001 Guillermo subì una lunga squalifica per aver usato il nandrolone, mentre due anni fa Federico è stato messo fuori dal circuito pet otto mesi non avendo denunciato i tentativi di "sistemare" alcuni match nel 2015. L'argentino fluttua da tempo sopra quota 100 del ranking ATP, e dubito abbia le qualità per fare di meglio.
In attesa dell'esaurimento delle partite del secondo turno, sappiamo già che negli ottavi ci attende il duello Berrettini vs. Travaglia. Prendiamola con filosofia: chiunque prevalga, avremo di sicuro un italiano nei quarti.
Dall'altra, la prima linea del movimento sta evidenziando la rapida maturazione atletica e psicologica dei più giovani, da Matteo Berrettini a Lorenzo Musetti, che indirettamente coinvolge anche i veterani - si fa per dire - come Salvo Caruso o Stefano Travaglia. Merito dell'impegno dei loro coach e della Federazione, che ha dato carta bianca all'uomo che, almeno in alcune situazioni, sta facendo la differenza, Umberto Rianna, responsabile del Progetto Over 18 federale che prevede di affiancare gli staff privati con i migliori tecnici FIT. Che detta così sembra una banalità mentre nei fatti comporta sensibilità e disponibilità da entrambe le parti, spinte a operare in sintonia. A certificare la qualità del lavoro svolto finora ci sono gli ottimi risultati di Berrettini, guidato da Vincenzo Santopadre, e quelli più che buoni di Sonego (coach Gipo Arbino), Musetti (Simone Tartarini) e Giulio Zeppieri (Piero Melaranci). Dietro, c'è l'esperienza di Rianna.
Fa storia a sé Jannik Sinner, che è allenato da uno dei più stimati coach al mondo, Riccardo Piatti, e da Andrea Volpini. Si tratta di un ticket con esperienze e link globali non paragonabili a quelli di colleghi pure di notevole livello: insomma, all'Academy di Bordighera non servono i consigli di Rianna.
Oggi sul campo Pietrangeli, sotto un sole da pieno luglio il sudtirolese, 19 anni, sa di poter contare sugli strascichi dei multipli shock denunciati di recente da Stefano Tsitsipas (uscita di scena nei sedicesimi degli UsOpen per mano di Coric, lento riassorbimento del jet leg, prima partita sulla terra rossa da mesi) per aggredirlo e annichilirlo nel primo set, costringerlo al tie break nel secondo, tenerlo a distanza per il terzo (6-1 6-7 6-3). Il greco, numero 6 ATP, rientra in partita solo nella mezz'ora scarsa nel secondo parziale durante la quale si porta da sotto 5-2 a 5-6. Il tie break successivo è equilibrato e si chiude sul 9-11. Per il resto, cioè prima e dopo questa parentesi, Jannik domina, ottenendo il secondo successo in carriera su un Top Ten. In più, per lui si tratta della rivincita sulla sconfitta subita per mano di Tsitsi a Roma un anno fa (6-2 6-2) e del primo testa a testa dopo aver vinto nel novembre scorso il torneo Next Gen che nel 2018 aveva incoronato il greco. Quasi a dirgli: ora siamo pari.
Il primo set di Sinner vs. Tsitsipas coincide con il terzo del match che vede affrontarsi Travaglia, virtualmente al suo best ranking (72), e Coric. L'ascolano, 28 anni, regala ai telespettatori - ché nel catino del Grand Stand ci sono meno di trenta persone - una delle sue migliori prestazioni. Sfoggiando un servizio che non ricordavo altrettanto esplosivo e alcuni pezzi di bravura che invece gli avevo già visto replicare, rintuzza uno ad uno i tentativi di sganciarsi da parte del croato. Gioca un autorevole tie break nel primo set e va a vincere in rimonta il secondo (7-5). Coric, 23 anni, è il numero 26 al mondo ma a New York aveva dato l'idea di essere vicino al secondo tentativo di dare l'assalto al fortino del Top Ten: dopo aver eliminato Tsitsipas nel terzo turno, era stato lì lì per ripetersi con Alexander Zverev, come spiega eloquentemente il risultato: 1-6 7-6 7-6 6-3. Insomma, un giocatore in gran spolvero che Sinner ha spolverato.
Meno spettacolare l'esordio di Matteo Berrettini al Foro. Dopo quaranta minuti di scambi amichevoli, il break all'ottavo game sembra consegnargli il primo set. Invece un controbreak da distrazione (forse perché nel vuoto degli spalti del Centrale è apparsa la fidanzata Alja Tomljanovic?) lo costringe a un po' di lavoro supplementare (7-5). Nel secondo set aggiusta il tiro e liquida in breve (6-1) l'avversario, che è Federico Coria, 28 anni, di Rosario, fratello minore di quel Guillermo che da numero 3 ATP fu per un breve periodo, subito prima dell'avvento di Rafael Nadal, il più forte giocatore al mondo sulla terra rossa, finalista al Roland Garros nel 2004 e vincitore di nove tornei tra i 2001 e il 2005, compresi Montecarlo, Amburgo, Stoccarda e Kitzbuhel. Nel 2005 venne sconfitto da Nadal, allora diciannovenne, nella finale degli Internazionali, in cinque memorabili set (4-6 6-3 3-6 7-4 6-7). I due Coria condividono qualche fascinazione per il proibito: nel 2001 Guillermo subì una lunga squalifica per aver usato il nandrolone, mentre due anni fa Federico è stato messo fuori dal circuito pet otto mesi non avendo denunciato i tentativi di "sistemare" alcuni match nel 2015. L'argentino fluttua da tempo sopra quota 100 del ranking ATP, e dubito abbia le qualità per fare di meglio.
In attesa dell'esaurimento delle partite del secondo turno, sappiamo già che negli ottavi ci attende il duello Berrettini vs. Travaglia. Prendiamola con filosofia: chiunque prevalga, avremo di sicuro un italiano nei quarti.