Se esiste ed è ancora operativo un santo patrono dei cronisti di tennis, che presumo sia san Giovanni (san Gianni, come Clerici), oggi mi ha tenuto sul capo la sua benefica mano al momento di decidere quali delle tante partite degli italiani avrei seguito a Parigi. Una volta accertato che Fabio Fognini non è ancora in grado di competere a buon livello a causa del doppio intervento chirurgico subito durante il lockdown (lo elimina, con il netto score 7-5 3-6 7-6 6-0, il russo naturalizzato kazako Mikhail Kukushkin), che Jasmine Paolini è sempre più concreta e sicura dei propri mezzi (passa il turno ai danni della spagnola di origine moldava Aliona Bolsova per 6-4 6-3), che Sara Errani è sulla via del definitivo rientro nel club delle Top 100 (fa un solo boccone, 6-2 6-1, della campionessa olimpionica in carica Monica Puig), san Gianni mi ha suggerito di riservare ogni attenzione al meno quotato della folta pattuglia azzurra al Roland Garros, Lorenzo Giustino, 136 ATP (è stato 127 un anno fa), 29 anni appena compiuti, gran frequentatore di Futures e Challenger con dieci vittorie e altrettante sconfitte dal 2012 al 2019. Uno che se avesse sviluppato il killer instinct qualche anno fa anziché negli ultimi ventiquattro mesi, avrebbe scalato da tempo altre cinquanta o sessanta posizioni nel ranking mondiale.
Forse ho condizionato il suggerimento del patrono della categoria scrivendo ieri su Monday's Net che il match tra Lorenzo e il francese Corentin Moutet era stato sospeso per pioggia "sul risultato di 0-6 7-6 4-3 quando il napoletano sembra aver preso le misure del tennista-poeta". Insomma, il gioco intravisto ieri per un quarto d'ora e, soprattutto, le buone performance dell'italiano nelle qualificazioni, con i successi su ottimi giocatori come il tedesco Maximiliam Marterer, il francese Hugo Grenier e il rasta tedesco Dustin Brown, mi lasciavano sperare in una ripresa avvincente. Anche perché Moutet, 21 anni, 71 ATP, è giocatore che alterna pallate a preziosità, divertente e tenacissimo. In più, è un beniamino dei tifosi attenti ai contesti perché ha gusti eterogenei più che raffinati, spaziando musicalmente da Beethoven a Bertrand Cantat, s'è letto qualche libro e azzardato qualche testo poetico. Sul campo è un perfezionista che odia sbagliare, e quando gli accade lancia madonne non esattamente da educandato.
Mi aspettavo un'oretta di buon tennis e invece il confronto tra Corentin e Lorenzo, che ha come scenario il campo 14 che via via si riempie di pubblico in barba alle regole anti-Covid, si trasforma in un duello infinito e coinvolgente. Nonché contraddittorio. Qualche dato: il francese conquista 40 game, l'italiano 34; Moutet piazza 88 vincenti, Giustino 57; M. somma 88 errori non forzati, G. 96; M. fa un solo doppio fallo, G. 7; a rete M. fa suo il 67 per cento delle occasioni, G. il 44; alla risposta M. ottiene punti nel 43 per cento dei casi, G. nel 44. È la dimostrazione che talvolta i numeri parziali non corrispondono affatto al risultato finale, che vede Giustino prevalere per 0-6 7-6 7-6 2-6 18-16 dopo 6 ore e 5 minuti suddivisi in due giornate. L'ultimo set dura tre ore esatte.
Giustino gioca la partita della vita, che non si può raccontare a parole a meno di essere J.R. Moehringer, gost writer di Andre Agassi. Gli scambi sono interminabili, perché sia lui sia l'avversario sono maestri del palleggio variato, con frequenti cross anche in slicd. È più volte a un nonnulla dal prevalere e rischia di non farcela quando, superati i venti game del quinto parziale, la fatica gli annebbia le idee e toglie le forze. Moutet ha una crisi di crampi che lo blocca per qualche minuto, eppure riesce a salvare temporaneamente il risultato. I break e i controbreak si sprecano. Quando il francese mette in rete la palla per l'ultima volta, Lorenzo si butta a terra, a braccia aperte, stremato, incredulo, felice. Persino io sono stanco, perché tante emozioni sfibrano.
Non escludo che d'ora in poi il napoletano possa diventare un protagonista del circuito, raggiunti finalmente l'equilibrio e la fiducia su cui ha tanto lavorato il coach storico Gianluca Carbone, una sfinge corrotta dall'ansia all'estrema sinistra delle tribunette. Ansia che sarà ancora maggiore al secondo turno, quando l'avversario di Lorenzo sarà Diego Schwartzman, che oggi ha lasciato quattro game al giovane serbo Miomir Kecmanovic.
Dell'altro Lorenzo in campo oggi, il numero 45 ATP Sonego (best ranking), ho potuto vedere solo gli highlights. Il match con l'ecuadoriano (ho controllato con l'Accademia della Crusca: è la forma più corretta per dire "cittadino dell'Ecuador") Emilio Gomez, 29 anni, 156 ATP, s'è rivelato più irto di difficoltà di quanto le rispettive classifiche lasciavano presumere. In questi casi bisogna, come ha fatto il torinese, stringere i denti e arrivare alla fine con il risultato positivo, magari sacrificando un po' di spettacolarità. Finisce 6-7 6-3 6-1 7-6 6-3 dopo quattro ore e 7 minuti. (Mi corre l'obbligo di segnalare la prevalenza di quant8 si chiamano Lorenzo, o anche Lorenzi, nel tennis italiano: in ordine di classifica, troviamo oggi Sonego, il vecchio Paolo, Giustino e Musetti. Se nei nomi c'è un destino, va ricordato che la corona di alloro - laurum, da cui Lauro, Lorenzo etc. - veniva posta sulla testa dei vincitori).
Per il resto, mi spiace sia uscito di scena Salvo Caruso, opposto sul campo 4 a Guido Pella, l'argentino trentenne di Bahia Blanca che tanto bene ha fatto nelle ultime stagioni, tanto da essere ospite fisso della classifica mondiale tra le quote 20 e 40. Il punteggio racconta di un match senza un dominatore: 7-6 6-7 7-5 6-4.
Forse ho condizionato il suggerimento del patrono della categoria scrivendo ieri su Monday's Net che il match tra Lorenzo e il francese Corentin Moutet era stato sospeso per pioggia "sul risultato di 0-6 7-6 4-3 quando il napoletano sembra aver preso le misure del tennista-poeta". Insomma, il gioco intravisto ieri per un quarto d'ora e, soprattutto, le buone performance dell'italiano nelle qualificazioni, con i successi su ottimi giocatori come il tedesco Maximiliam Marterer, il francese Hugo Grenier e il rasta tedesco Dustin Brown, mi lasciavano sperare in una ripresa avvincente. Anche perché Moutet, 21 anni, 71 ATP, è giocatore che alterna pallate a preziosità, divertente e tenacissimo. In più, è un beniamino dei tifosi attenti ai contesti perché ha gusti eterogenei più che raffinati, spaziando musicalmente da Beethoven a Bertrand Cantat, s'è letto qualche libro e azzardato qualche testo poetico. Sul campo è un perfezionista che odia sbagliare, e quando gli accade lancia madonne non esattamente da educandato.
Mi aspettavo un'oretta di buon tennis e invece il confronto tra Corentin e Lorenzo, che ha come scenario il campo 14 che via via si riempie di pubblico in barba alle regole anti-Covid, si trasforma in un duello infinito e coinvolgente. Nonché contraddittorio. Qualche dato: il francese conquista 40 game, l'italiano 34; Moutet piazza 88 vincenti, Giustino 57; M. somma 88 errori non forzati, G. 96; M. fa un solo doppio fallo, G. 7; a rete M. fa suo il 67 per cento delle occasioni, G. il 44; alla risposta M. ottiene punti nel 43 per cento dei casi, G. nel 44. È la dimostrazione che talvolta i numeri parziali non corrispondono affatto al risultato finale, che vede Giustino prevalere per 0-6 7-6 7-6 2-6 18-16 dopo 6 ore e 5 minuti suddivisi in due giornate. L'ultimo set dura tre ore esatte.
Giustino gioca la partita della vita, che non si può raccontare a parole a meno di essere J.R. Moehringer, gost writer di Andre Agassi. Gli scambi sono interminabili, perché sia lui sia l'avversario sono maestri del palleggio variato, con frequenti cross anche in slicd. È più volte a un nonnulla dal prevalere e rischia di non farcela quando, superati i venti game del quinto parziale, la fatica gli annebbia le idee e toglie le forze. Moutet ha una crisi di crampi che lo blocca per qualche minuto, eppure riesce a salvare temporaneamente il risultato. I break e i controbreak si sprecano. Quando il francese mette in rete la palla per l'ultima volta, Lorenzo si butta a terra, a braccia aperte, stremato, incredulo, felice. Persino io sono stanco, perché tante emozioni sfibrano.
Non escludo che d'ora in poi il napoletano possa diventare un protagonista del circuito, raggiunti finalmente l'equilibrio e la fiducia su cui ha tanto lavorato il coach storico Gianluca Carbone, una sfinge corrotta dall'ansia all'estrema sinistra delle tribunette. Ansia che sarà ancora maggiore al secondo turno, quando l'avversario di Lorenzo sarà Diego Schwartzman, che oggi ha lasciato quattro game al giovane serbo Miomir Kecmanovic.
Dell'altro Lorenzo in campo oggi, il numero 45 ATP Sonego (best ranking), ho potuto vedere solo gli highlights. Il match con l'ecuadoriano (ho controllato con l'Accademia della Crusca: è la forma più corretta per dire "cittadino dell'Ecuador") Emilio Gomez, 29 anni, 156 ATP, s'è rivelato più irto di difficoltà di quanto le rispettive classifiche lasciavano presumere. In questi casi bisogna, come ha fatto il torinese, stringere i denti e arrivare alla fine con il risultato positivo, magari sacrificando un po' di spettacolarità. Finisce 6-7 6-3 6-1 7-6 6-3 dopo quattro ore e 7 minuti. (Mi corre l'obbligo di segnalare la prevalenza di quant8 si chiamano Lorenzo, o anche Lorenzi, nel tennis italiano: in ordine di classifica, troviamo oggi Sonego, il vecchio Paolo, Giustino e Musetti. Se nei nomi c'è un destino, va ricordato che la corona di alloro - laurum, da cui Lauro, Lorenzo etc. - veniva posta sulla testa dei vincitori).
Per il resto, mi spiace sia uscito di scena Salvo Caruso, opposto sul campo 4 a Guido Pella, l'argentino trentenne di Bahia Blanca che tanto bene ha fatto nelle ultime stagioni, tanto da essere ospite fisso della classifica mondiale tra le quote 20 e 40. Il punteggio racconta di un match senza un dominatore: 7-6 6-7 7-5 6-4.