Mayar Sherif Ahmed Abdel-Aziz ci crede davvero. Per un’ora prova a entrare nella leggenda come prima tennista egiziana a vincere un match in uno slam. Sarebbe un altro record per la numero 172 WTA: già venerdì scorso aveva ottenuto un risultato senza precedenti con il successo sulla torinese Giulia Gatto-Monticone (6-1 6-3) nella finale delle qualificazioni e l’accesso al tabellone principale del Roland Garros. Quando però oggi Karolina Pliskova, numero 4 del ranking mondiale, nel primo set confusa e abulica, prende a macinare gioco, la ventiquattrenne ex studentessa della Pepperdine University di Malibu, in California, dove s’è laureata in medicina dello sport, deve prendere atto della differenza di peso tra la sua palla e quella della ceca, e si accontenta di limitare i danni. Comunque, esce senza affatto sfigurare dal campo principale dello slam sulla terra rossa, il Philippe-Chatrier, con un bottino di tredici game contro diciotto (6-7 6-2 6-4 in 2 ore e 15 minuti).
Da giorni le imprese parigine della figlia di Anmal Thabet e Sherif Ahmed avevano risvegliato l’interesse dei media cairoti, solitamente poco attenti agli sport individuali e alle eccellenze femminili. Giovedì avevano addirittura scoperto che, dopo la vittoria di Mayar nel secondo turno delle “quali” sull’americana Caty McNally (6-2 6-4), uno dei primi a congratularsi via Twitter con tanto di emoji era stato Mohammed “Mo” Salah, idolo globale quale calciatore più rappresentativo del Liverpool e della nazionale del maggiore paese arabo. Apriti cielo. Ammette compiaciuta la ex stella del circuito universitario americano: “È stato molto, molto bello ricevere questo supporto da chi è molto, molto bravo ed è molto speciale per l’Egitto. Salah è unico nel suo genere. Ho pensato: oh, qualcuno di molto importante mi sta seguendo, grazie a Dio”. A parte l’abuso dell’aggettivo “molto”, la dichiarazione spiega quanto per Mayar sia importante che Salah la conosca e l’apprezzi.
La vita della giovane Sherif ricorda in parte quella di Ons Jabeur, la tunisina numero 37 WTA un tempo alla ricerca spasmodica di finanziamenti (oggi ha passato il turno battendo in tre set la kazaka Zarina Diyas), e anche quella del tedesco Dominik Koepfer, che per diventare un giocatore di prima fascia ha dovuto emigrare negli Stati Uniti, a New Orleans, dove ha studiato finanza. Da adolescente Mayar non scova in patria un coach all’altezza delle sue qualità nonostante lo cerchi in tutti i club in riva al Nilo. Solo dopo essere entrata tra le Top 50 junior capisce che i genitori non sono più in grado di pagarle le spese per i tornei e gli stage all’estero. Pur di continuare a crescere tennisticamente, grazie a una borsa di studio si trasferisce oltreatlantico dove diventa una delle punte di diamante del team femminile della Pepperdine, raggiungendo la semifinale nei campionati NCAA di singolare. Presto la raggiunge in America anche la sorella Rana, che diventa sua compagna di doppio per due stagioni. Solo l’anno scorso esordisce nel circuito professionistico, con forse meno difficoltà di quante normalmente incontra chi fa il salto quantico di mentalità e livello tecnico. Forse perché per lei “quello all’università non è stato tempo perso”, ragiona. “L’età media delle professioniste è maggiore di un tempo e poi si può essere competitive per tanti anni. Io non ho fretta”. Intanto, incassa la prima sponsorizzazione di rilievo di una banca egiziana. La sua storia più importante sta cominciando adesso.
Non c’è granché da raccontare degli italiani oggi impegnati nell’ultima giornata del primo turno. Sul terreno un po’ malandato e pesante dello stadio Suzanne-Langlen, nel match di apertura Matteo Berrettini si sbarazza rapidamente del canadese Vasek Pospisil, che pure aveva ben figurato nei tornei post lockdown. Nel primo set a Matteo basta prendere le misure dell’avversario, 30 anni, 76 ATP, che invece appare in affanno prolungato nel contrasto ai suoi back. Due perentori break sigillano il punteggio sul 6-3. Nel secondo parziale il numero 8 al mondo dilaga: nei primi tre game mette a segno dodici punti contro l’unico di Pospisil, poi avanza come un carrarmato, concedendo in totale tredici quindici all’avversario, compresa la penalizzazione per fallo di piede: 6-1 in 28 minuti. Terzo set appena più combattuto, con il romano che rischia qualcosa prima di andare a chiudere la pratica con un altro 6-3.
Nel match sul campo 9, l’interruzione per pioggia danneggia Gianluca Mager, 89 ATP, che si arrende a Dusan Lajovic dopo aver opposto una coriacea resistenza. Il ligure ha la sua occasione nel secondo set, che cede al tie break. Nel terzo set riesce a trovare le contromisure al gioco solido del serbo, 24 ATP, ma nel quarto si ritrova subito a rincorrere e perde la concentrazione (6-4 7-6 4-6 6-1) . Per il venticinquenne allenato dalla compagna Valentine Confalonieri, ex 400 WTA, e da Matteo Civarolo, questo di Parigi - dove non era mai approdato al main draw - è comunque un passaggio utile in termini di esperienza, visto che ha da recuperare gli anni di indecisione sull’opportunità o meno di fare del tennis la propria professione.
Il bilancio del primo turno del Roland Garros 2020 è più che positivo per i colori italiani. Passano l’esame sei uomini (in ordine di classifica, Berrettini, Sonego, Sinner, Travaglia, Cecchinato e Giustino) e tre donne (Paolini, Errani e Trevisan). Ottima la quota dei provenienti dalle qualificazioni che vanno avanti nel tabellone principale: sono quattro, Cecchinato, Giustino, Errani e Trevisan. Per tre azzurri il successo comporta anche l’occasione per festeggiare il personale best ranking: Sonego 45, Paolini 91 e Trevisan 139. Da oggi il via al carosello della seconda tornata
Da giorni le imprese parigine della figlia di Anmal Thabet e Sherif Ahmed avevano risvegliato l’interesse dei media cairoti, solitamente poco attenti agli sport individuali e alle eccellenze femminili. Giovedì avevano addirittura scoperto che, dopo la vittoria di Mayar nel secondo turno delle “quali” sull’americana Caty McNally (6-2 6-4), uno dei primi a congratularsi via Twitter con tanto di emoji era stato Mohammed “Mo” Salah, idolo globale quale calciatore più rappresentativo del Liverpool e della nazionale del maggiore paese arabo. Apriti cielo. Ammette compiaciuta la ex stella del circuito universitario americano: “È stato molto, molto bello ricevere questo supporto da chi è molto, molto bravo ed è molto speciale per l’Egitto. Salah è unico nel suo genere. Ho pensato: oh, qualcuno di molto importante mi sta seguendo, grazie a Dio”. A parte l’abuso dell’aggettivo “molto”, la dichiarazione spiega quanto per Mayar sia importante che Salah la conosca e l’apprezzi.
La vita della giovane Sherif ricorda in parte quella di Ons Jabeur, la tunisina numero 37 WTA un tempo alla ricerca spasmodica di finanziamenti (oggi ha passato il turno battendo in tre set la kazaka Zarina Diyas), e anche quella del tedesco Dominik Koepfer, che per diventare un giocatore di prima fascia ha dovuto emigrare negli Stati Uniti, a New Orleans, dove ha studiato finanza. Da adolescente Mayar non scova in patria un coach all’altezza delle sue qualità nonostante lo cerchi in tutti i club in riva al Nilo. Solo dopo essere entrata tra le Top 50 junior capisce che i genitori non sono più in grado di pagarle le spese per i tornei e gli stage all’estero. Pur di continuare a crescere tennisticamente, grazie a una borsa di studio si trasferisce oltreatlantico dove diventa una delle punte di diamante del team femminile della Pepperdine, raggiungendo la semifinale nei campionati NCAA di singolare. Presto la raggiunge in America anche la sorella Rana, che diventa sua compagna di doppio per due stagioni. Solo l’anno scorso esordisce nel circuito professionistico, con forse meno difficoltà di quante normalmente incontra chi fa il salto quantico di mentalità e livello tecnico. Forse perché per lei “quello all’università non è stato tempo perso”, ragiona. “L’età media delle professioniste è maggiore di un tempo e poi si può essere competitive per tanti anni. Io non ho fretta”. Intanto, incassa la prima sponsorizzazione di rilievo di una banca egiziana. La sua storia più importante sta cominciando adesso.
Non c’è granché da raccontare degli italiani oggi impegnati nell’ultima giornata del primo turno. Sul terreno un po’ malandato e pesante dello stadio Suzanne-Langlen, nel match di apertura Matteo Berrettini si sbarazza rapidamente del canadese Vasek Pospisil, che pure aveva ben figurato nei tornei post lockdown. Nel primo set a Matteo basta prendere le misure dell’avversario, 30 anni, 76 ATP, che invece appare in affanno prolungato nel contrasto ai suoi back. Due perentori break sigillano il punteggio sul 6-3. Nel secondo parziale il numero 8 al mondo dilaga: nei primi tre game mette a segno dodici punti contro l’unico di Pospisil, poi avanza come un carrarmato, concedendo in totale tredici quindici all’avversario, compresa la penalizzazione per fallo di piede: 6-1 in 28 minuti. Terzo set appena più combattuto, con il romano che rischia qualcosa prima di andare a chiudere la pratica con un altro 6-3.
Nel match sul campo 9, l’interruzione per pioggia danneggia Gianluca Mager, 89 ATP, che si arrende a Dusan Lajovic dopo aver opposto una coriacea resistenza. Il ligure ha la sua occasione nel secondo set, che cede al tie break. Nel terzo set riesce a trovare le contromisure al gioco solido del serbo, 24 ATP, ma nel quarto si ritrova subito a rincorrere e perde la concentrazione (6-4 7-6 4-6 6-1) . Per il venticinquenne allenato dalla compagna Valentine Confalonieri, ex 400 WTA, e da Matteo Civarolo, questo di Parigi - dove non era mai approdato al main draw - è comunque un passaggio utile in termini di esperienza, visto che ha da recuperare gli anni di indecisione sull’opportunità o meno di fare del tennis la propria professione.
Il bilancio del primo turno del Roland Garros 2020 è più che positivo per i colori italiani. Passano l’esame sei uomini (in ordine di classifica, Berrettini, Sonego, Sinner, Travaglia, Cecchinato e Giustino) e tre donne (Paolini, Errani e Trevisan). Ottima la quota dei provenienti dalle qualificazioni che vanno avanti nel tabellone principale: sono quattro, Cecchinato, Giustino, Errani e Trevisan. Per tre azzurri il successo comporta anche l’occasione per festeggiare il personale best ranking: Sonego 45, Paolini 91 e Trevisan 139. Da oggi il via al carosello della seconda tornata