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Leylah e Clara, le nemiche del futuro

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Il duello virtuale si combatte a brevissima distanza: Leylah sul campo 5, Clara sul 7. Sono loro due, classe 2002, insieme a Cori Gauff, 2004, le più quotate a diventare le protagoniste del circuito femminile prossimo venturo. Leylah Annie Fernandez, mancina canadese con nessuna parentela con Mary Joe, l'americana che fu numero 4 al mondo nel 1990, nel 2019 ha vinto il Roland Garros junior e ha disputato la finale degli Australian Open junior, perdendola per 7-6 6-2 proprio per mano di Clara Tauson, danese, nipote di un buon tennista degli anni Novanta (Michael, 101 ATP nel 1991). Da allora, il folto gruppo degli osservatori delle Next Gen femminili s'è diviso: Leylah è mentalmente più solida, dicono alcuni; macché, i fondamentali di Clara sono un'altra cosa, sentenziano gli altri. Il fine stagione 2019 e i pochi mesi di tennis del 2020 sembrano dare ragione ai primi. Ma dietro i risultati ci sono due strategie diverse, frutto di condizioni di partenza non paragonabili.

Fernandez, che è allenata dal padre Jorge, un ex giocatore di calcio ecuadoriano immigrato in Canada, è già approdata tra le Top 100 grazie a una serie di exploit: il successo nel Challenger di Gatineau nel luglio del 2019, le finali a Granby, in Canada, e a Waco, in Texas, più il percorso entusiasmante ad Acapulco in febbraio prima del lockdown, con la vittoria su Sloane Stephens e la finale che la britannica Heather Watson, testa di serie numero 7 del torneo, ha faticato a controllare nei primi due set (6-4 6-7 6-1). Sul sintetico e brillante curriculum di Leylah sono anche riportate le qualificazioni superate a Melbourne e la vittoria su Belinda Bencic in Fed Cup. 

Alla ripresa di luglio, Leylah impartisce una nuova lezione a Stephens a Lexington, supera le qualificazioni del torneo di Cincinnati in trasferta a New York, supera il primo turno a Flushing Meadows ma viene immediatamente sconfitta nelle qualificazioni a Roma. 

Da anni la ragazza si allena in Florida, a Delray Beach, dove s'è trasferita da Laval, nel Quebec, con papà, mamma Irene, di origini filippine, e Bianca, la sorella minore che sembra promettere altrettante faville tennistiche. I Fernandez hanno a lungo tirato avanti con il solo stipendio di mamma Irene. Come nel caso di altri giovani canadesi oggi in gran spolvero, i soldi per far crescere tennisticamente Leylah sono stati anticipati dalla federazione. Adesso il bilancio familiare è sostenuto dai premi vinti, che sono già sopra quota 300mila dollari, e dalle sponsorizzazioni che cominciano a fioccare. Ma il mantra dei Fernandez resta: guadagnare, guadagnare, guadagnare.

Clara, che è stata numero 1 al mondo da junior, ha potuto permettersi un approccio meno arrembante, e dunque meno rischioso - ma forse è corretto definirlo circospetto - al circuito professionistico. In febbraio ha vinto un 25mila dollari a Glasgow e ha raggiunto la semifinale nel pari valore di Sunderland. Nuovo successo in un 15mila in Portogallo in agosto, poi tre turni superati nel 125mila di Praga, compreso quello ai danni di Sara Errani (6-3 7-5), infine un'altra semifinale in terra portoghese alla vigila del Roland Garros. A Parigi la giovane di Copenhagen, che è ora la numero 157 nel live ranking Wta, è passata dalle qualificazioni, che l'hanno vista prevalere, nell'ordine, sulla romena Gabriela Talaba, sulla nostra Elisabetta Cocciaretto e sulla serba Ivana Jorovic. Poi, al primo turno del tabellone principale, ha ottenuto il suo miglior risultato in carriera battendo la numero 25 WTA Jennifer Brady, americana come Danielle Collins che oggi l'ha eliminata con un punteggio esplicito: 6-2 6-3. 

Clara non ha fretta, non ha bisogno di soldi per mantenersi nel circuito Wta. La sua è una famiglia nota e benestante. Il padre, Soren Tauson, è un ex giocatore professionista di hockey sul ghiaccio, attuale capo delle operazioni nella filiale di American Express Business Travel. Anche il nonno, Peter, fu un ottimo hockeista, così come il fratello Christian. 

Passa invece al terzo turno Leylah, che non era transitata dalle qualificazioni e alla quale sono serviti oggi tre set (6-4 3-6 6-1) per aver ragione dell'esperta slovena Polona Hercog, 47 Wta. Al primo turno la canadese s'era sbarazzata della polacca Magda Linette, testa di serie 31 del torneo. Tipica esponente del melting pot canadese, Fernandez parla correntemente lo spagnolo, l'inglese e il francese, per la felicità dei cronisti d'Oltralpe che hanno in simpatia chi parla la loro lingua. Clara, invece, non spiccica una parola di francese. 

In serata Matteo Berrettini ha faticato forse eccessivamente contro il sudafricano Lloyd Harris, di un anno più giovane di lui (il romano è dell'aprile 1996), entrato tra i Top 100 nel 2019, servizio potente, rovescio di qualità ma diritto decisamente poco efficace. Nel computo finale il numero 8 al mondo ha fatto meglio dell'avversario in tutti i classici indicatori di rendimento, ma ha concentrato nel secondo set le proprie incertezze, sulle quali stanno lavorando Vincenzo Santopadre e Stefano Massari: pochi vincenti, troppi errori non forzati (14 contro gli 8 di Harris), servizio spento (71 per cento di punti sulla prima palla contro 86), scarsi i punti conquistati sotto rete. Detto questo, negli altri tre set non è mai stato in dubbio chi fosse a condurre le danze, come illustra bene il punteggio finale: 6-4 4-6 6-2 6-3.