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Ci piace quest'Italia da terra rossa

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Immaginate la scena: 2040, esterno giorno in un circolo tennistico del centro Italia, un giovane elegante tiene per mano il figlio che ha cominciato da poco la scuola tennis. Passa davanti al campo 1, dove gioca una coppia di quarantenni in splendida forma. Si ferma a seguire qualche scambio. Poi s'abbassa appena per sussurrare all'orecchio del bambino: "Quello con la maglia gialla si chiama come te, Stefano. Guardalo bene. È stato un tennista straordinario, una volta ha perfino messo in difficoltà il più grande di tutti sulla terra rossa, Nadal. E lei è una che ha fatto gli ottavi di finale in uno slam: di nome fa Martina". 
 
Accadrà, ne sono sicuro. Lei è Martina Trevisan, e ne scriverò più sotto. "Quello con la maglia gialla", con qualche ruga in meno dell'immaginato lontano futuro, ha mostrato oggi sul rettangolo glorioso dello stadio Philippe-Chatrier, non più desolatamente vuoto come nei giorni scorsi, come si affronta il match della vita: con la tranquillità che viene dalla sicurezza nei propri mezzi e con la determinazione di chi è consapevole che il dovere di ogni giocatore è divertire il pubblico. Ovviamente Rafa ha vinto (6-1 6-4 6-0) eppure m'azzardo a dire che a Stefano Travaglia, 29 anni a dicembre, basterà potenziare del 10 per cento alcuni fondamentali per essere competitivo, magari una volta sola, con l'unico re di Parigi dopo Napoleone III. Perché è questa la lezione che da qualche anno l'ascolano impartisce a chiunque lo guardi giocare: si può crescere e migliorare sempre, si possono superare le conseguenze fisiche e mentali di molti infortuni, si può diventare numero 69 al mondo in età tennisticamente avanzata. Basta volerlo. 
 
Travaglia, seppure sconfitto, merita il posto d'onore in una giornata segnata dalle ottime prove degli italiani al Roland Garros. Dei quattro uomini approdati al terzo turno (domani tocca al quinto, Berrettini) vanno avanti Lorenzo Sonego e Jannik Sinner, opposti a Taylor Fritz e Federico Coria, mentre si sono fermati Travaglia e Marco Cecchinato, chiamati a contrastare i Top 10 Nadal (2) e Alexander Zverev (7). L'unica donna ancora in tabellone, Martina Trevisan, in serata è stata protagonista di un'altra straordinaria impresa. Comincio da lei, dunque. La fiorentina, proveniente dalle qualificazioni, è la sorpresa azzurra più gradita di questo anomalo Roland Garros. A quasi 27 anni è matura, dopo non poche traversie, per togliersi le soddisfazioni che si merita. Il match sul campo numero 9 con Maria Sakkari ha in parte ripercorso quello vittorioso di mercoledì con Cori Gauff: primo set di studio, secondo di affinamento della strategia, terzo di totale controllo. 
 
I continui cambi di ritmo, favoriti dal terreno pesante, e le rotazioni insidiose hanno mandato in confusione la greca numero 24 ATP, che ha 25 anni. "Vale la Errani dei tempi migliori, e in più serve bene", mi è stato suggerito. Sono d'accordo. Nel terzo parziale, alla quale è giunta al termine di un complicatissimo tie break, Martina ha preso il largo fino al 4-2, ha rischiato di farsi raggiungere (nel settimo game ha recuperato da 0-40) e poi è stata attentissima a rintuzzare i forsennati tentativi di Maria di rientrare. Il punteggio finale rispecchia perfettamente quel che s'è visto: 1-6 7-6 6-3. E vale l'ingresso agli ottavi di finale e l'anticamera delle Top 100.
 
Martina non ha avuto una vita facile. Fortissima da adolescente, per cinque anni, fino al 2014, ha praticamente smesso di giocare. Ha anche sofferto di anoressia. Riprendere è stato difficile: una lenta riscoperta della felicità che il tennis può regalare. Il suo è un sogno che si realizza e una bella storia che ha saputo scrivere da sola, anche se qualche contributo l'hanno dato il coach Matteo Catarsi, il preparatore atletico Donato Quinto e il fratello Matteo, al quale è legatissima, tra i più talentosi giovani italiani d'inizio millennio. 
 
I due match maschili coronati da vittorie hanno registrato andamenti molto diversi. Sonego ha sempre avuto il comando degli scambi grazie al diritto implacabile, alle frequenti palle corte, al servizio che si è rivelato più volte determinante. L'americano Fritz, 23 anni tra un mese, testa di serie 27 del torneo, che in passato aveva battuto due volte il torinese, non ha mai dato la sensazione di poter imporre il proprio gioco: a furia di spostarlo, Lorenzo non gli ha consentito di esprimere la micidiale potenza dei colpi, sua caratteristica preminente. Il numero 3 d'Italia non ha subito i contraccolpi della lunga pausa imposta dalla pioggia dopo la fine del secondo set, e si è presentato in campo consapevole che Taylor avrebbe cambiato strategia avendo constatato che quella degli scambi prolungati era perdente (i primi due set erano finiti 7-6 6-3). Molto accorto durante i turni di servizio, Lorenzo ha puntato tutto sul tie break, che è durato quanto un set. Dopo molte occasioni per entrambi, il 19-17 finale s'è concretizzato grazie a un fenomenale drop shot. 
 
Anche a Sinner sono bastati tre set per cancellare gli effetti dei virtuosismi di Federico Coria, fratello d'arte e gran frequentatore di Challenger. Ma i percorsi del sudtirolese in ogni parziale sono stati più a ostacoli di quelli di Sonego: Jannik è partito sempre con qualche tentennamento e ingenuità, poi, quando il pericolo si faceva immanente, ha avuto reazioni da campione - quale diventerà presto - lasciando di sale l'argentino numero 99 ATP. È accaduto sia nel primo sia nel secondo set (6-3 7-5), ma nel terzo la rimonta è stata davvero devastante: sotto per 2-5, in pochi minuti ha raggiunto e superato di slancio l'allibito tennista di Rosario. Il suo prossimo avversario, domenica, sarà Alexander Zverev, che oggi è stato messo in difficoltà da Marco Cecchinato, tornato ai livelli di gioco del suo fantastico 2018 nel secondo set, quando s'e portato avanti sul 3-5, e nel finale del terzo. Per il resto, il tedesco ha tenuto salde in pugno le redini del match, che è corso via rapido (6-1 7-5 6-3 in un'ora e tre quarti). Si consoli e stia sereno il palermitano: aver giocato a Parigi sei partite in dieci giorni tra qualificazioni e main draw testimonia che il lavoro vicentino del suo nuovo coach Massimo Sartori sta dando i risultati sperati.