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Le fragilità di Matteo

Matteo Berrettini (afp)
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Sappiamo da tempo che Matteo Berrettini è tanto forte quanto fragile. E che, nel suo caso, il confine tra le due condizioni è mobile e impercettibile. Quand'è al cento per cento, il numero 1 d'Italia e 8 del mondo può battere chiunque, Djokovic e Nadal compresi. Se invece ha qualche problema fisico o mentale, può soffrire persino il gioco di Daniel Altmaier, approdato a Parigi da numero 186 al mondo, passato dalle qualificazioni (vittorie sull'olandese Griekspoor, sul giapponese Moriya e sul belga Bemelmans) e reduce dai successi nel main draw, senza perdere un set, sullo spagnolo Feliciano Lopez e sul connazionale Jan-Lennard Struff. 
 
Abbiamo peraltro tutti verificato che, dopo la sosta per la pandemia, il romano allenato da Vincenzo Santopadre non ha mai espresso un tennis all'altezza di quello talvolta stellare dell'anno scorso. È uscito di scena negli ottavi di finale sia nel Masters 1000 di Cincinnati (giocato a New York) sotto le mazzate di servizio di Reilly Opelka, sia agli UsOpen, dove ha strappato un solo set ad Andrej Rublev. A Roma, nei quarti, ha ceduto per un nonnulla a Casper Ruud nel tie break del terzo set. In tutte le occasioni è apparso, appena un po' meno di oggi, carente nelle motivazioni e non perfettamente a posto a livello agonistico: è dalla sinergia di queste debolezze che è derivata la sequenza di risultati non adeguati alle attese, seppure non del tutto negativi?
 
Oggi questa situazione psicofisica precaria s'è rivelata senza infingimenti. In rare occasioni Matteo è riuscito a piazzare le sue accelerazioni di diritto lungolinea o a spiazzare l'avversario accorciando sotto rete. Il rovescio gli è totalmente mancato. Persino l'arma letale del servizio si è rivelata spuntata. Nel primo e nel terzo set (6-2 6-4) non ha saputo recuperare i break subiti in apertura, mentre nel secondo (7-6) si è fatto raggiungere dal tedesco dopo aver condotto a lungo. Nel tie break ha sprecato le poche occasioni di prendere il largo. 
 
Peccato. Berrettini aveva reagito positivamente alle difficoltà che s'erano palesate nella partita precedente contro il sudafricano Lloyd Harris, che sulla carta vale ben più di Altmaier. Oggi non ha mai dato la sensazione di avere una scorta di buone ragioni per non dare troppo presto per perso il confronto. C'è un sacco di lavoro ad attendere Santopadre e il mental coach Stefano Massari.
 
Si direbbe, a leggere il suo curriculum, che Altmaier sia il tipico giocatore da ITF Futures e ATP Challenger. S'è battuto in diciotto finali, vincendone la metà. In cinque anni di professionismo ha incassato premi, esclusi quelli del suo primo slam, per 174mila dollari, meno di 35 mila lordi a stagione. Da metà agosto a metà settembre ha giocato solo in Italia, in tre Challenger. A Todi è stato eliminato al secondo turno da Gian Marco Moroni dopo che all'esordio aveva battuto Lorenzo Giustino. A Trieste le ha prese di santa ragione nei sedicesimi di finale (6-3 6-2) da Lorenzo Musetti, al quale ha restituito pan per focaccia (7-6 6-2) la settimana successiva nei quarti a Cordenons, dove poi è stato fermato in semifinale (6-1 7-6) dal nuovo fenomeno spagnolo Carlos Alcaraz Garfia. Prima delle qualificazioni parigine, ha partecipato anche al Challenger di Aix-en-Provence, ritirandosi in semifinale contro Oscar Otte, tedesco come lui. 
 
A valutarne il percorso al Roland Garros e, soprattutto, a vederlo oggi sul campo del Philippe Chatrier, curiosamente scaldato da un debole sole, sembra incredibile che un giocatore tanto completo sia stato finora lontano dai piani alti del ranking mondiale (da oggi è ufficiosamente numero 121 ATP): buon servizio, diritto potente, ottimo rovescio a una mano, braccio sensibile, determinazione da Top 20. Solo lunedì sapremo se il suo stato di grazia è un caso irripetibile oppure se sia da considerare, a 22 anni, l'uomo nuovo del tennis tedesco, da tempo alla ricerca di qualcuno che affianchi Zverev senza essere Kohlschreiber o Struff, ormai stagionati, e in attesa di conferme da parte di Koepfer, al quale dedico una breve biografia ragionata sul mensile Tennis Italiano di ottobre.
 
Domani, comunque, rivedremo negli ottavi di finale i tre azzurri  ancora in lizza, Sonego contro Schwartzman, Sinner contro Zverev e Trevisan contro Bertens: tempo e parole sprecati azzardare pronostici.