Tra i giornalisti che seguono l’Open di Francia e tra chi professionalmente si occupa di tennis - i giocatori, i coach, i preparatori atletici, i motivatori, persino i giudici di sedia - è tutto un interrogarsi sul perché i quarti di finale vedranno in campo anche nomi poco conosciuti al grande pubblico, in alcuni casi persino a quanti stanno passando queste due settimane attaccati a Eurosport e all’applicazione live di ATP e WTA. Il fenomeno è particolarmente evidente tra le donne, ma fino agli ottavi di finale riguardava in pari misura gli uomini. Com’è che Martina Trevisan, che ha quasi 27 anni e ufficialmente occupa il posto 159 del ranking WTA (di fatto è 83), stando al tabellone si piazza tra le otto più forti al mondo alla sua prima partecipazione al Roland Garros e alla seconda in assoluto a uno slam (l’altra fu in gennaio a Melbourne)? Da dove è spuntata l’avversaria di Martina di domani, Iga Swiatek, polacca, 19 anni, che era numero 54 WTA all’inizio del percorso nello slam sulla terra rossa e ieri ha letteralmente travolto in due set la numero 2 WTA Simona Halep? E alzi la mano chi sapeva qualcosa di Nadia Podoroska, argentina di Rosario, numero 131 al mondo, domani in campo nei quarti contro Elina Svitolina. I non italiani s’azzardano persino a infilare tra le sorprese Jannik Sinner, 19 anni, che peraltro meno di un anno fa aveva vinto le Next Gen Finals milanesi dimostrando urbi et orbi le sue straordinarie qualità.
Se poi si va a verificare chi s’è battuto tra ieri ed oggi per conquistare un posto nel terzultimo atto del Roland Garros 2020, i Signori (quasi) Nessuno si moltiplicano. Sebastian Korda, Hugo Gaston e Daniel Altmaier tra i maschi. Nove delle sedici donne approdate al quarto turno non erano mai arrivate tanto avanti a Parigi. Tra i nomi davvero inattesi a questi livelli troviamo quelli di Barbora Krejcikova e Paula Badosa, oltre all’appena più noto di Fiona Ferro, 23 anni, che in carriera ha vinto soltanto quattro tornei ITF e due WTA compreso quello in agosto a Palermo, il primo assoluto dopo la pausa Covid: oggi per tre quarti d’ora la francese ha dato del filo da torcere (2-6 6-2 6-1) alla fenomenale russo-americana Sofia Kenin, numero 6 WTA, 21 anni, vincitrice a inizio anno dello slam australiano.
Le risposte al quesito posto dagli addetti ai lavori agli altri addetti ai lavori ha risposte complesse. Propongo che si tengano in considerazione tre possibili cause della salita alla ribalta di atlete e atleti - nessuno s’offenda - di non primissima fascia. La prima riguarda quanto accaduto da febbraio in poi. Molti giocatori e ancora di più giocatrici hanno trovato difficoltà a ristabilire i ritmi di preparazione interrotti dai lockdown nei rispettivi paesi. Per alcuni ha pesato la prolungata assenza di impegni agonistici, che ha prodotto crisi di astinenza da adrenalina. Di conseguenza, chi, pur senza aver giocato a New New York e magari nemmeno a Roma, ha girato per i Challenger in Europa ed è approdato al main draw passando dalle qualificazioni a Parigi, ha avuto un vantaggio a volte decisivo rispetto a quanti, con classifica più alta, hanno affrontato a freddo i primi turni. Inoltre, i meno rapidi ad adeguarsi a superfici diverse hanno parecchio arrancato se per mesi non s’erano mai allenati sulla terra rossa. Qualcuno ha anche pubblicamente confessato di non aver saputo affrontare i disagi psicologici legati alla pandemia, con la trafila di tamponi, di bolle asettiche, di visite mediche, di solitudini. È il caso di David Goffin, prima vittima di Sinner.
Il secondo motivo va individuato nelle condizioni di gioco. La terra rossa del Bois de Boulogne risulta più lenta del passato e fa rimbalzare la palla meno in alto (effetti ulteriormente falsati dai frequenti acquazzoni). Le reti sono tese come mai in uno slam, spesso la palla torna indietro, violenta, anziché alzarsi e scavalcare il nastro. “Le condizioni di quest'anno sono senza precedenti”, conferma Alex Corretja, due volte finalista al Roland Garros, in risposta a una specifica domanda del sito del torneo. "Le palle sono più pesanti, l’aria è fredda, la terra bagnata. Questo uniforma le performance”, aumentando le chance, aggiungo io, di chi è un frequentatore dei tornei periferici, dove le situazioni al limite sono la norma. Terza e ultima concausa: l’assenza del pubblico provoca reazioni talvolta negative in chi vive il tifo come un contributo al suo rendimento. Il vuoto e il silenzio degli spalti non danno invece fastidio a chi è abituato a giocare nei tornei ITF, Futures e Challenger, dove prima delle fasi finali gli spettatori sono di solito poche decine.
Con Martina Trevisan, la più significativa sorpresa degli Open di Francia resta Daniel Altmaier, 22 anni, nonostante non sia riuscito a raggiungere i quarti di finale. Il numero 186 del ranking WTA aggiornato al 5 ottobre (adesso è ufficiosamente il numero 101), nemmeno una presenza in passato nel main draw di un major, ha provato a riproporre contro Pablo Carreno Busta, 29 anni, reduce dalla semifinale di Flushing Meadows persa per mano di Alexander Zverev, la strategia usata sabato contro Matteo Berrettini: pressione continua per tenere l’avversario lontano dalla linea di fondo e per spostarlo orizzontalmente, difesa strenua in attesa dei suoi errori. Lo spagnolo, che è uno specialista degli slam, ha però imposto il proprio gioco, che contempla la possibilità di sbagliare solo se è molto alta la quota dei vincenti. Nei venti minuti di black out nel secondo set, forse dovuto a problemi di stomaco, Carreno Busta ha lasciato scappare Altmaier fino al 2-5 per poi infilare cinque game consecutivi. Per il resto, il tedesco non ha potuto che constatare quanto, al momento, l’asturiano numero 18 ATP valga più del romano numero 8. Finisce 6-2 7-5 6-2. Resta comunque valida la lettura di Altmaier di qualche giorno fa su quanto stava vivendo a Parigi: “In questo momento chiunque può battere chiunque. Fisicamente tutti stanno diventando più forti perché giocano in modo più intelligente e disciplinato”. Frase perfetta in bocca a un tedesco.
Se poi si va a verificare chi s’è battuto tra ieri ed oggi per conquistare un posto nel terzultimo atto del Roland Garros 2020, i Signori (quasi) Nessuno si moltiplicano. Sebastian Korda, Hugo Gaston e Daniel Altmaier tra i maschi. Nove delle sedici donne approdate al quarto turno non erano mai arrivate tanto avanti a Parigi. Tra i nomi davvero inattesi a questi livelli troviamo quelli di Barbora Krejcikova e Paula Badosa, oltre all’appena più noto di Fiona Ferro, 23 anni, che in carriera ha vinto soltanto quattro tornei ITF e due WTA compreso quello in agosto a Palermo, il primo assoluto dopo la pausa Covid: oggi per tre quarti d’ora la francese ha dato del filo da torcere (2-6 6-2 6-1) alla fenomenale russo-americana Sofia Kenin, numero 6 WTA, 21 anni, vincitrice a inizio anno dello slam australiano.
Le risposte al quesito posto dagli addetti ai lavori agli altri addetti ai lavori ha risposte complesse. Propongo che si tengano in considerazione tre possibili cause della salita alla ribalta di atlete e atleti - nessuno s’offenda - di non primissima fascia. La prima riguarda quanto accaduto da febbraio in poi. Molti giocatori e ancora di più giocatrici hanno trovato difficoltà a ristabilire i ritmi di preparazione interrotti dai lockdown nei rispettivi paesi. Per alcuni ha pesato la prolungata assenza di impegni agonistici, che ha prodotto crisi di astinenza da adrenalina. Di conseguenza, chi, pur senza aver giocato a New New York e magari nemmeno a Roma, ha girato per i Challenger in Europa ed è approdato al main draw passando dalle qualificazioni a Parigi, ha avuto un vantaggio a volte decisivo rispetto a quanti, con classifica più alta, hanno affrontato a freddo i primi turni. Inoltre, i meno rapidi ad adeguarsi a superfici diverse hanno parecchio arrancato se per mesi non s’erano mai allenati sulla terra rossa. Qualcuno ha anche pubblicamente confessato di non aver saputo affrontare i disagi psicologici legati alla pandemia, con la trafila di tamponi, di bolle asettiche, di visite mediche, di solitudini. È il caso di David Goffin, prima vittima di Sinner.
Il secondo motivo va individuato nelle condizioni di gioco. La terra rossa del Bois de Boulogne risulta più lenta del passato e fa rimbalzare la palla meno in alto (effetti ulteriormente falsati dai frequenti acquazzoni). Le reti sono tese come mai in uno slam, spesso la palla torna indietro, violenta, anziché alzarsi e scavalcare il nastro. “Le condizioni di quest'anno sono senza precedenti”, conferma Alex Corretja, due volte finalista al Roland Garros, in risposta a una specifica domanda del sito del torneo. "Le palle sono più pesanti, l’aria è fredda, la terra bagnata. Questo uniforma le performance”, aumentando le chance, aggiungo io, di chi è un frequentatore dei tornei periferici, dove le situazioni al limite sono la norma. Terza e ultima concausa: l’assenza del pubblico provoca reazioni talvolta negative in chi vive il tifo come un contributo al suo rendimento. Il vuoto e il silenzio degli spalti non danno invece fastidio a chi è abituato a giocare nei tornei ITF, Futures e Challenger, dove prima delle fasi finali gli spettatori sono di solito poche decine.
Con Martina Trevisan, la più significativa sorpresa degli Open di Francia resta Daniel Altmaier, 22 anni, nonostante non sia riuscito a raggiungere i quarti di finale. Il numero 186 del ranking WTA aggiornato al 5 ottobre (adesso è ufficiosamente il numero 101), nemmeno una presenza in passato nel main draw di un major, ha provato a riproporre contro Pablo Carreno Busta, 29 anni, reduce dalla semifinale di Flushing Meadows persa per mano di Alexander Zverev, la strategia usata sabato contro Matteo Berrettini: pressione continua per tenere l’avversario lontano dalla linea di fondo e per spostarlo orizzontalmente, difesa strenua in attesa dei suoi errori. Lo spagnolo, che è uno specialista degli slam, ha però imposto il proprio gioco, che contempla la possibilità di sbagliare solo se è molto alta la quota dei vincenti. Nei venti minuti di black out nel secondo set, forse dovuto a problemi di stomaco, Carreno Busta ha lasciato scappare Altmaier fino al 2-5 per poi infilare cinque game consecutivi. Per il resto, il tedesco non ha potuto che constatare quanto, al momento, l’asturiano numero 18 ATP valga più del romano numero 8. Finisce 6-2 7-5 6-2. Resta comunque valida la lettura di Altmaier di qualche giorno fa su quanto stava vivendo a Parigi: “In questo momento chiunque può battere chiunque. Fisicamente tutti stanno diventando più forti perché giocano in modo più intelligente e disciplinato”. Frase perfetta in bocca a un tedesco.