Jannik e Martina, perdere per crescere
E adesso quasi più nessuno, dalla Val Fiscalina alle saline dello Stagnone, potrà dire di non conoscere Jannik Sinner. Non solo per il suo fantastico, seppure perso di misura, quarto di finale di stanotte con Rafael Nadal ma anche perché Gianni Clerici, i 90 anni più lucidi sul mercato, gli ha dato alcuni pubblici consigli in forma di lettera dalla prima pagina di Repubblica - "...devi togliergli il diritto e impedirgli di infierire con l'uncino mancino sul tuo rovescio" - per poi concludere: "Ho da tempo pronosticato per Sinner un futuro da numero uno o giù di lì, chissà che un pezzo di corona non venga forgiata proprio a Parigi. Spedisco questa lettera sapendo bene che le stesse cose gliele avrà già raccomandate Riccardo Piatti, antico figlioccio: lasciatemi credere che una parola in più non sia di troppo". Diamogli sei mesi, al massimo un anno: non mi stupirei se per allora conosceranno Ja…
E adesso quasi più nessuno, dalla Val Fiscalina alle saline dello Stagnone, potrà dire di non conoscere Jannik Sinner. Non solo per il suo fantastico, seppure perso di misura, quarto di finale di stanotte con Rafael Nadal ma anche perché Gianni Clerici, i 90 anni più lucidi sul mercato, gli ha dato alcuni pubblici consigli in forma di lettera dalla prima pagina di Repubblica - "...devi togliergli il diritto e impedirgli di infierire con l'uncino mancino sul tuo rovescio" - per poi concludere: "Ho da tempo pronosticato per Sinner un futuro da numero uno o giù di lì, chissà che un pezzo di corona non venga forgiata proprio a Parigi. Spedisco questa lettera sapendo bene che le stesse cose gliele avrà già raccomandate Riccardo Piatti, antico figlioccio: lasciatemi credere che una parola in più non sia di troppo". Diamogli sei mesi, al massimo un anno: non mi stupirei se per allora conosceranno Jannik anche nei villaggi della Cordigliera della Costa e sui pescherecci della Kamchatka, forse persino lungo le piste del deserto del Kalahari.
Per colpa dell'insipienza di chi gestisce la scaletta dei match degli Open di Francia, si comincia all'ora di Porta a Porta e si finisce quando l'ultima carrozza cigolando se n'è andata da un pezzo. Si capisce dalle prime battute nel silenzio perfetto del Philippe-Chatrier che il diciannovenne sudtirolese non ha alcun timore reverenziale nei confronti del dodici volte trionfatore al Roland Garros, di 15 anni più anziano. Abile nel contrasto e attento nell'impostazione, non cede mai la battuta e ottiene il break sul 5 pari. Al servizio per il set, viene tradito dalla tensione e si fa rimontare. Nel tie break, solo usando tutte le armi del suo arsenale Rafa ha la meglio.
Stesso equilibrio nel secondo parziale, con il break ottenuto dall'italiano nel quarto game e il controbreak subito nel quinto. Quando Sinner aumenta il ritmo, Nadal fa altrettanto, e viceversa. Lo spettacolo è godibilissimo per i duecento infreddoliti sugli spalti e i milioni in diretta globale. Ancora una volta è la maggiore (meglio: l'incomparabile) esperienza del maiorchino a fare la differenza: all'ultima occasione utile, strappa il break, va a servire e incassa il set.
L'ultimo parziale prende le mosse quando a Parigi è quasi l'una di notte e la temperatura è di 12 gradi centigradi. Nadal gioca in scioltezza e si prende immediatamente un break, che poi replica. Nemmeno Piatti potrebbe, a questo punto, chiedere di più all'allievo che per due ore e venti minuti tiene testa al più forte giocatore della storia sulla terra rossa. Continua a lottare, prova le accelerazioni che gli sono consuete, insiste a scendere a rete appena può, quasi a imitazione di Rafa (il gioco in avanzamento è l'area sulla quale il team di Bordighera deve ancora lavorare parecchio). Risulta però evidente che, quando sfida avversari di questo calibro, deve ancora pagare pegno: d'altra parte, questa è la prima partecipazione di Jannik al Roland Garros, e si conclude sul 6-7 4-6 1-6 del suo quinto match.
L'altro quarto di finale di oggi è tra Dominic Thiem e Diego Schwartzman, entrambi specialisti della terra rossa, anche se l'austriaco va considerato, dopo la recente vittoria a Flushing Meadows, un "all surface player". Il confronto si rivela fisicamente e mentalmente devastante: 59 game in 5 ore e 8 minuti intensissimi, 376 punti messi a segno, un ininterrotto scambio di ruolo tra chi conduce gli scambi e chi li subisce. La battaglia è talmente ricca di colpi di scena da non poter essere raccontata a parole. Mi limito a due flash. Nel quarto parziale "el Peque", al servizio, si lascia raggiungere sul 5 pari dopo essere stato avanti 40-0, mancando tre chance di chiudere il set. Spreca un altro set point nel game successivo, poi segue con la coda dell'occhio il sorpasso da parte del numero 3 ATP. Quando sembra alle corde, si rianima e ottiene di giocare il tie break, che fa suo per 7-5. Il quinto set non è più un corpo a corpo ma una serie di ganci, montanti e diretti di Diego che tramortiscono l'amico/nemico Dominic. Il secondo flash serve a immortale sia la gioia del nuovo numero 8 ATP quando, quasi incredulo, scopre di avercela fatta, sia soprattutto il fraterno scambio di complimenti tra i due mentre si dirigono verso il giudice di sedia a risultato acquisito: 7-6 5-7 6-7 7-6 6-2. Conquistando l'accesso alla semifinale che lo vedrà affrontare Nadal (battuto due settimane fa a Roma), Schwartzman impedisce a Thiem di giocarla per la quinta volta consecutiva.
Dopo sette successi in due settimane, a fermare nei quarti di finale la corsa di Martina Trevisan è una ragazza di 19 anni di Varsavia, da oggi numero 33 WTA. Si chiama Iga Swiatek, due giorni fa ha umiliato Simona Halep. La toscana parte bene ma poi subisce il gioco efficace più che potente dell'avversaria, dotata di un diritto d'attacco e di un rovescio difensivo eccellenti anche se la sua caratteristica più evidente è il senso della posizione in campo. La nuova numero 2 d'Italia e 83 del mondo prova anche a cambiare strategia, andando a rete appena possibile, ma senza effetti evidenti. Perso il primo set per 6-3, nel secondo si ritrova dietro di due break in quattro e quattr'otto. Perde un po' di fiducia e non trova, contrariamente a quanto accaduto nei match contro Gauff, Sakkari e Bertens, la felicità d'esecuzione che le aveva regalato i crescendo di ottimismo. Così, il secondo set scappa via rapido: 6-2. L'allieva di Matteo Catarsi non ha davvero nulla da rimproverarsi. È lei, da oggi, la punta di diamante del tennis femminile italiano: certo è più affidabile, m'azzardo a dire, di Camila Giorgi. Martina se ne renderà conto quando la WTA e gli organizzatori di tornei la tratteranno come si confà a chi entra di diritto nei main draw degli slam.
Avversaria di Iga Swiatek in semifinale sarà l'argentina classe 1997 Nadia Podoroska detta "la Rusa" (la russa) anche se è di famiglia ucraina. Esattamente un anno fa al Forte Village di Santa Margherita di Pula, che la prossima settimana ospiterà il primo ATP 250 italiano dopo quasi vent'anni, si giocavano le fasi finali di un torneo ITF femminile. Per dargli grossolanamente un valore, quel genere di evento ITF sta a uno slam o a un WTA Premier come, nel calcio Italiano, un campionato semiprofessionistico sta alla A. La testa di serie numero 1 era Trevisan, che fece il suo al meglio raggiungendo la finale. Era invece senza seed l'altra finalista, Nadia "la Rusa", all'epoca numero 308 del ranking ATP (Martina era 179).
Fu, raccontano, un bel match, che la ragazza di Rosario s'aggiudicò per 7-6 6-1. Nei dodici mesi successivi, prima del Roland Garros la oggi ufficiosa numero 48 al mondo grazie alla netta vittoria su Elina Svitolina ha partecipato a quattordici tornei. Nell'ordine, tre ITF - in Spagna (quarti di finale), in Paraguay (sedicesimi) e in Cile (sedicesimi) -, un WTA a Houston (trentaduesimi) e uno a Naples (ottavi), un ITF negli Stati Uniti (vittoria in finale sull'americana Claire Liu) e uno in Francia (vittoria in finale sulla francese Harmony Tan), un Challenger a Newport (semifinale), il WTA Mexican Open di Acapulco (sedicesimi), il WTA Monterrey Open (sedicesimi), un altro ITF in Messico (ottavi); dopo la pausa imposta dalle misure anti-Covid, in agosto Nadia s'è iscritta al WTA di Palermo (sedicesimi, sconfitta netta per mano di Fiona Ferro), poi al WTA di Praga (qualificazioni) e, infine, all'ITF di Saint Malo (vittoria in finale sulla spagnola Cristina Bucsa). Una buona serie di risultati, ma niente d'eccezionale. Invece nelle due settimane nello slam sulla terra rossa la ventitreenne di Rosario, bionda tendente al rosso, ha inanellato, tra qualificazioni e tabellone principale, otto vittorie consecutive, la più prestigiosa e convincente delle quali oggi ai danni dell'ucraina doc Svitolina.
La numero 4 al mondo ha dato subito l'impressione d'essere così fuori fase da far risaltare come incontrollabile il buon diritto di Podoroska, spesso irrobustito dal top spin (6-2). Il secondo set m'è parso una gara a chi riusciva a tenere il turno di servizio: ha prevalso l'argentina (6-4). Non accadeva dal 1999 che una semifinalista di slam provenisse dalle qualificazioni: allora a riuscire nell'impresa fu, a Wimbledon, l'americana Alexandra Stevenson, mai più andata oltre un secondo turno in un major. Ma al Roland Garros 2020 le sorprese e i record sembrano non finire mai.
Per colpa dell'insipienza di chi gestisce la scaletta dei match degli Open di Francia, si comincia all'ora di Porta a Porta e si finisce quando l'ultima carrozza cigolando se n'è andata da un pezzo. Si capisce dalle prime battute nel silenzio perfetto del Philippe-Chatrier che il diciannovenne sudtirolese non ha alcun timore reverenziale nei confronti del dodici volte trionfatore al Roland Garros, di 15 anni più anziano. Abile nel contrasto e attento nell'impostazione, non cede mai la battuta e ottiene il break sul 5 pari. Al servizio per il set, viene tradito dalla tensione e si fa rimontare. Nel tie break, solo usando tutte le armi del suo arsenale Rafa ha la meglio.
Stesso equilibrio nel secondo parziale, con il break ottenuto dall'italiano nel quarto game e il controbreak subito nel quinto. Quando Sinner aumenta il ritmo, Nadal fa altrettanto, e viceversa. Lo spettacolo è godibilissimo per i duecento infreddoliti sugli spalti e i milioni in diretta globale. Ancora una volta è la maggiore (meglio: l'incomparabile) esperienza del maiorchino a fare la differenza: all'ultima occasione utile, strappa il break, va a servire e incassa il set.
L'ultimo parziale prende le mosse quando a Parigi è quasi l'una di notte e la temperatura è di 12 gradi centigradi. Nadal gioca in scioltezza e si prende immediatamente un break, che poi replica. Nemmeno Piatti potrebbe, a questo punto, chiedere di più all'allievo che per due ore e venti minuti tiene testa al più forte giocatore della storia sulla terra rossa. Continua a lottare, prova le accelerazioni che gli sono consuete, insiste a scendere a rete appena può, quasi a imitazione di Rafa (il gioco in avanzamento è l'area sulla quale il team di Bordighera deve ancora lavorare parecchio). Risulta però evidente che, quando sfida avversari di questo calibro, deve ancora pagare pegno: d'altra parte, questa è la prima partecipazione di Jannik al Roland Garros, e si conclude sul 6-7 4-6 1-6 del suo quinto match.
L'altro quarto di finale di oggi è tra Dominic Thiem e Diego Schwartzman, entrambi specialisti della terra rossa, anche se l'austriaco va considerato, dopo la recente vittoria a Flushing Meadows, un "all surface player". Il confronto si rivela fisicamente e mentalmente devastante: 59 game in 5 ore e 8 minuti intensissimi, 376 punti messi a segno, un ininterrotto scambio di ruolo tra chi conduce gli scambi e chi li subisce. La battaglia è talmente ricca di colpi di scena da non poter essere raccontata a parole. Mi limito a due flash. Nel quarto parziale "el Peque", al servizio, si lascia raggiungere sul 5 pari dopo essere stato avanti 40-0, mancando tre chance di chiudere il set. Spreca un altro set point nel game successivo, poi segue con la coda dell'occhio il sorpasso da parte del numero 3 ATP. Quando sembra alle corde, si rianima e ottiene di giocare il tie break, che fa suo per 7-5. Il quinto set non è più un corpo a corpo ma una serie di ganci, montanti e diretti di Diego che tramortiscono l'amico/nemico Dominic. Il secondo flash serve a immortale sia la gioia del nuovo numero 8 ATP quando, quasi incredulo, scopre di avercela fatta, sia soprattutto il fraterno scambio di complimenti tra i due mentre si dirigono verso il giudice di sedia a risultato acquisito: 7-6 5-7 6-7 7-6 6-2. Conquistando l'accesso alla semifinale che lo vedrà affrontare Nadal (battuto due settimane fa a Roma), Schwartzman impedisce a Thiem di giocarla per la quinta volta consecutiva.
Dopo sette successi in due settimane, a fermare nei quarti di finale la corsa di Martina Trevisan è una ragazza di 19 anni di Varsavia, da oggi numero 33 WTA. Si chiama Iga Swiatek, due giorni fa ha umiliato Simona Halep. La toscana parte bene ma poi subisce il gioco efficace più che potente dell'avversaria, dotata di un diritto d'attacco e di un rovescio difensivo eccellenti anche se la sua caratteristica più evidente è il senso della posizione in campo. La nuova numero 2 d'Italia e 83 del mondo prova anche a cambiare strategia, andando a rete appena possibile, ma senza effetti evidenti. Perso il primo set per 6-3, nel secondo si ritrova dietro di due break in quattro e quattr'otto. Perde un po' di fiducia e non trova, contrariamente a quanto accaduto nei match contro Gauff, Sakkari e Bertens, la felicità d'esecuzione che le aveva regalato i crescendo di ottimismo. Così, il secondo set scappa via rapido: 6-2. L'allieva di Matteo Catarsi non ha davvero nulla da rimproverarsi. È lei, da oggi, la punta di diamante del tennis femminile italiano: certo è più affidabile, m'azzardo a dire, di Camila Giorgi. Martina se ne renderà conto quando la WTA e gli organizzatori di tornei la tratteranno come si confà a chi entra di diritto nei main draw degli slam.
Avversaria di Iga Swiatek in semifinale sarà l'argentina classe 1997 Nadia Podoroska detta "la Rusa" (la russa) anche se è di famiglia ucraina. Esattamente un anno fa al Forte Village di Santa Margherita di Pula, che la prossima settimana ospiterà il primo ATP 250 italiano dopo quasi vent'anni, si giocavano le fasi finali di un torneo ITF femminile. Per dargli grossolanamente un valore, quel genere di evento ITF sta a uno slam o a un WTA Premier come, nel calcio Italiano, un campionato semiprofessionistico sta alla A. La testa di serie numero 1 era Trevisan, che fece il suo al meglio raggiungendo la finale. Era invece senza seed l'altra finalista, Nadia "la Rusa", all'epoca numero 308 del ranking ATP (Martina era 179).
Fu, raccontano, un bel match, che la ragazza di Rosario s'aggiudicò per 7-6 6-1. Nei dodici mesi successivi, prima del Roland Garros la oggi ufficiosa numero 48 al mondo grazie alla netta vittoria su Elina Svitolina ha partecipato a quattordici tornei. Nell'ordine, tre ITF - in Spagna (quarti di finale), in Paraguay (sedicesimi) e in Cile (sedicesimi) -, un WTA a Houston (trentaduesimi) e uno a Naples (ottavi), un ITF negli Stati Uniti (vittoria in finale sull'americana Claire Liu) e uno in Francia (vittoria in finale sulla francese Harmony Tan), un Challenger a Newport (semifinale), il WTA Mexican Open di Acapulco (sedicesimi), il WTA Monterrey Open (sedicesimi), un altro ITF in Messico (ottavi); dopo la pausa imposta dalle misure anti-Covid, in agosto Nadia s'è iscritta al WTA di Palermo (sedicesimi, sconfitta netta per mano di Fiona Ferro), poi al WTA di Praga (qualificazioni) e, infine, all'ITF di Saint Malo (vittoria in finale sulla spagnola Cristina Bucsa). Una buona serie di risultati, ma niente d'eccezionale. Invece nelle due settimane nello slam sulla terra rossa la ventitreenne di Rosario, bionda tendente al rosso, ha inanellato, tra qualificazioni e tabellone principale, otto vittorie consecutive, la più prestigiosa e convincente delle quali oggi ai danni dell'ucraina doc Svitolina.
La numero 4 al mondo ha dato subito l'impressione d'essere così fuori fase da far risaltare come incontrollabile il buon diritto di Podoroska, spesso irrobustito dal top spin (6-2). Il secondo set m'è parso una gara a chi riusciva a tenere il turno di servizio: ha prevalso l'argentina (6-4). Non accadeva dal 1999 che una semifinalista di slam provenisse dalle qualificazioni: allora a riuscire nell'impresa fu, a Wimbledon, l'americana Alexandra Stevenson, mai più andata oltre un secondo turno in un major. Ma al Roland Garros 2020 le sorprese e i record sembrano non finire mai.