È solo al sesto tentativo - dopo quelli falliti tra ieri e le prime ore di oggi da Travaglia, Mager, Sinner, Cecchinato e Seppi - che l'Italia riesce a piazzare un suo giocatore al secondo turno degli Australian Open. È metà pomeriggio a Melbourne e Lorenzo Sonego ha la faccia un po' così dei piemontesi che si stupiscono ci sia vita oltre le Alpi e il Ticino. Anche il suo avversario sul campo 14, il californiano Sam Querrey, ha una faccia un po' così, alla Brian Wilson, il visionario e tormentato leader dei Beach Boys che sembrava però un bravo ragazzo del Midwest, tutto baseball e famiglia. È uno che è stato davvero forte: ha sfiorato la Top Ten nel 2018 dopo aver raggiunto la semifinale a Wimbledon l'anno precedente. Ora, a 33 anni e con una classifica ATP meno brillante (è 52 al mondo e 5 d'America), appare un po' in disarmo. Il numero 4 azzurro, per la prima volta testa di serie in uno slam (è il 31 del seeding), dà invece l'impressione di essere solidissimo, per nulla fiaccato dalla lunga quarantena nella bolla del Pullman Albert Park Hotel e dagli allenamenti al coperto con Dusan Lajovic, né demoralizzato per la sconfitta di pochi giorni fa rimediata contro il mancato asso australiano Jason Kubler. Con metodo, ottiene un break in ognuno dei tre set: nel primo l'acciuffa all'ultima occasione utile, quando è alla risposta avanti per 6-5, negli altri due l'incamera in anticipo. Il match è combattuto (durerà 131 minuti) ma mai in forse, come il punteggio resoconta fedelmente: 7-5 6-4 6-4. Grazie all'intensa preparazione durante i mesi di stop - con il coach Gipo Arbino si è concentrato sul rovescio e il servizio, sempre più potente e preciso - a meno di 26 anni Lorenzo è pronto a giocarsi le sue carte al secondo turno contro il veterano del torneo, lo spagnolo Feliciano Lopez, classe 1981 come il Grande Assente Roger Federer.
Il secondo passaggio di turno di un italiano si concretizza un quarto d'ora più tardi con il percorso altrettanto netto di Salvo Caruso (6-2 6-4 6-3) ai danni di Henri Laaksonen, ATP 139, proveniente dalle qualificazioni di Doha. Nell'unico precedente sul rosso del challenger di Roma di due anni fa il finlandese naturalizzato svizzero aveva prevalso di misura, ma nel frattempo l'avolese è cresciuto tecnicamente e mentalmente. Oggi serve e risponde con efficacia, preferendo una tattica difensiva che costringe l'avversario a rischiare e sbagliare. Pochi, invece, i suoi errori non forzati. Insomma, un match da manuale che, dopo il terzo turno di settembre a Flushing Meadows, ribadisce come il tennis di Caruso sia competitivo soprattutto sul sintetico.
I piatti forti per i nostri palati nazionalisti vengono serviti tra i tramonto e la serata di Melbourne. Comincia Fabio Fognini, testa di serie numero 16, che affronta il temibile francese Pierre-Hugues Herbert, 29 anni, ATP 84, gran doppista (ha vinto tutti i major in coppia con Nicolas Mahut). Il ligure ha fatto un gran lavoro con il nuovo coach Alberto Mancini dopo il doppio l'intervento chirurgico alle caviglie subito durante il lockdown e la sosta per infezione da Covid in ottobre. Lo ha dimostrato la scorsa settimana durante la ATP Cup, lo conferma oggi. Ordinato e concentrato, onora la propria quindicesima partecipazione allo slam degli antipodi con una prestazione senza sbavature né intemperanze. Herbert invece è falloso e incerto, incapace di trovare contromisure al gioco variato e spumeggiante dell'avversario. Fabio gli varia il ritmo, lo innervosisce con le palle corte e quelle al corpo, risponde senza timori al suo servizio insidioso. Il colpo del ko arriva dopo 111 minuti e sancisce il 6-4 6-2 6-3 che spedisce il numero 2 azzurro al derby con Caruso.
A Matteo Berrettini, testa di serie numero 9, il sorteggio ha consegnato un avversario tra i più rognosi, Kevin Anderson, 34 anni, crollato nel ranking nell'ultimo anno e mezzo a causa di un infortunio (è ATP 81) ma a lungo tra i Top Ten e, soprattutto, finalista a Flushing Meadows nel 2017 e a Wimbledon nel 2018. I due, che non hanno precedenti, condividono la predilezione per il servizio. Il copione, pertanto, è già noto: grandi botte, scambi in maggioranza al centro, ricerca ossessiva del servizio spiazzante a cui far seguire, nel caso non sia vincente, un incrociato imprendibile. Giocano a specchio, lottano duramente e vanno al tie break, durante il quale il romano annulla otto set point e trasforma il secondo a proprio favore. Nel secondo set Matteo approfitta del nervosismo di Anderson, al servizio sul 6-5, al momento di pareggiare i conti: conquista il break e il parziale. Nel terzo, il sudafricano ha un nuovo calo di concentrazione nell'ottavo game: quel che serve al numero 1 d'Italia per andare a servire per il match. Finisce 7-6 7-5 6-3 in meno di due ore e mezza. Al secondo turno troverà il qualificato ceco Tomas Machac, 20 anni, che arriva dalle qualificazioni e di cui né lui né io sappiamo nulla.
Come potete leggere nelle cronache, oggi escono purtroppo di scena l'eroina di Parigi 2020 Martina Trevisan (6-3 6-4 contro la testa di serie numero 29 Ekaterina Alexandrova) ed Elisabetta Cocciaretto, che cede solo al terzo set (3-6 6-4 6-4) alla tedesca Mona Barthel dopo aver dato la sensazione di poterla battere. Peccato, ma è così giovane che esperienze come questa le saranno utili in futuro.