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Chi è uscito vincente dal lockdown

Aslan Karatsev (afp)
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Nella società dei consumi, è il denaro guadagnato a definire la misura del successo personale. È sbagliato, ma stiamo al gioco. Aslan Karatsev (oppure Karacev, nella più corretta traslitterazione italiana) non s’era mai abituato a sopravvivere ai margini del grande tennis, raccogliendone le briciole. Future dopo Future, Challenger dopo Challenger, in otto stagioni da professionista aveva appuntato sul curriculum nove finali vinte e sei perse. In termini di ricavi lordi, un mezzo fallimento: 70mila euro di premi incassati nel 2015 e nel 2016, 20mila nel 2018, 30mila nel 2019, 140mila l’anno scorso. Nei suoi nove favolosi giorni nel main draw degli Australian Open 2021 ha invece già virtualmente aggiunto al suo conto in banca 541.644 euro, che è quanto destinato a chi, come lui, raggiunge la semifinale. In più, nei tre turni del torneo di qualificazione organizzato quest’anno a Doha ha raggranellato 33mila euro. Le tv ad…

Nella società dei consumi, è il denaro guadagnato a definire la misura del successo personale. È sbagliato, ma stiamo al gioco. Aslan Karatsev (oppure Karacev, nella più corretta traslitterazione italiana) non s’era mai abituato a sopravvivere ai margini del grande tennis, raccogliendone le briciole. Future dopo Future, Challenger dopo Challenger, in otto stagioni da professionista aveva appuntato sul curriculum nove finali vinte e sei perse. In termini di ricavi lordi, un mezzo fallimento: 70mila euro di premi incassati nel 2015 e nel 2016, 20mila nel 2018, 30mila nel 2019, 140mila l’anno scorso. Nei suoi nove favolosi giorni nel main draw degli Australian Open 2021 ha invece già virtualmente aggiunto al suo conto in banca 541.644 euro, che è quanto destinato a chi, come lui, raggiunge la semifinale. In più, nei tre turni del torneo di qualificazione organizzato quest’anno a Doha ha raggranellato 33mila euro. Le tv adesso se lo disputano, gli sponsor fanno la fila. Arriveranno tanti altri soldi. Ce l’ha fatta.

A vederlo in campo e a sentirne le scarne dichiarazioni post-match, Aslan, 27 anni, sembra tuttavia disinteressato agli aspetti venali del suo incredibile percorso a Melbourne. È l’effetto secondario di una vita in salita, almeno finora. Nato a Vladikavkaz nella repubblica caucasica dell’Ossezia del Nord-Alania, è cresciuto e si è formato tennisticamente in Israele dove la sua famiglia è emigrata quando aveva 3 anni. Lí il suo primo maestro è stato Vladimir Rabinovich. Non preso in considerazione dalla Israel Tennis Association, a 16 anni è tornato in Russia con il padre per allenarsi con Alexander Kuprin, Ivan Potapov e Andrey Kesarev, mentre la madre e la sorella vivono tuttora a Holon, a sud di Tel Aviv. Adesso si allena a Minsk, in Bielorussia, con Yahor Yatsyk. Anni di vagabondaggi e lavoro intenso che non sembravano tuttavia determinare i miglioramenti programmati in termini di classifica, nonostante la qualità di gioco espressa. In effetti, il suo tennis impressiona: sembra che possa depositare la palla ovunque nel terzo inferiore del campo, non importa con quale forza la scagli. Tecnicamente indiscutibile, non ha evidenti punti deboli. Tatticamente sa massimizzare l’aggressività quando affronta un avversario più talentuoso, in modo da avere qualche possibilità di prevalere. Mentalmente è in grado di risorgere da sotto due set contro un fuoriclasse come Auger Aliassime. Fisicamente ha una resistenza notevole, se si considera che quest’anno ha giocato e vinto più di chiunque altro, escluso Daniil Medvedev.

Tutto è cambiato con il generale rimescolamento dei valori nei circuito a seguito della sospensione del calendario tra la primavera e l’estate scorsa. Da agosto Karatsev ha un rendimento da Top 10. Se n’è accorta anche la federazione di Gerusalemme, che a fine estate ha inutilmente tentato di convincerlo a giocare per Israele. Non è detto non lo faccia, prima o poi, visto che ha doppio passaporto e parla correntemente l’ebraico, oltre al russo e a un discreto inglese.

Dopo aver eliminato Mager, Gerasimov, Schwartzman e Auger-Aliassime, per Karatsev il passaggio di turno di oggi è stato il meno faticoso del torneo perché Grigor Dimitrov, una volta dominato il primo set, si è procurato un infortunio alla schiena (come, nei rispettivi terzi turni, era accaduto a Djokovic, poi miracolosamente rimesso a nuovo dai suoi fisio, e a Berrettini, uscito di scena senza scendere in campo contro Tsitsipas) che lo ha messo nelle condizioni di non poter contenere l’avversario nei successivi tre set (2-6 6-4 6-1 6-2). Da oggi il russo-israeliano è virtualmente numero 42 del ranking ATP.

In semifinale Aslan troverà Novak Djokovic, protagonista contro Alexander Zverev, nella notte deserta di Melbourne in lockdown, di una coraggiosa prestazione (6-7 6-2 6-4 7-6 in  tre ore e mezza) che lo ha visto sempre inseguire a causa dei break patiti puntualmente in apertura di set. Il serbo ha avuto momenti di furioso nervosismo, del quale hanno fatto le spese una racchetta ridotta in poltiglie, Goran Ivanisevic e gli altri del suo staff, più qualche santo ortodosso. Ma che gli sono serviti a fare in pieno di adrenalina. Il tedesco, che compirà 24 anni in aprile, sta rendendo più solido il suo gioco non ha ancora la maturità che serve per battere con qualche continuità il numero 1 al mondo (nei testa-a-testa Nole, che va per i 34, prevale per 6 a 2). Ma gli manca davvero poco, ormai, per raggiungerla. 

Si può sempre migliorare. Serena Williams ne è la prova. La mobilità non è mai stata il suo forte, ma in passato compensava con una grande capacità di lettura del colpo. A quasi quarant’anni ha deciso che il suo conto con il tennis è ancora aperto. E, come Karatsev, ha fatto del lockdown un’occasione da non sprecare. Ha lavorato con costanza e determinazione su tre fronti: preparazione atletica specifica da cui è venuta fuori una mobilità sui piedi che forse non ha mai avuto; rinnovato movimento del dritto (una ottima maestra romana mi ha spiegato che adesso Serena conclude il colpo “avanti, attraversando bene la palla, mentre prima spesso il braccio scappava in alto”); una cura dimagrante accompagnata da un severissimo mantenimento del tono muscolare. Non è questione di non accontentarsi mai: tutto questo ha a che fare con la voglia di migliorare sempre. Oggi contro Simona Halep, WTA 2, ha compiuto pochi errori non forzati, è stata attenta a concedere pochissimo all’avversaria, è apparsa pienamente consapevole dei propri mezzi. La romena ha poco da recriminare, tanto è apparsa subalterna dell’avversaria in tutti i momenti del match, perso per 6-3 6-3 in 81 minuti. Nella rincorsa al record di ventiquattro slam vinti da Margaret Court, Williams ("... ora gioco solo per gli Slam” ha detto a fine gennaio a Stephen Colbert, conduttore del The Late Show sulla CBS), avrà come penultimo ostacolo, giovedì, la numero 3 WTA Naomi Osaka, che nel primo pomeriggio ha facilmente avuto ragione (6-2 6-2) di Su-Wei Hsieh, cinese di Taipei.