Se andate a verificare la collocazione delle semifinaliste dei Championships nel ranking mondiale e date poi un’occhiata ai loro curricula, scoprirete le sorprendenti differenza degli esiti dello slam sull’erba rispetto a quelli sulla terra rossa del Roland Garros. Infatti, a giocarsi il titolo a Wimbledon saranno l’attuale numero 1 Ashleigh Barty, 25 anni, le due ex numero 1, seppure negli ultimi tempi scivolate indietro fino al quattordicesimo e al ventottesimo posto WTA, Karolina Pliskova, 29 anni, e Angelique Kerber, 33, e Aryna Sabalenka, numero 3 mondiale, bielorussa ventitreenne dalla potenza serenwilliamsiana. Al Roland Garros ad affrontarsi in finale furono Barbora Krejcikova, 25 anni, e Anastasia Pavlyuchenkova, 30, entrambe mai Top 10, giudicate da bookmaker e tecnici con minime chance di superare i due o tre turni iniziali.
Dunque l’erba di Church Road ridefinisce una scala di valori più in linea con quanto s’è visto in stagione e negli ultimi anni nei maggiori tornei. Allo showdown tutto femminile di giovedì l’australiana Barty, che oggi si è liberata con estrema facilità (6-1 6-3 in poco più di un’ora) della connazionale di natali croati Ajla Tomljanovic, porterà in dote la vittoria a Parigi nel 2019 e la semifinale a Melbourne nel 2020. La sua avversaria, la tedesca Kerber, vanta un più ricco bottino in carriera con i successi agli Australian Open e agli Us Open nel 2016 e a Wimbledon nel 2018, ma ha mostrato contro la ceca Karolina Muchova, battuta per 6-2 6-3, di non avere ritrovato del tutto lo smalto dei tempi migliori.
Pliskova resta al momento l’eterna incompiuta (finale a Flushing Meadows nel 2016 lasciata proprio a Kerber, semifinali in ciascuno degli altri major tra il 2017 e il 2019). Anche oggi, più che vincere, non ha perso contro la svizzera Viktorija Golubic, pur regolata per 6-2 6-2. L’incognita è sempre la stessa: quando la tensione è massima, il suo punto di rottura è talmente sollecitato da farle rischiare il black-out, com’è accaduto nella finale agli ultimi Internazionali d’Italia.
A mio giudizio, da quanto visto oggi nei match nella Centre Court e sul campo 1 risulta tuttavia evidente che sia Aryna Sabalenka, prossima avversaria della ceca, ad avere più possibilità delle competitor di alzare sabato la coppa. Contro Ons Jabeur, dotata di un eccellente gioco a tutto campo, la bielorussa ha confermato le qualità che le consentono di accoppiare la velocità di esecuzione a una imprevedibilità non frequente tra le donne. La tunisina ha tentato di tutto per riuscire a contrastarla, riuscendoci però solo a tratti, come puntualmente registra il punteggio, 6-4 6-3.
In apertura di giornata arriva la maggiore sorpresa degli ottavi di finale maschile, con il seguito del match tra il numero 2 mondiale Daniil Medvedev e il talvolta sorprendente Hubert Hurkacz, ATP 13 nel ranking in tempo reale. La partita era stata sospesa ieri per la pioggia sul 2-6 7-6 3-6 4-3. Alla ripresa, la pratica si chiude in meno di tre quarti d’ora, che è quanto serve al polacco per recuperare il set di svantaggio e poi battere in scioltezza il russo (6-3 6-3 il punteggio degli ultimi parziali). Decisivo, ovviamente, è risultato il servizio, in alcuni passaggi assolutamente ingiocabile per l’avversario. Medvedev, visibilmente infuriato, ha lasciato il centrale senza salutare il pubblico.
Il ragazzo di Wroclaw, 24 anni, non va sottovalutato. Quand’è in forma come oggi o come a Miami in primavera, quando sconfisse in finale Jannik Sinner, è in grado di mettere in difficoltà chiunque. Il quarto di finale di domani contro Roger Federer è un obiettivo raggiunto che vale, forse, più del Masters 1000 in Florida, anche perché in passato Hubert non era mai andato oltre i sedicesimi di finale in uno slam, due anni fa a Wimbledon.