Per cominciare, vi propongo queste definizioni per ciascuno dei quattro semifinalisti di Wimbledon 2021 designati dai match odierni: potente con passione, inatteso con umiltà, solido senza fronzoli, talentuoso senza continuità. Prima di continuare la lettura, provate ad associare l'aggettivo e il relativo sostantivo a Djokovic o Shapovalov, a Hurkakz o Berrettini: così, per verificare se siamo d'accordo o no.
Bene, il potente con passione è Matteo, alla seconda semifinale di slam in carriera dopo quella del 2019 a Flushing Meadows persa contro Rafael Nadal, che poi si sarebbe preso il titolo. Il suo avversario sul campo 1 è Felix Auger-Aliassime, 21 anni l'8 agosto, compagno di Nina Ghaibi, sedicente cavallerizza professionista e cugina della sua fidanzata Ajla Tomljanovic: le due ragazze seguono però gli scambi dagli spalti a distanza.
Amori a parte, l'approccio del romano alla partita è privo di tentennamenti o timori, a dimostrazione che a 25 anni e 3 mesi ha raggiunto la maturità che serve per ottenere risultati d'eccellenza continuativi. Il suo primo set è quasi perfetto, con due break ottenuti grazie alla notevole efficienza della risposta al servizio e un solo momento di distrazione nell'ottavo game, quando il canadese riesce temporaneamente a rifarsi sotto (6-3). Tutt'altra storia il secondo parziale, che ha tre fasi: la fuga di Felix fino all'1-3, il riaggancio da parte del numero 1 italiano, il nuovo scatto che permette al numero 15 ATP (ranking live) di riportare in pari il conto dei set (5-7). Il terzo set è caratterizzato da un equilibrio mai in forse, nonostante i game di servizio di Auger-Aliassime siano meno tormentati di quelli di Berrettini. All'ultima occasione di break, passa però l'italiano (7-5). Nel quarto set Matteo ritrova il servizio, che diventa il fodamentale decisivo dopo aver ottenuto il break nel secondo game: 6-4. Poiché lo diranno in molti, non mi sottraggo al dovere di paragonare Berrettini vs. Auger-Aliassime a Italia vs. Spagna a Wembley: a tratti gioca meglio il quebecois ma nei momenti che contano a metterci più passione è l'azzurro, che con quattro formidabili botte di servizio chiude i conti: 6-4.
L'ultimo italiano ad approdare alla semifinale dei Championships era stato, nel 1960, un altro romano, Nicola Pietrangeli, che di Matteo potrebbe essere il nonno. I precedenti con Hubert Hurkacz non danno indicazioni univoche: tre anni fa nelle qualificazioni degli Australian Open prevalse di misura Berrettini, l'anno successivo a Miami fu il polacco a passare d'un soffio il turno, che era quello di apertura del torneo.
A 24 anni, Hurkakz non sembrava peraltro pronto alla grande impresa di battere Roger Federer nella Centre Court, ma lo spirito con il quale il ragazzo di Wroclaw affronta il match contro il GOAT lo premia, com'è giusto che sia: dunque, l'inatteso con umiltà è lui. Il polacco, che si era un po' perso dopo il successo nell'ATP Masters 1000 di Miami, trova sull'erba londinese la superficie più adatta alle sue caratteristiche e nello svizzero un avversario in parte appagato per avere superato cinque turni nel corso di questi Championships, in parte sorpreso da non sapere estrarre dal metaforico cilindro alcuna soluzione in grado di cambiare l'inerzia del match. L'ex numero 1 al mondo è competitivo solo nel secondo set, quando va avanti sulla'1-4 per poi farsi raggiungere e superare in un tie break sempre da follower (7-4). Nel primo e, soprattutto, nel terzo set è invece in balìa di Hurkakz, che mantiene con autorevolezza il controllo degli scambi e ha un tasso di errori bassissimo (a fine match IBM Slamtracker conterà 12 suoi errori non forzati contro i 32 dell'avversario).
La standing ovation che accompagna Federer all'uscita del campo entrerà nella storia di Wimbledon, perché è difficile immaginare che a quasi 41 anni - quanti ne avrà tra un anno - potrà ancora competere alla pari con i tanti ragazzi di qualità in rapida crescita nel circuito. Intanto, però, potremo godercelo nel torneo olimpico, visto che ieri è stata confermata la sua presenza nella squadra svizzera per Tokyo 2021: saranno i suoi quinti giochi dopo Sydney, Atene, Pechino e Londra. Immagino sia un record.
Può essere soltanto Novak Djokovic il solido senza fronzoli. Il numero 1 del mondo sbriga in tre set (6-3 6-4 6-4) l'impegno di giornata costituito dal confronto con Marton Fucsovic, l'unico tra i quartifinalisti oltre quota 40 della classifica ATP cristallizzata al 28 giugno. Attenzione: il punteggio (6-3 6-4 6-4) può trarre in inganno, perché il serbo ha dovuto sudare non poco per avere ragione dell'ungherese, concentrato, concreto e nettamente inferiore solo quand'è alla risposta sulla prima di Nole. Il quale, come spesso gli accade nelle fasi finali degli slam, punta a portare a casa la vittoria con il minimo di dispendio di energie, il che significa concedere poco o nulla allo spettacolo.
Su chi sia il "talentuoso senza continuità" non penso ci siano dubbi: Denis Shapovalov. Il secondo canadese dei quarti di finale è infatti di gran lunga più fantasioso e tecnicamente attrezzato di Karen Khachanov e tuttavia riesce a soffrire fino al quinto set prima di ottenerne la capitolazione. Il nuovo numero 10 ATP (ranking live) si perde dopo essersi preso il primo set ed è poi costretto a una faticosa rimonta, favorita dalla fragilità emotiva dell'ultimo dei russi in tabellone (6-4 3-6 5-7 6-1 6-4). Ora dovrà vedersela con Djokovic.
Oltre a Berrettini, l'altro azzurro che approda a una semifinale dei Championships 2021 è Simone Bolelli. In doppio, ovviamente. Alla vigilia dei 36 anni, il bolognese trova nell'argentino Maximo Gonzalez Mereira, nato nel 1983 a Tandil, la città di Juan Martin del Potro, il compagno di doppio che cercava da anni. Nel 2021 hanno già vinto insieme due titoli sulla terra battuta, in Cile e nell'Open di Parma, e uno, beneaugurante, sull'erba di Maiorca. Simone è da sempre un formidabile specialista del tennis in coppia, fino a raggiungere il numero 8 nel ranking mondiale ai tempi del sodalizio con Fabio Fognini, con il quale trionfò a Melbourne nel 2015. Tuttavia non ha mai voluto, fino a poco tempo fa, rinunciare ai tornei di singolare. Con il senno di poi, è stato un errore. Come forse sapete, da quest'anno dal terzo turno dei Championships le partite sono al meglio dei cinque set. È una decisione condivisibile, perché ridà al torneo di doppio l'autorevolezza che merita. Oggi gli avversari di Bolelli e Gonzalez sono il neozelandese di nazionalità giapponese (come la mamma) Ben McLachlan, 29 anni, e il sudafricano Raven Klaasen, 38 anni, originario di Capetown. Il match è lineare. Il primo set si decide al tie break a favore della coppia italo-argentina, la quale nel secondo e nel terzo set è più autorevole. Finisce 7-6 6-4 6-3. La semifinale sarà contro lo spagnolo Marcel Granollers e l'argentino Horacio Zeballos. Una faccenda da risolvere tra latini.