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Tsitsipas, fuga da Alcaraz

(ansa)
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Premessa: comincio a scrivere Monday's Net mentre da 70 minuti Stefanos Tsitsipas e Carlos Alcaraz si disputano sul rettangolo blu dell'Arthur Ashe Stadium l'accesso al quarto turno degli Us Open. Per la precisione, i due sono al secondo set, lo spagnolo sta servendo sul 3 pari dopo aver condotto per 3-0, il greco ha appena concluso il suo rocambolesco riaggancio. Nei tre quarti d'ora iniziali del match ho visto il diciottenne di Murcia dominare sia il primo parziale (6-3), sia l'avvio del secondo, annichilendo a furia di pallate il numero 3 al mondo, di cinque anni più anziano.

Non sono affatto stupito di quanto sto condividendo con decine di milioni di spettatori broadcast e in streaming perché dal settembre 2019 mi aspettavo uno show di questo livello da parte di Alcaraz. Era accaduto che fossi tornato anzitempo da Roma a Firenze per vedere in campo nel Challenger del Circolo delle Cascine il ragazzino allenato da Juan Carlos Ferrero, numero 1 ATP…

Premessa: comincio a scrivere Monday's Net mentre da 70 minuti Stefanos Tsitsipas e Carlos Alcaraz si disputano sul rettangolo blu dell'Arthur Ashe Stadium l'accesso al quarto turno degli Us Open. Per la precisione, i due sono al secondo set, lo spagnolo sta servendo sul 3 pari dopo aver condotto per 3-0, il greco ha appena concluso il suo rocambolesco riaggancio. Nei tre quarti d'ora iniziali del match ho visto il diciottenne di Murcia dominare sia il primo parziale (6-3), sia l'avvio del secondo, annichilendo a furia di pallate il numero 3 al mondo, di cinque anni più anziano.

Non sono affatto stupito di quanto sto condividendo con decine di milioni di spettatori broadcast e in streaming perché dal settembre 2019 mi aspettavo uno show di questo livello da parte di Alcaraz. Era accaduto che fossi tornato anzitempo da Roma a Firenze per vedere in campo nel Challenger del Circolo delle Cascine il ragazzino allenato da Juan Carlos Ferrero, numero 1 ATP nel 1983, sempre con lui nel corso della giornata. Qualche mese prima un amico che l'aveva notato nel corso del torneo giovanile di Santa Croce sull'Arno me l'aveva segnalato come "il più probabile erede di Rafael Nadal".  Opposto a Stefano Napolitano, quella sera mi aveva impressionato la sua varietà di colpi. Nel primo set aveva  travolto il biellese, poi l'avevo visto annaspare nel tentativo di sopperire alla differenza di esperienza. Avevo notato anche una certa  fragilità emotiva, dovuta all'età. Alla fine era schiantato, cedendo molti game consecutivi: finí 1-6 6-4 6-1 per l'italiano ATP 204. Di quella sessione quasi notturna m'era restata la sensazione che di Carlos, brufoloso e capelluto, avrei dovuto scrivere parecchio negli anni a venire. Infatti, eccomi qui, adesso, ad ammirare il suo tennis senza punti deboli con l'eccezione forse del servizio, migliorabile, e a scrivere di come stia diventando uno dei grandi protagonisti del circuito.

Torno in diretta. Dal 3 pari, Tsitsi approfitta di un calo di tensione dell'avversario per portarsi sul 4-4; al servizio, si trova sotto 40-0 ma recupera, ottiene il vantaggio e chiude con un ace. Questi cinque punti consecutivi invertono l'inerzia del match, con l'ateniese che prende a macinare dritti e rovesci e Carlos che perde lucidità e tasso di aggressività. Al servizio, avanti 2-5 nel terzo set, Stefanos, anziché chiudere, restituisce uno dei due break incassati. Nulla di che, se non fosse che Alcaraz ritrova d'un tratto lo smalto dei primi game, riprende a piazzare incrociati e lungolinea potentissimi, arrischia drop shot millimetrici e salva tre set point. Insomma, riesce a rimettere in equilibrio la partita. Nel tie break il numero 52 ATP (ranking alla vigilia del match di oggi) non consente a Tsitsi di recuperare lo svantaggio accumulato all'inizio: finisce 7-2.

Mentre attendo l'avvio del quarto set, vado a controllare il curriculum 2021 di Alcaraz (che, come si usa in Spagna, sfoggia un secondo cognome, il materno Garfia). I picchi, in termini di risultati, sono stati la semifinale nell'ATP 250 di Siviglia in aprile, il titolo ai danni di Facundo Bagnis nel Challenger di Oeiras in Portogallo in maggio, il trionfo nel 250 di Umago (6-2 6-2 inflitto a Richard Gasquet) in luglio e la semifinale nel 250 di Winston-Salem la scorsa settimana. Un filotto impressionante.

Quando riprende il gioco, Carlos va subito sotto. Ci pensa un po' su, poi di fatto smette di competere. Si capisce che vuole riservare tutte le energie al quinto set. Conta anche sul pubblico all american di Flushing Meadows, che l'ha scelto come proprio pupillo e lo sostiene a gran voce. Ultimo parziale. L'equilibrio è perfetto e intangibile, non arrivano break: sarà il tie break a stabilire chi passa il turno. Lo spagnolo è micidiale, un'efficiente macchina da tennis che cambia continuamente il ritmo, con passanti violenti, drop shot irraggiungibili, sventagli di rovescio come quello che gli assicura la vittoria (7-5). Ricapitolando: la vittoria di oggi su Tsitsipas  (6-3 4-6 7-6 0-6 7-6 in 4 ore e 7 minuti) fa di Alcaraz - che ha compiuto 18 anni il 5 maggio -  il più giovane giocatore a raggiungere gli ottavi di finale a Flushing Meadows dal 1992 e a battere un Top 3 in uno slam da quando nel 1989 l'americano Michael Chang sconfisse a 17 anni il numero 1 del mondo Ivan Lendl e il numero 3 Stefan Edberg al Roland Garros. Il suo prossimo avversario sarà il tedesco Peter Gojowczyk, 32 anni, ATP 100, proveniente dalle qualificazioni, che oggi ha eliminato il finlandese naturalizzato svizzero Henri Laaksonen (3-6 6-3 6-1 6-4). I quarti di finale sono alla portata del murciano. Anche in questo caso, non mi stupirei.