Le grandi fatiche di Matteo e Jannik
di Claudio Giua , di Claudio GiuaPrima di dedicare più di qualche riga al faticato approdo agli ottavi di finale degli Us Open da parte di Matteo Berrettini e Jannik Sinner, aggiorno il countdown del Grande Slam: Novak Djokovic è ora a -4, cioè a quattro tappe dall’obiettivo che da 52 anni nessun maschio riesce a raggiungere. L’ultimo fu Rod Laver, che perfino io, nato negli anni cinquanta, non ho avuto modo di ammirare in campo o in mondovisione, come si diceva allora. Il serbo ha speso più dell’atteso e più dei due turni precedenti per aver ragione di Kei Nishikori (6-7 6-3 6-3 6-2). Nella prima ora il giapponese, tornato competitivo dopo un lungo periodo di appannamento, ha messo a nudo le imperfezioni e i ritardi di preparazione di Nole. Poi ha volentieri collaborato alla specifica sessione di allenamento in forma di match. Lunedì il numero 1 ATP affronterà il giovane americano Jenson Brooksby, classe 2001, ATP 90, che in cinque set ha eliminato a…
Prima di dedicare più di qualche riga al faticato approdo agli ottavi di finale degli Us Open da parte di Matteo Berrettini e Jannik Sinner, aggiorno il countdown del Grande Slam: Novak Djokovic è ora a -4, cioè a quattro tappe dall’obiettivo che da 52 anni nessun maschio riesce a raggiungere. L’ultimo fu Rod Laver, che perfino io, nato negli anni cinquanta, non ho avuto modo di ammirare in campo o in mondovisione, come si diceva allora. Il serbo ha speso più dell’atteso e più dei due turni precedenti per aver ragione di Kei Nishikori (6-7 6-3 6-3 6-2). Nella prima ora il giapponese, tornato competitivo dopo un lungo periodo di appannamento, ha messo a nudo le imperfezioni e i ritardi di preparazione di Nole. Poi ha volentieri collaborato alla specifica sessione di allenamento in forma di match. Lunedì il numero 1 ATP affronterà il giovane americano Jenson Brooksby, classe 2001, ATP 90, che in cinque set ha eliminato a sorpresa il tardivo fenomeno russo Aslan Karatsev. Da adesso, forse, il gioco diventa più duro.
Al livello di quanti entrano di diritto nei tabelloni degli slam, le differenze di valore non sono talmente forti da garantire successi “a prescindere” ai più titolati. Sergio Leone avrebbe declinato così lo stesso concetto in una sua sceneggiatura: quando un Top 10 al settanta per cento della forma incontra un Top 60 al cento per cento, il rischio che il secondo prevalga è alto. È il caso di Berrettini, ATP 8, che finora non sta mettendo sul piatto dei suoi Us Open lo stesso killer instinct sfoggiato durante i Championships, forse perché troppo responsabilizzato dal doversi confermare tra i grandi del circuito, forse perché ancora influenzato dall’infortunio alla gamba sinistra che gli ha fatto saltare le Olimpiadi. Al contrario, Ilya Ivashka, 28 anni, numero 53 nel ranking ATP live, sta vivendo la propria migliore stagione, culminata il 28 agosto con il successo nella finale nel 250 di Winston-Salem sullo svedese Mikael Ymer (6-0 6-2). Dato il contesto, al termine del quarto set nel Grandstand Stadium ho temuto che il bielorusso, gran frequentatore di Challenger e Futures (ha collezionato in carriera undici finali con sette titoli), facesse davvero correre al numero 1 d’Italia e 8 del mondo il rischio di uscire di scena.
Matteo, più tranquillo di me e del suo angolo, presidiato da Vincenzo Santopadre e Umberto Rianna, nell’ultimo parziale ha invece sfruttato come sa la sua arma migliore, il servizio, e dimostrato che nei momenti decisivi ha quasi sempre più testa dell’avversario, chiunque sia: s’è portato sul 3-0 e poi s’è limitato a controllare che Ivashka non si rifacesse sotto. Più del punteggio finale (6-7 6-2 6-4 2-6 6-3), in previsione dell’ottavo di lunedì contro il tedesco Oscar Otte è utile valutare, nell’economia del gioco attuale del romano, l’incidenza del servizio (oggi 27 ace) e l’efficacia nell’annullare i break point (10 su 12). Per i drittoni e i drop shot, diamo a Matteo tempo fino ai quarti, quando potrebbe incrociare il percorso di Novak Djokovic.
Altrettanto incerto il match del numero 2 italiano, anch’esso deciso al quinto set: 7-6 6-2 4-6 4-6 6-4. Nella primi 100 minuti di confronto con Gael Monfils, testa di serie numero 17 del torneo, Sinner ha dato l’impressione di disporre di una maturità senza pari tra gli under 21 e di una tecnica ormai all’altezza di quella dei più esperti Top 10. L’unico passaggio difficile, quando ha subito il break nell’undicesimo game del primo set, è stato superato di slancio con l’immediato recupero che gli ha consentito di andare a prendersi il tie break. Un improvviso mutamento del momentum, s’è palesato nel terzo set quando ormai il successo sembrava a un passo: il controbreak ottenuto nell’ottavo game è valso al francese, che ha appena compiuto 35 anni, un insperato prolungamento del match. Poi, il black out: avanti 4-0 nel quarto parziale, il sudtirolese si è lasciato rimontare e superare, con sei game consecutivi, da un avversario che venti minuti prima non sembrava più in grado di raggiungere la palla. La capacità di Gael di ribaltare le situazioni critiche gli ha via via assicurato l’appoggio del pubblico del Louis Armstrong Stadium, che in assenza di americani in campo si schiera ovviamente con lo sfavorito. “Mi sono ripetuto che quel tifo era per me”, ha spiegato sornione Jannik dopo la partita.
Il copione non è cambiato nel quinto set, con l’italiano in fuga dopo il break d’apertura e il parigino a rincorrerlo testardamente. Stavolta però Sinner è stato più attento, è inciampato in qualche incertezza ma non ha avuto altri cedimenti di schianto. Comunque, nel complesso l’allievo di Riccardo Piatti ha servito bene, si è districato con abilità sotto rete (finalmente!) e ha mantenuto un basso tasso di errore (48 non forzati contro 78 di Monfils). Al netto delle fasi di crisi, è stato soprattutto ordinato: ottimo, ma gli serviranno molti vincenti in più lunedì contro Alexander Zverev, che oggi ha lasciato il primo set a Jack Sock (altro redivivo) per poi dominarlo fino al ritiro nel quarto.
Abbiamo dunque “solo” due italiani negli ottavi di finale perché non ha passato il turno Andreas Seppi, fermato (6-3 6-4 2-6 7-5) dal già citato Otte, 28 anni, ufficiosamente da oggi ATP 140. Il tedesco di Colonia ha avuto una carriera con poche partecipazioni agli Slam essendosi sempre dedicato ai circuiti Futures e Challenger, nei quali ha colto successi sia in singolo, sia in doppio. Rispetto ai match contro Fucsovics e Hurkacz, Andrea è stato meno mobile e preciso, consentendo a Otte di approfittare dei suoi errori. In ogni caso, il percorso a New York del sudtirolese va segnalato tra le cose migliori del tennis italiano in questa stagione.
Mi limito a segnalare le due sorprese della giornata: la clamorosa sconfitta della numero 1 WTA Asleigh Barty (6-3 1-6 7-5 per mano dell’americana Shelby Rogers, 28 anni, approdata a Flushing Meadows come numero 46 WTA; il netto successo (6-4 6-4 6-4) del sudafricano Lloyd Harris, 24 anni, ATP 35, sul canadese Denis Shapovalov, 22 anni, 10 ATP alla vigilia dello slam, che non confermerà né la semifinale di Wimbledon, né i quarti qui un anno fa,