Monday's Net

Alcaraz e Korda sono i Piccoli Maestri

Alcaraz e Korda sono i Piccoli Maestri
(ansa)
3 minuti di lettura

Un amico, che mi raggiunge al telefono, e un lettore di Monday’s Net, via Twitter, mi pongono suppergiù la stessa domanda: perché Lorenzo Musetti ha fallito l’obiettivo minimo delle sue Next Gen, che era approdare alle semifinali? L’esperienza e le informazioni raccolte mi inducono a ipotizzare tre motivi, tra loro sinergici, della prestazione sottotono del numero 5 d’Italia e testa di serie numero 3 del torneo. Anzitutto, il carrarino, che compirà vent’anni il 3 marzo, sta pagando la troppa pressione indotta dalle alte attese nei suoi confronti. Capita così che l’urgenza di far bene lo induca talvolta a sbagliare quel che non sbagliava mai. Lo si è visto chiaramente nell’Allianz Cloud nel primo match perso malamente contro Sebastian Baez e nella parte centrale di quello che lo vedeva opposto a Hugo Gaston. Paradossalmente, ha giocato meglio contro il più forte del suo girone, Sebastian Korda, dal quale le ha buscate ma senza affatto demeritare (4-2 4-3 4-2). 

Il secondo motivo è tecnico, e riguarda la superficie di gioco e le condizioni ambientali dell’indoor di piazza Stuparich. Se combinate, Lorenzo sembra patirle. Eppure il Greenset milanese è lo stesso sintetico in resina adottato a Melbourne, dove ha vinto lo slam junior, e al chiuso s’è anche espresso a eccellenti livelli in passato: qua, invece, l’ho visto spesso in difficoltà sia nei movimenti, sia nel rapporto con il contesto. Credo che l’allievo di Simone Tartarini si toglierà le migliori soddisfazioni all’aperto e sulla terra rossa, mica nei palazzetti a inizio e fine stagione. 

Infine, la stagione 2021 è la prima in carriera durante la quale Lorenzo ha giocato sempre e ovunque: per la precisione, è sceso in campo in 29 tornei, compresi tre slam e le Olimpiadi: è più che comprensibile che sia stanco e un po’ svuotato. Lasciamo dunque che si riposi, ché intanto vanno avanti le Finals degli under 21 (più correttamente, si tratta del torneo dei migliori tra quanti non compiono 22 anni prima della mezzanotte di San Silvestro 2021). 

La prima semifinale di oggi è combattuta e tecnicamente di alto livello. In campo due americani di prima generazione, Sebastian Korda, di genitori cechi campioni del tennis degli anni novanta, fratello di due top ten del golf professionistico, e Brandon Nakashima, di padre giapponese e madre vietnamita. Dato per favorito, il figlio di Petr e Regina Rajchrtova, 21 anni, ATP 39, viene invece messo in serie difficoltà dal californiano, 20 anni, ATP 69, sottovalutato dai media ma risultato solidissimo alla prova dei fatti. Forgiato alla scuola formativa e selettiva del circuito universitario USA, Brandon è tanto potente quanto tennisticamente intelligente. Sconta però il deficit di esperienza internazionale rispetto a Korda, che nei passaggi decisivi del quarto e quinto set strappa i due break che lo mandano in finale (4-3 2-4 1-4 4-2 4-2).

L’altra semifinale è quella tra Carlos Alcaraz, l’uomo nuovo del tennis spagnolo, e Sebastian Baez, la sorpresa argentina che si ispira a Diego Schwartzman, al quale ha peraltro poco da invidiare in termini di qualità di gioco. I due non si sono mai affrontati in passato, proveniendo da realtà non comunicanti nonostante la lingua comune. A 18 anni e mezzo, Carlos è già un protagonista assoluto dei grandi tornei, avendo giocato quest’anno tutti gli slam e gran parte dei Masters 1000. Ha vinto l’ATP 250 di Umago e accumulato meno punti soltanto di Jannik Sinner e Felix Auger Aliassime nel ranking Race to Milan. Chiuderà la stagione da numero 32 al mondo.

Nonostante abbia due anni e mezzo in più, Seba non ha finora mai trovato posto nei tabelloni principali dei major e quest’anno non s’è iscritto ad alcun Masters 1000. S’è però massacrato per pochi pesos, kuna e grivnia in una sfilza di Challenger, vincendone cinque e perdendo tre volte in finale da gennaio a novembre. È così che è salito fino al posto 111 del ranking ATP, abbastanza per accedere alle Finals. 

Il match non delude, anzi. Baez - che partirà da Milano con un premio superiore alla somma di tutti quelli intascati in stagione - piazza ottimi colpi, come il passante lungolinea di diritto che stordisce Alcaraz nel secondo set. Ovviamente, non gli basta per avere la meglio. Il murciano è implacabile: micidiale quando serve, efficacissimo nelle risposte, raramente falloso, freddissimo nei momenti difficili, fa persino più impressione di quanta ne suscitasse negli spettatori Rafa Nadal alla sua età, nel 2004. Chi ha avuto la fortuna di vederlo dal vivo in questa edizione delle Next Gen lo racconterà ad amici e parenti nei prossimi tre lustri almeno: io c’ero, dirà, quando Alcaraz giocò al Palalido (a Milano continuano a chiamarlo così). Un po’ come quelli che ti fanno la cronaca della prima vittoria di Roger Federer in un torneo ATP, anche quella volta a Milano, nel 2001. Per la cronaca, Carlito ha prevalso per 4-2 4-1 4-2.