Mentre fa buio, sul 4 non si discute della serata nerissima di Mancini a Belfast e neppure del gol del bianconero Alvaro Morata che qualifica la Spagna ai Mondiali. Sul tram che corre veloce lungo corso Filippo Turati e corso Unione Sovietica - la toponomastica sopravvive a populismi, sovranismi e abbattimenti di muri - tiene campo un solo argomento: Berrettini gioca o no? La notizia della rinuncia raggiunge via Instagram i pendolari neo-tennisfili prima delle 17 mentre un folto gruppetto di ragazzi scende alla fermata Sebastopoli per raggiungere il vicino Pala Alpitour : “Le mie Finals finiscono qui, sono distrutto. Mi sento derubato di qualcosa che ho conquistato con anni di sforzi e sudore”, scrive il romano numero 1 d’Italia e 7 ATP. Se non altro, la refurtiva resta in casa poiché, come stabilito dall’algoritmo della classifica ATP Race, alle 21 toccherà a Sinner, numero 2 nazionale e 11 mondiale, affrontare Hurkakz, 1 di Polonia e 9 ATP.
La mia personale morale dell’aneddoto, del quale sono diretto testimone, non va cercata nella sfiga di Matteo che si trasforma nel colpo di fortuna per Jannik, esordiente alle ATP Finals a vent’anni (dunque primo professionista nato nel nuovo Millennio ad arrivare tanto lontano), né nel cambio di avversario che costringe Hubert a cambiare all’ultimo minuto le strategie di gioco. A doverci impressionare, secondo me, è come i torinesi abbiano in fretta introiettato i valori dell’evento che meno ha da invidiare ai quattro slam. La comunità cittadina - che comprende, diciamolo senza vergognarcene, gli amministratori comunali passati e presenti - si sta meritando tutte intere le emozioni di queste Finals, con le partite tirate e talvolta drammatiche e con la presenza tangibile dei simboli del tennis nelle vie e nelle piazze. Hanno fatto un buon lavoro i sarti dell’ATP e della FIT che, insieme a quelli degli sponsor e del Comune, hanno preso le misure a chi ospita e a chi è ospitato. Grazie ad abiti di buon taglio, piazza San Carlo (dove c’è la Fan Zone), le vie del centro e la cittadella dello sport di via Filadelfia, compreso lo Sporting, appaiono vestite a festa. Perché se l’infinita offerta di entarteinment e di cultura di Londra e la colossale O2 Arena finivano per soffocare e quasi nascondere le Finals, le dimensioni e l’attitudine del capoluogo piemontese risultano perfette per esaltarle. Mi appare - sto esagerando? - un po’ speciale anche il pubblico, giovane e competente. È un eccellente punto di partenza dal quale prendere le mosse per predisporre Torino a restare una capitale del tennis anche nel lontano futuro (dopo il 2026) senza il torneo degli otto Grandi Maestri.
Le ore che precedono l’ingresso di Sinner in campo sono frenetiche. I tennisti non sono abituati a subentrare ai colleghi a torneo già avviato, perché con l’eliminazione diretta l’evenienza è possibile soltanto prima dell’avvio del primo turno. È dunque una condizione particolare sulla quale, nel caso di oggi, potrebbe pesare anche il fatto che il sostituito è un beniamino del pubblico, per di più connazionale. Alle 18.30 Jannik si riscalda con il diciottenne svizzero Jerome Kym nello splendido campo di training allestito accanto alle tribune. Sotto gli occhi del coach Riccardo Piatti, del preparatore Dalibor Sirola e del fisioterapista Claudio Zimaglia prova il servizio, qualche smash, alcuni schemi. Dopo qualche minuto tocca allo stesso Piatti con a tracolla un borsone zeppo di racchette scendere trafelato nei sotterranei del labirintico palazzetto a cercare la sala degli incordatori. Intanto arriva la notizia che anche Stefanos Tsitsipas sarebbe pronto a ritirarsi, considerato che il gomito infortunato a Parigi Bercy continua a fargli male. Gli subentrerebbe il britannico Cameron Norrie. Alle 21.11 si comincia. L’unico precedente tra Sinner e Hurkakz è di lusso: la finale sul sintetico all’aperto di Miami il 4 aprile scorso, con il polacco che vinse per 7-6 6-4 il suo primo Masters 1000. Dopo sette mesi, l’occasione della rivincita.
Le battute d’avvio fanno presagire a un set che vada per le lunghe perché i due, specialisti del fondo campo, giocano a specchio. Ma il sudtirolese prende presto il sopravvento grazie all’ottima percentuale al servizio e alle accelerazioni che costringono Hubert a sbagliare di frequente. Si porta avanti fino al 5-1 e poi chiude sul 6-2 dopo 44 minuti sempre in spinta. Anche nella seconda frazione il break a favore di Jannik si concretizza nel terzo game. Il polacco prova a recuperare ma alla risposta ha un rendimento inadeguato: merito dell’allievo di Piatti, oggi quasi perfetto quando serve (in entrambi i sensi). Il secondo break non si fa attendere, nel settimo gioco, ed è a zero. Subito dopo Hurkakz ha un guizzo d’orgoglio, mette in difficoltà l’avversario ma non gli basta: il match point del 6-2 arriva dopo 86 minuti.
Lo scontro pomeridiano tra Daniil Medvedev e Alexander Zverev s’era concluso con la vittoria del russo al tie break del terzo set (6-3 6-7 7-6). Il vincitore delle Finals 2020 e il tedesco trionfatore nel 2018 se le erano date di gusto, con divertimento e partecipazione del pubblico. Il moscovita aveva trovato il modo, con qualche gesto irridente, di alimentare il tifo, già preponderante, a favore dell’amburghese figlio di russi di Sochi. Ma il numero 2 al mondo estrae dalle contrapposizioni l’adrenalina che utilizza per trovare le soluzioni che gli consentono di superare i momenti difficili, come nel tie break finale che lo vede inseguire e poi prevalere (8-6). Sarà lui giovedì l’avversario che Sinner deve battere per forza se vuol provare ad approdare alla semifinale.