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Marin l'europeo, Iga la spietata

Marin l'europeo, Iga la spietata
(afp)
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Il lungo quarto di finale tra Marin Cilic e Andrey Rublev ci racconta più del russo che del croato. Il vincitore degli Us Open 2014 e finalista a Wimbledon 2017 e a Melbourne 2018 è considerato la stagionata sorpresa del Internationaux del France 2022 soltanto da quanti non si ricordano che nella scorsa stagione aveva alzato, a quasi 33 anni d'età, le coppe degli ATP 250 di Stoccarda e di San Pietroburgo. Il russo, invece, per la quinta volta in cinque anni fallisce l'ingresso nelle semifinali di uno slam, a dimostrazione di una fragilità caratteriale che gli impedisce di ottenere risultati di rilievo ai massimi livelli, cioè dai Masters 500 in su. È, la sua, una sindrome che un collega toscano ha battezzato "del tennista inutile": meriterebbero l'impietoso aggettivo i giocatori che arrivano spesso a un passo da un traguardo che conta ma poi non passano sotto lo striscione. Gli esempi sono molti, e perlopiù prescindono dai piazzamenti ottenuti nelle classifiche ufficiali ATP e WTA. Come nel caso di Tomas Berdich, il ceco presente continuativamente per sette anni tra i Top Ten, che in carriera ha collezionato cinque semifinali e una finale slam (Wimbledon 2010), un Masters 1000 vinto a vent'anni, nel 2005 a Parigi Bercy, e poi solo tornei minori fino al ritiro tre anni fa. O come Carolina Pliskova, ceca anche lei, a lungo numero 1 WTA, due volte finalista di slam (Us Open 2016 e Wimbledon 2021) e quattro volte semifinalista, due 1000 (che allora si chiamavano Premier) conquistati, a Cincinnati nel 2016 e a Roma nel 2019, e infine una lunga serie di match persi malamente.

A "conferma della sua inutilità tennistica" (sono ancora le parole del collega), oggi Rublev, che compirà 25 anni in ottobre, impegna Cilic fino al quinto set per poi crollare rovinosamente, 10-2, nel super tie break perché il servizio del croato è devastante e il suo no (33 gli ace di Marin nelle 4 ore e 10 minuti di confronto, contro i 15 di Andrey). Più del punteggio (5-7 6-3 6-4 3-6 7-6), che alla fin fine segnala un equilibrio sostanziale, è l'ennesimo fallimento in uno slam a poter avere conseguenze sulle già scarse sicurezze del russo che l'ATP considera apolide.

Cilic vive invece un passaggio importante della stagione e, forse, del finale di carriera, che sta per cominciare adesso. Classe 1988, ha un fisico ancora non segnato e la voglia di provare a vincere. Alle spalle, a spingerlo, un paese che ama il tennis e che proprio oggi ha fatto un passo definitivo verso la piena integrazione europea, stabilendo, d'accordo con Bruxelles, che dal 2023 aderirà all'euro. Di questi tempi, sono segnali che forse Cilic ha voluto festeggiare con la sua prestazione.

Nel pomeriggio ho vivisezionato per un'ora abbondante il gioco di Iga Swiatek per scoprire se - il gioco, non lei - ha un'anima. Non l'ho trovata, ma sono sicuro che c'è. Qualche indizio l'ho scovato, comunque. Dalla tribuna stampa del Philippe-Chatrier non sembra che la numero 1 WTA impatti con forza la palla di servizio, né che le alte traiettorie dei suoi dritti possano mettere in difficoltà l'avversaria di turno, per la quale invece risultano spesso incontrollabili. A ogni buon modo, ne sbaglia pochissimi. Si sposta con rapidità sia in verticale, sia in orizzontale e sa arretrare come poche altre ragazze. Di rovescio ha una mira da cecchino, eppure non dà mai l'idea di voler sfondare a tutti i costi perché la tattica messa a punto con il suo team non prevede spari un vincente appena si apre uno spiraglio: meglio attendere il momento del colpo che non lascia scampo.

Iga fa bene tutto. Forse non è la migliore in nessuno dei fondamentali, però non mostra lacune tecniche o di attitudine mentale. Non ha invece rivali nella velocità di chiusura dei colpi (mi ricorda Carlos Alcaraz) ed è spietata nell'infierire sui punti deboli dell'avversaria. In più è paziente, come raramente sono i suoi coetanei. È il combinato disposto di tante caratteristiche a fare di lei, dopo l'uscita di scena di Ash Barty e in attesa di Coco Gauff, la dominatrice assoluta del tennis femminile: non accadeva dagli anni di Serena. Nella classifica Race ha quasi il doppio dei punti delle inseguitrici Anett Kontaveit, Paula Badosa, Ons Jaber, Maria Sakkari e Aryna Sabalenka, tutte in un pugno di punti e tutte uscite dal tabellone del Roland Garros 2022. Oggi la giovane polacca (ha compiuto ieri 21 anni) elimina senza strafare l'americana Jessica Pegula (6-3 6-2) e domani affronta la russa Daria Kasatkina per l'accesso alla finale. Prevedo un match breve e a senso unico. Dopo di lei, a metà pomeriggio, scenderà in campo Martina Trevisan, che affronterà proprio la giovane talentuosa americana Gauff. Ma di questa partita avremo modo di ragionare tra poche ore.