✕

Piovono le lacrime di Zverev

Aleksander Zverev (ansa)
2 minuti di lettura

Sul Bois de Boulogne piovono gocce pesanti. Sotto il tetto a soffietto del Philippe-Chatrier, il centrale dello Stade Roland Garros, piovono i dritti e i rovesci sparati da Rafael Nadal e Alexander Zverev. È un confronto di straordinaria intensità, che spreme le energie di entrambi. In palio c’è l’accesso alla finale dello slam sulla terra rossa. Nel primo set, che dura 98 minuti, i punti giocati sono 107, molti dei quali assegnati al termine di scambi sfinenti. Lo spagnolo ha tre set point sul 5-4, il tedesco ne colleziona quattro consecutivi nel tie break (2-6) ma poi si fa raggiungere e sorpassare (10-8). Nel secondo set il copione resta invariato. Mi appunto sull’iPhone uno scambio di 44 colpi e altri di 25 e 30, se conto bene. Le occasioni per entrambi di ottenere il break si sprecano e, di fatto, si annullano. Dopo altri 85 minuti di fatica improba, Nadal serve sul 5-6 40-30. È un quindici decisivo, di quelli che non si possono sprecare. Rafa fa pendolare l’avversario lungo la linea di fondo, infine lo impegna con un lungolinea di dritto non potentissimo, che Alexander raggiunge in corsa: nello stesso tempo, però, inciampa e precipita in avanti. Il suo urlo raggela lo stadio, il ragazzo si afferra la caviglia e si rotola nella terra. Molti spettatori si voltano dall’altra parte per non vedere tanta sofferenza. Anch’io. Poi piovono lacrime.

La prima semifinale di oggi finisce così, come nessuno avrebbe voluto. Tantomeno Nadal, che abbraccia e consola Sascha quando, sorreggendosi sulle stampelle, torna sul rettangolo rosso per salutare il giudice di sedia e il pubblico. Forse è una distorsione, forse una frattura, forse un serio problema tendineo. Fuori non piove più.

Un infortunio sui campi dei circuiti ATP e WTA con modalità così cruente è evento relativamente raro, mentre i ritiri sono frequenti, così come le lunghe assenza per cure. Ne sa qualcosa proprio Nadal, che ha dovuto affrontare in passato mesi e mesi di recupero per guai di natura diversa. L’anno scorso gli hanno infine diagnosticato la sindrome osteodegenerativa di Muller Weiss, con la quale adesso convive. Negli ultimi tempi hanno avuto problemi fisici i nostri giocatori più forti, Matteo Berrettini e Jannik Sinner. Il romano torna in campo questa settimana a Stoccarda dopo due mesi e mezzo di sosta per l’intervento alla mano destra. Il sudtirolese si è ritirato qui a Parigi, lunedì scorso, nel terzo set dell’ottavo di finale contro Andrey Rublev a causa di un problema, peraltro già noto, al ginocchio sinistro. Ancora non è certo se parteciperà ai Championships, previsti a partire dal 27 giugno.

Chi può raccontare qualcosa su cosa significa un infortunio nella fase conclusiva di uno slam è Marin Cilic, che a Wimbledon nel 2017 fu sconfitto in finale da Roger Federer  per 6-3 6-4 6-1 perché non in grado di opporre una decente resistenza: “Realizzai di non poter vincere cinque minuti prima dell’ingresso in campo”, raccontò poi. La causa era una vescica al piede non seguita dai medici con la necessaria attenzione. Anche allora piovvero lacrime.

Oggi il croato appare invece in condizioni perfette; quelle del suo avversario, Casper Ruud, sono, se la lingua italiana lo consentisse, ancora piú perfette. Vinto con scioltezza il primo parziale, Cilic nei tre set successivi riesce solo a tratti a frenare l’esuberanza del numero 6 ATP che sarà numero 5 da lunedì prossimo con la ufficializzazione della classifica post-Roland Garros: a 23 anni, va legittimamente considerato il più forte giocatore sulla terra rossa, Nadal e Alcaraz esclusi.

I molti spettatori che se ne sono andati dal Philippe-Chatrier, incapaci di continuare a guardare tennis dopo il (piccolo) dramma di Zverev, si perdono una delle più divertenti partite degli Internationaux de France, con Ruud che, centimetro dopo centimetro, toglie spazio al gioco di Cilic. È la strategia che il norvegese ha messo a punto grazie ai consigli di papà Christian, suo coach, e che si evidenzia nella progressione del punteggio: 3-6 6-4 6-2 6-2. 

Marin non realizzerà, a quasi 34 anni, il sogno della quarta finale in un major e, dunque, nemmeno della seconda vittoria dopo quella di Flushing Meadows nel 2014. Casper giocherà domenica la sua prima finale di slam, mentre Nadal cercherà il suo quattordicesimo titolo parigino: gli riuscisse, nemmeno i figli dei figli dei nostri figli potranno mai assistere a qualcosa del genere.