Disponessi dell’esperienza di un tecnico come Darren Cahill o delle parole di uno scrittore come David Foster Wallace vi saprei dire perché il vento bizzoso che soffia nel pomeriggio sui campi di Flushing Meadows condizioni così tanto il rendimento di Jannik Sinner e Lorenzo Musetti. Nel primo set soffrono più dei rispettivi avversari - che sono il tedesco Daniel Altmaier, ATP 93 nel ranking in tempo reale (ma numero 53 solo tre mesi fa), e il belga già 7 al mondo David Goffin - le raffiche imprevedibili che spazzano il Louis Armstrong Stadium e il campo numero 12. Essere tennisticamente cresciuti sul Mar Ligure di ponente e di levante, a Bordighera e La Spezia dove le giornate di burrasca non mancano, non è bastato a generare nei giovani talenti italiani la sensibilità per il vento che è nei geni dei loro colleghi nordici. Siccome però sono ragazzi svegli, dopo un’ora imparano quel che c’è da imparare e annullano l’handicap di partenza.
I due match si disputano quasi in contemporanea a poche centinaia di metri e hanno andamenti analoghi: ceduto il primo set, sia Jannik sia Lorenzo si prendono con sicurezza il secondo e il terzo. In carriera il sudtirolese non ha mai affrontato Daniel, papà ucraino e mamma russa, 23 anni, che si è fatto le ossa a livello Challenger giocando spesso in Italia. Dopo l’exploit del Roland Garros autunnale del 2020, quando al terzo turno eliminò Matteo Berrettini in tre set (6-2 7-6 6-4), e la successiva stagione di assestamento, Altmaier quest’anno s’è dedicato al circuito maggiore con buoni risultati. Molto abile nel gioco a volo sotto rete, pronostico un suo futuro da protagonista come doppista. Di David Goffin non devo raccontarvi niente, se non ricordare che è un classe 1990 da annoverare tra i più esperti giocatori del circuito in virtù dei sei tornei ATP vinti, dell’ATP Finals persa a Londra all’ultimo atto contro Grigor Dimitrov nel 2017 e dei quattro quarti di finale raggiunti negli slam.
I bigini biografici dei competitor odierni dei numeri 1 e 3 d’Italia servono a dare la misura della differenza di valori in campo, che s’evidenzia nei rispettivi quinti set, giocati dopo che il tedesco e il belga si sono agevolmente riportati sotto nelle frazioni precedenti. Sinner ha un momento di difficoltà all’inizio del set finale, quando rischia il break. Poi dilaga. Finisce 5-7 6-2 6-1 3-6 6-1 in 3 ore e 35 minuti.
Dopo tre ore e mezza Musetti non riesce invece a esprimere il gioco brillante mostrato a tratti in precedenza, è nervoso e falloso. Il vento, che pure s’è calmato, torna ad infastidirlo quando è al servizio. Sul 3-6 7-5 6-4 3-6 2-5 il destino del match sembra segnato. Invece l’allievo di Simone Tartarini approfitta delle conseguenze di un ruzzolone sotto rete e di alcune incertezze di Goffin per recuperare i due break incassati e portarsi sul 5 pari. Come nel calcio quando saltano gli schemi tattici, tutto ora appare possibile. I due successivi break - uno a testa - sono l’antipasto del long tie break decisivo. Che vede Lorenzo sempre all’inseguimento fino al colpo di reni che lascia di sale David: 11-9. Il carrarino si getta a terra dopo 4 ore e 36 minuti sfinenti e stupefacenti. Come l’anno scorso, approda al secondo turno degli Us Open.
Due vittorie così mettono di buon umore in previsione della Coppa Davis e delle ATP Finals. Un tempo non eravamo abituati a ragionare in termini di resilienza, fiducia, capacità di soffrire dei nostri giocatori. Erano altre le caratteristiche dei nostri tennisti migliori, e non sempre erano qualità. Se molto è cambiato, il merito va riconosciuto a chi al termine del match sul campo 12 esulta insieme a Lorenzo: i coach e i loro collaboratori, rappresentati degnamente da Tartarini, la struttura federale dedicata agli “over” di Umberto Rianna, gli staff azzurri con Filippo Volandri.
Ispirato dai ventenni, anche il terzo italiano in campo oggi, Fabio Fognini, fa il miracolo. Parte malissimo contro Aslan Karatsev, il russo di formazione israeliana che ha stupito il mondo con alcuni risultati clamorosi dopo il primo lockdown pandemico. Ceduti i primi due set, l’ex numero 1 azzurro si rifà abbondantemente nei due successivi e gioca un quinto set perfetto: 1-6 5-7 6-4 6-1 6-4 in 3 ore e 35 minuti. A 35 anni, il ligure si toglierà la soddisfazione di giocare giovedì un’altra volta nel centrale di New York. Contro il giocatore che forse conosce meglio, Rafael Nadal.