Se per la terza volta mi ritrovo a scrivere della sorella Williams più titolata, che dell'annunciato addio newyorkese alle scene agonistiche sta facendo una serie Netflix o Amazon Prime, forse dovrei cambiare il titolo della mia rubrica da Monday's Net in Serena's Sunset. Oggi la 23 volte campionessa di slam affronta nella sessione serale nell'Arthur Ashe Stadium l'australiana di origini croate Ajla Tomljanovic, 29 anni, WTA 46, dalle nostre parti assai popolare in qualità di ex fidanzata di Matteo Berrettini. Sulle stipatissime tribune ci sono meno attori e politici di lunedì e mercoledì. Delle due, l'una: il weekend di Manhattan offre golose alternative al tennis nello sprofondo del Queens oppure il trionfo di due giorni fa ai danni della numero 2 WTA Anett Kontaveit fa ritenere che Serena possa tranquillamente accedere alla seconda settimana degli Us Open.
Comunque sia, gli assenti incalliti presenzialisti si mangeranno le dita perché il match è ricco di colpi di scena. Al servizio avanti 5-3 in virtù di un brutale break, Williams - stesso completo Nike nero con strass dei due precedenti turni, "maniche lunghe e trasparenti, una gonna a sei strati, tanti quanti i titoli vinti agli Us Open, e un corpetto scintillante, tempestato come una galassia di stelle", assicura il New York Times - si fa rimontare dalla glaciale avversaria, lasciandole il primo set (7-5). Tomljanovic, che a Wimbledon s'è spinta fino ai quarti di finale nelle ultime due edizioni, appare in pieno controllo degli scambi, Serena in incomprensibile confusione. A questo punto perfino io penso che potrebbe davvero essere la giornata dell'ultima partita.
Nel secondo set la numero 1 al mondo per 319 settimane parte a razzo, portandosi 0-4. Alja però non si rassegna e imposta un coraggioso tentativo di rimonta. Nell'ottavo game impiega oltre un quarto d'ora per piegare l'americana, che infine raggiunge: 5 pari. Si va al tie break. Sostenuta da ventitremila urlanti, Serena passa (4-7).
Quanto ci mancano, in queste occasioni, l'occhio e la prosa di Gianni Clerici?Lui sì saprebbe interpretare lo stato d'animo di "Serenona" all'avvio di uno dei più difficili terzi set della carriera. O quello di Alja, che non si fa intimidire dall'avversaria né dall'avverso contesto. Si parte con un reciproco break, si prosegue con Williams fallosa e poco lucida e Tomljamovic - mobile, veloce e implacabile soprattutto da fondo campo - che prende il largo fino al 6-1 finale nonostante la strenua difesa dell'avversaria che, prima di cedere, annulla cinque match point con gli occhi già bagnati dalle lacrime. All'ultimo punto il pubblico è tutto in piedi. Gli altoparlanti sparano "Simply the best". La prima persona che Serena ringrazia è papà Richard. Il resto lo trovate in rete, con migliaia di contributi scritti, video e audio. Con l'uscita di scena della più grande giocatrice della storia finisce un'era.
Nell'estate di cinque anni fa mi capitò di vedere Matteo Berrettini in campo nella finale del Challenger di San Benedetto del Tronto. Il suo avversario era il serbo Laslo Djere, un classe 1995 (quindi di un anno più anziano) già esperto e conosciuto a livello internazionale. Fino ad allora avevo soltanto letto e sentito parlare dell'allievo di Vincenzo Santopadre. Dal vivo, mi colpirono l'approccio convinto al match, il servizio devastante e l'inattesa sensibilità di mano sotto rete. Presi a seguire il ragazzone romano da lontano e ci rimasi male quando fallí l'ingresso alla prima edizione delle Next Gen Finals, in novembre.
I Challenger servono anche a questo: a far crescere i futuri campioni. In Italia - dove nel 2021 sono stati giocati 25 dei 147 Challenger organizzati al mondo, pari a un sesto del totale - lo abbiamo capito e facciamo bene a tenerci stretti i nostri tornei e a cercare di accaparrarci altre date, se disponibili.
Per Berrettini i Challenger furono il trampolino di lancio verso i Top 100, ma le prove viventi della loro utilità sono tante altre: per esempio, Holger Rune, il danese ora in grande spolvero (è 28 al mondo), ha battuto a tappeto tutti i Challenger italiani tra il 2019 e il 2021; l'avversario di Lorenzo Musetti di ieri, l'olandese Gjis Brouwer, è un frequentatore assiduo di questa sorta di Confederation Cup tennistica (come ruolo, non come formula). Ancora: i ragazzi italiani in corsa per le prossime Next Gen Finals provano a farcela giocando Challenger su Challenger. Mi riferisco al perugino Francesco Passaro (che è numero 9 nella classifica Race to Milan, dunque virtualmente qualificato viste le sicure defezioni di Alcaraz e Sinner e quelle probabili di Musetti e Rune), al romano Flavio Cobolli (12), al marchigiano Luca Nardi (14), al laziale Giulio Zeppieri (15), ai numeri 17, 18, 19 Luciano Darderi, Francesco Maestrelli e Matteo Arnaldi. L'anno scorso Sebastian Baez e Juan Manuel Cerundolo approdarono al tabellone alla Allianz Arena milanese solo grazie ai punti ottenuti nei Challenger sudamericani, che sono tanti perché da quelle parti le federazioni o gli organizzatori non hanno i capitali da investire per avere i Masters ATP 250 o 500. Insomma, se frequentate i Challenger come quello in corso a Como e il prossimo a Bari, prima o poi vi godrete in anteprima privata i Rune e i Musetti del futuro.
Penso a tutto questo durante il match del terzo turno degli Us Open tra Matteo e quel fenomeno con la racchetta che è Andy Murray, il più bionico dei tennisti della storia. Ci penso perché l'attuale numero 13 del mondo e 2 d'Italia è la corretta evoluzione - frutto del potenziamento fisico, del miglioramento tecnico e della completata maturazione caratteriale - del numero 229 di San Benedetto. Oggi nei momenti chiave Matteo fa quanto gli vidi fare il 23 luglio 2017, quando prevalse su Djere per 6-3 6-4, un punteggio che, come quello di oggi (6-4 6-4 -6-7 6-3), ci dice che che Matteo non maramaldeggia mai, gli piaceva e gli piace vincere senza stravincere.
Negli ottavi di finale Berrettini proverà domenica a mandare fuori tabellone Alejandro Davidovich Fokina, che oggi ha eliminato il qualificato colombiano Daniel Galan. Nel testa a testa lo spagnolo di origini russe è in vantaggio 1 a 0. Non credo che la partita verrà programmata sul centrale: accadesse, sarebbe la conferma che Matteo è ormai uno dei beniamini di Flushing Meadows.