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La notte più lunga di Sinner e Alcaraz

Carlos Alcaraz
Carlos Alcaraz (afp)
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A New York piove, ma quando c’è da cacciare gli ultimi vecchi padroni del palazzo del potere tennistico, la rivoluzione non bada al meteo (grazie ai tetti mobili, va detto). A giorni sapremo chi è l’uomo forte del nuovo regime. Degli otto approdati ai quarti di finale degli Us Open nessuno è nato prima del 1995. Se la saggezza fosse in diretta relazione con l’esperienza, il più affidabile di loro sarebbe - figuriamoci! - Nick Kyrgios, che ha compiuto 27 anni in aprile; il meno attrezzato mentalmente risulterebbe Carlos Alcaraz, 19 anni e 4 mesi, che invece ragiona e si comporta come un trentenne. Poiché qui a fare la differenza sono la forza, l’intelligenza, la determinazione, la tecnica e la fantasia, mica la saggezza, proporre una scala di valori è più difficile.

Degli altri sei, uno - Jannik Sinner - è nato nel 2001, gli altri - Matteo Berrettini, Karen Khachanov, Andrey Rublev, Frances Tiafoe e Casper Ruud - tra il 1996 e il 1998. Due russi, due italiani, uno spagnolo, un norvegese, un americano, un australiano: ci starebbe bene un argentino, ma per ora non c’è. A noi importa soprattutto degli italiani, ovviamente. Del primo, Berrettini, si sa che a ore sfiderà Ruud nel primo quarto di finale in programma sul rettangolo blu dell’Arthur Ashe Stadium. Del secondo, Sinner, scriverò dopo l’omaggio al più titolato degli ex oligarchi oggi “cacciati”, Rafael Nadal, classe 1986, e al veterano  Marin Cilic, classe 1988, già campione a Flushing Meadows nel 2014.

Lo spagnolo, che è tornato proprio lunedì virtualmente numero 1 al mondo a seguito dell’eliminazione di Daniil Medvedev, è stato sorpreso dalla veemenza di Tiafoe, 24 anni, numero 26 ATP, peraltro altrettanto stupito dall’efficacia del proprio gioco (l’ha ammesso egli stesso nell’intervista al termine del match, molto equilibrato: 6-4 4-6 6-4 6-3 in 3 ore e 34 minuti). É evidente che la malformazione congenita allo scafoide del piede sinistro sta vieppiù condizionando il rendimento del recordman in slam vinti (22): più del dolore e del fastidio, a limitarlo nei passaggi decisivi è forse la sensazione di non poter riprovare l’ebbrezza del massimo della forma. Tranquilli, Rafa non uscirà di scena a breve. Continuerà piuttosto a ridurre gli impegni nel corso della stagione così da farsi trovare il più possibile pronto per i quattro tornei maggiori del 2023, in particolare per il Roland Garros.

Anche Marin Cilic impegna severamente Carlos Alcaraz nell’ultimo match della giornata nell’Arthur Ashe, che termina dopo 3 ore e 53 minuti minuti quando a New York sono 2 e 24 della notte. L'attuale numero 16 ATP  ribatte punto su punto al ragazzo di Murcia, annullandogli due match point nel quarto set e impedendogli fino all’ultimo colpo di rilassarsi. Una prova di carattere straordinaria per il croato, una conferma della classe e della maturità dello spagnolo.

Jannik, dunque. Sebbene nel primo set il numero 1 d’Italia annichilisca Ilya Ivashka a furia di bordate imprendibili, drop shot e stop volley deliziose, poi fatica ad averne ragione: problemi di costanza nel livello della prestazione ma anche merito dell’avversario, 28 anni e una carriera da professionista decollata dopo anni di gavetta. Nella seconda frazione il bielorusso alza il proprio livello di gioco, annulla un break e accelera definitivamente nel dodicesimo game.

Nuovo sfoggio di superiorità di Sinner nel terzo set. Tuttavia, il coriaceo numero 61 ATP mostra di aver preso le misure dell’italiano e di avere la sensazione di poter realizzare l’impresa di battere un altro degli astri nascenti del circuito dopo aver eliminato, sabato, Lorenzo Musetti. Nel quarto set il bielorusso ha in apertura le occasioni di prendere il largo, che non sfrutta, mentre il sudtirolese esprime nuovamente un tennis con ottimi momenti e, tuttavia, troppi passaggi a vuoto. Il pubblico notturno del Louis Armstrong Stadium parteggia apertamente per Jannik: non abbastanza per intimidire Ivashka, che ottiene il break decisivo quando non c’è più possibilità di replica, alla risposta avanti 4-5.

Il quinto set è per venti minuti una nevrotica alternanza di break e controbreak. Sinner subisce fino all’1-3, poi cambia ritmo, non sbaglia più nulla, costringe  nell’angolo l’allibito avversario e lo schianta con cinque game vinti consecutivamente (6-1 5-7 6-2 4-6 6-3). Il colpo del ko tecnico, quello dal quale Ilya non si riprenderà, è -  su un lob insidiosissimo - un passante incrociato di diritto, strettissimo, fatto con le spalle alla rete. Quando il ragazzo di San Candido gioca così, può fare male a chiunque. Anche a Carlos Alcaraz, come di recente gli è riuscito a Wimbledon e Umago: i due si ritroveranno di fronte mercoledì, sicuramente nella sessione serale dell’Arthur Ashe.