La giornata no di Berrettini e Kyrgios
di Claudio Giua , di Claudio GiuaLa manciata di fedeli lettori di Monday's Net forse ricorda che da anni sostengo che Casper Ruud è straordinariamente efficace ma poco spettacolare. Bene, il giudizio era sbagliato a metà: può divertire con juicio come il Nick Kyrgios di questi tempi e lo Stefanos Tsitsipas di altri. Oggi il norvegese s'impegna a darmi ragione nel primo set e per due terzi del secondo set, con un repertorio di colpi pressoché completo, dai servizi potenti alle rifiniture in attacco (perfette le stop volley), dai passanti lungolinea di diritto e di rovescio ai tweener che trasforma in vincenti. Veloce di braccio, sensibile di polso, inventa traiettorie impreviste e incontrollabili. La sua mobilità impressiona: piomba su ogni palla con perfetto tempismo e la piazza dove vuole.
In quello stesso lasso di tempo - appena più di un'ora - Matteo Berrettini sembra un giocatore smarrito. Mai trovata la misura del campo, non riesce a fare nulla di quanto fa di solito: serve malamente, sparacchia da fondo campo con il diritto colpito troppo alto e fionda contro la rete smash elementari. Quando si trova con l'acqua abbondantemente sopra la gola (sotto 6-1 5-1 e 40-15), riemerge. Comincia a piazzare botte da tutti gli angoli e angustia Ruud con smorzate millimetriche. Rimette in forse il secondo set, che cede solo perché l'avversario ritrova confidenza nel servizio nel decimo gioco (6-4). I ruoli appaiono comunque ribaltati. Matteo, in fiducia, si porta sul 2-5 a proprio favore nel terzo parziale, consapevole com'è che, se il match andasse al quarto set, potrebbe tentare il riaggancio. La speranza si smorza presto, Casper approfitta di un momento di black del numero 2 italiano usa per rifarsi sotto e guadagnarsi il diritto al tie break, durante il quale chiude con relativa facilità la pratica.
Fin qui la cronaca del primo quarto di finale degli Us Open. Il punteggio (6-1 6-4 7-6) sembrerebbe una bocciatura severa per Matteo, chiamato all'ennesima prova di maturità. Invece il mio giudizio sul romano è più che positivo. Il contesto, intanto. Ruud, che diventerebbe virtualmente il numero 1 ATP se approdasse alla finale di domenica, è da considerare oggi un serio candidato alla leadership del tennis globale per la crescente competitività su ogni superficie e la continuità di rendimento: prenderle da un giocatore così non è disonorevole per nessuno, figuriamoci per Berrettini che da mesi è costretto ad aggiornare il bollettino medico con cadenza quasi mensile. Ricapitolo. Quand'è ancora inverno si deve ritirare ad Acapulco, nel primo turno, per un infortunio ai muscoli addominali, suo tallone d'Achille. In aprile interrompe gli allenamenti per un edema alla mano destra che richiede un intervento chirurgico. Torna in campo a giugno, vince a Stoccarda e al Queens ma a Wimbledon non scende nemmeno in campo in quanto positivo al Covid. Altro stop. Al rientro a Basilea raggiunge la finale ma viene sconfitto proprio da Ruud in tre set: 4-6 7-6 6-2. Nei successivi Masters 1000 di Montreal e Cincinnati esce subito di scena per mano di Carreno Busta e Tiafoe. Per l'allievo di Vincenzo Santopadre il quarto di finale a Flushing Meadows, agguantato eliminando via via Jarry, Grenier, Murray e Davidovich Fokina, è dunque un risultato ottimo, dal quale ripartire per un finale di stagione sperabilmente senza altri guai fisici.
Nella sessione serale dell'Arthur Ashe torna in campo Nick Kyrgios, lo showman più atteso dai pubblici di tutto il mondo, ai quali ha lesinato spesso le proprie performance. Avversario del numero 18 del ranking in tempo reale, 27 anni, è il numero 21 Karen Khachanov, che ha un anno in meno ed è un po' la promessa mancata del circuito dopo l'exploit seguito alle Next Gen Finals del 2017.
Match difficile per entrambi, teso (hanno battibeccato più volte in passato) e di altalenante qualità. Il russo, che non vince un torneo dal 2018 e non ha mai raggiunto una semifinale di slam, spreca meno di quanto sia solito fare. È però implacabile al servizio. L'australiano limita il ricorso alle eccentricità, concentrato com'è a ripetere il percorso positivo di due mesi fa a Wimbledon. Come d'abitudine, nell'angolo del suo staff è presente Costeen Hatzi, la blogger di Sydney che si dice diventerà presto sua moglie: è merito suo l'ancoraggio alla vita reale che Nick talvolta ha perso in passato.
La prevalenza di uno e dell'altro è regolare come un pendolo: 7-5 4-6 7-5 6-7 nei quattro set prima della nervosa quinta frazione che vede il russo prendersi in apertura il break poi difeso fino al 6-4 che lo porta in semifinale. Il pubblico notturno newyorkese non apprezza e Khachanov glielo rimprovera platealmente. Il copione temo si riproporrà giovedì quando affronterà Ruud perché, di questi tempi, rappresentare il paese di Vladimir Putin non suscita simpatie.