È dai tempi di Charles Pierre de Fredy, barone di Coubertin, che si proclama che la geopolitica non deve interferire con lo sport. Pura utopia, come si sa, dalle Olimpiadi di Berlino nel 1936 al doping di Stato nei paesi oltrecortina, dai frequenti boicottaggi nei confronti degli atleti israeliani all'esclusione di russi e bielorussi negli ultimi Championships londinesi. In questi mesi di venti di guerra trovo ridicolo che a Flushing Meadows s'insista a non indicare sui documenti ufficiali e sui comunicati di ATP e WTA le nazionalità al fianco dei nomi dei tennisti bielorussi e russi, come nei casi dei semifinalisti dei tornei di singolare Aryna Sabalenka, di Minsk, e Karen Khachanov, moscovita. Un conto sono le sanzioni da parte dei governi, sacrosante, un conto le penalizzazioni in forma di cancellazione identitaria in discipline sportive individuali, ossia non di squadra. Quanto detto è solo in apparente contraddizione con l'affermazione che sto per fare. Eccola: mi fa piacere anche per ragioni extrasportive che le vincitrici delle semifinali femminili degli Us Open siano Ons Jabeur e Iga Swiatek, cresciute in paesi che hanno sperimentato in tempi non lontani il colonialismo e l'imperialismo esercitati da Francia e Unione Sovietica, della quale la Bielorussia era fieramente parte integrante (anche adesso il regime di Aljaksandr Lukashenko è il più fedele alleato di Vladimir Putin). La tunisina ha infatti battuto la francese Caroline Garcia mentre la polacca ha avuto ragione di Sabalenka.
Le finaliste di sabato stanno esprimendo in questa stagione il miglior tennis del circuito, come per una volta certifica anche la classifica WTA in tempo reale, che lunedì prossimo diverrà ufficiale: 9665 o, in caso di vittoria, 10365 punti la polacca, 5090 o 5790 la tunisina. È ampio il vantaggio sulle immediate inseguitrici Anett Kontaveit, Paula Badosa, Maria Sakkari e la stessa Sabalenka, tutte tra i 3400 e i 4000 punti. Forse - bisogna essere molto cauti - siamo in presenza di un tentativo di egemonia che farebbe bene al tennis femminile, nel quale i predomini sono troppo effimeri e non creano dualismi appassionanti.
Ons, 28 anni, non dà alcuna chance alla pari età Caroline, 10 WTA. Servendo con estrema precisione, senza forzare negli scambi ma proponendo continue variazioni di ritmo e di peso della palla, la ragazza di Ksar Hellal domina il primo set (6-1). Fatica appena di più nel secondo (6-3), durante il quale la francese prova inutilmente a rialzare la testa. Le statistiche dei 66 minuti del match sono impietose: 8 ace contro 2; 83 per cento di punti ottenuti con la prima di servizio contro 48; 21 vincenti, con prevalenza dei diritti in termini di efficacia, contro 12. In più, Jabeur diverte, che non è poco.
Molto più combattuta l'altra semifinale. All'inizio Swiatek appare nervosa, contratta e fallosa mentre Sabalenka mette a profitto il diritto, che non è il suo fondamentale migliore. La bielorussa si contiene, non prova a sfondare appena ne ha l'occasione, addirittura si lancia in qualche finezza stilistica. Dopo il 3-6 a sfavore del primo set, la polacca risetta il proprio gioco e comincia ad approfittare della riemersa propensione all'esagerazione da parte dell'avversaria, che in breve va fuori controllo (6-1). Del tutto inatteso, in apertura del terzo parziale, il break conquistato da Aryna, al quale Iga risponde con un controbreak nel quarto gioco. L'equilibrio, seppure sul filo dei turni di servizio ceduti da entrambe, si mantiene fino al 4 pari, quando Swiatek accelera e va a chiudere, concedendo due soli punti a Sabalenka nei successivi due giochi: 6-4. La partita dura 132 minuti, esattamente il doppio della semifinale Jabeur-Garcia.
Per nessuna delle finaliste quello di sabato sarà un esordio nell'ultimo atto di uno slam. Swiatek approda per la prima volta alla finale degli Us Open e di uno slam che non sia quello di Parigi, dove ha vinto nel 2020 e nel giugno scorso. Per Jabeur si tratta invece della seconda finale consecutiva dopo l'amara sconfitta in luglio a Wimbledon per mano di Elena Rybakina, nata a Mosca, entrata in tabellone grazie all'acquisita nazionalita kazaka in beffa al veto dell'AELTC nei confronti dei russi. Inutile azzardare pronostici. È tuttavia ragionevole aspettarsi una partita intensa.