Dalla manciata di lettori di Monday's Net ieri s'è alzata improvvisa una voce sotto forma di mail: "Comunque vada, domenica vedremo due aspiranti campioni degli Us Open che non hanno mai vinto uno slam in precedenza. É una situazione inedita da quasi vent'anni, se si escludono il cigno nero del 2014 quando Marin Cilic affrontò e sconfisse sull'Arthur Ashe il giapponese Kei Nishikori e il portato pandemico del 2020 con Alexander Zverev beffato al quinto set da Dominic Thiem, sempre a New York". Il mio interlocutore, che si chiama Danilo come Medvedev, sottolinea un fatto che è anche una previsione o addirittura un'anticipazione: quanto è accaduto in questo slam - Federer assente in quanto in disarmo, Nadal eliminato da un outsider come Frances Tiafoe, Djokovic escluso per insubordinazione, Murray non più competitivo ai massimi livelli - accadrà sempre più spesso nel prossimo futuro, lasciando così spazio a nuovi protagonisti. Insomma, a Flushing Meadows 2022 si chiudono ufficialmente l'era Williams fra le donne e ufficiosamente l'era dei Fab Four (o Three) fra gli uomini. Per carità, potranno esserci ulteriori exploit del maiorchino e, soprattutto, del serbo, ma saranno le eccezioni, non la norma.
Danilo mi aveva scritto assai prima dell'avvio delle semifinali di oggi, che hanno rispettato i pronostici dei bookmaker che assicuravano di pagare mediamente 1,44 volte la posta nel caso avessero vinto Casper Ruud e Carlos Alcaraz. Stavolta concordavo con i quotisti.
Il norvegese classe 1998, che domenica diventerà numero 1 al mondo se vincente ai danni di Carlito (vale però anche il contrario, con lo spagnolo che guiderà il ranking in caso di proprio successo), in tre ore esatte e senza nemmeno dannarsi troppo ha ragione di Karen Khachanov. La velocità di esecuzione, la mobilità e soprattutto la superiorità del diritto di Casper trovano raramente pronto il moscovita, classe 1996, ATP 18 a partire da lunedì con la pubblicazione delle nuove classifiche. Solo in alcuni passaggi del primo e del terzo set i ruoli si scambiano grazie all'efficacia del servizio del russo. Ma l'artigiano di Oslo, formato da papà Christian, ha pazienza, perché un buon lavoro ha bisogno di tempo. Il punteggio finale, 7-6 6-2 5-7 6-2, rispecchia fedelmente quanto visto in campo.
Ruud vs. Kachanov si rivela l'equivalente dell'esibizione dei Maneskin a Las Vegas prima del concerto dei Rolling Stones l'anno scorso: perfetto per scaldare il pubblico, peraltro ansioso di suo di vedere i propri beniamini all'opera. Che qui sono Alcaraz e, soprattutto, Tiafoe, 24 anni, di Hyattsville nel Maryland. L'ultimo americano a raggiungere una semifinale degli Us Open era stato Andy Roddick nel 2005, come forse sa qualcuno dei ventitremila del centrale dell'USTA Billie Jean King Tennis Center che sostengono l'estroso connazionale con un calore che non ha corrispettivo negli altri slam. È un tifo che viene spesso sollecitato a gesti da Frances, consapevole di aver bisogno di un mental doping legale per non perdersi d'animo in presenza dei pezzi di bravura del giovane murciano. Silenziosi, invece, i genitori Frances Sr. e Alphina, immigrati dalla Sierra Leone ventisei anni fa. Come non mi stanco di raccontare, furono loro a incoraggiare il figlio di tre anni e il gemello Franklin a giocare a tennis, approfittando del fatto che vivevano a pochi isolati dal Junior Tennis Champions Center di College Park, dove Frances Sr. era stato assunto come manutentore.
La partita è coinvolgente e divertente soprattutto nel primo e nel quarto set, durante i quali Tiafoe risponde colpo su colpo all'aggressività e alle invenzioni dell'avversario. Nel parziale d'avvio, equilibrato e senza break, l'americano prevale alla quinta occasione (una sul 5-6 e quattro nel tie break, che si chiude sul 6-8 a suo favore). Nel quarto set rintuzza con due controbreak i tentativi di fuga dell'allievo di Juan Carlos Ferrero e annulla con coraggio un match point nel decimo game. Il secondo tie break del match merita un focus. Sostenuto da cori che non s'interrompono nemmeno durante gli scambi, Frances ottiene subito un minibreak ma si fa poi perforare da uno strepitoso passante lungolinea di rovescio. Alcaraz, rimessi in ordine i conti, si esibisce in una smorzata millimetrica irraggiungibile. Sul 5 pari un potentissimo servizio serve a Tiafoe per ottenere il set point, che trasforma costringendo all'errore l'avversario (5-7).
Quando in Italia sono le 5 e un quarto, al Queens comincia il set decisivo. Come in precedenza, Frances si ritrova a inseguire Alcaraz sul 2-0 e poi sul 3-2, quando si produce l'accelerazione definitiva. L'Arthur Ashe s'acquieta per qualche minuto per scatenarsi al fianco di Frances, indietro 5-3, che va al servizio per sperare ancora. Lo spagnolo, che sarà il più giovane finalista degli Us Open dal 2001 (Lleyton Hewitt, 20 anni, 8 mesi e 23 giorni), è però accorto: finisce 6-7 6-3 6-1 6-7 6-3 dopo 4 ore e 19 minuti. Titoli di coda su Tiafoe che promette al suo pubblico che un giorno sarà lui a trionfare su questo campo