Musetti gioca bene e perde. Capita
di Claudio Giua , di Claudio GiuaA rileggere Gianni Clerici c'è sempre da imparare. Nel 1993, determinato a dire qualcosa di politicamente scorretto su due valenti giocatori dell'epoca, Gianluca Pozzi e Stefano Pescosolido, il grande giornalista scomparso pochi mesi fa si affida alle parole di un "vecchio amico" di nome Colombo, uno che per entrare senza pagare nello stadio del torneo indoor milanese si porta da casa una bottiglia di rosso da allungare al tipo che controlla i biglietti. Durante la semifinale al Forum di Assago del torneo sponsorizzato dalla Marlboro, Colombo se la prende, nel racconto di Clerici, con i due italiani in campo: "Quelli lì sarebbero i papabili della Davis? Uno ha delle gambe che può andare in Svizzera a piedi, e tira più piano di me. L'altro ha un braccio d'oro ma non si muove. Bisogna metei insema, e forse verrà fuori un tennista come quelli dei nostri tempi". Tipica "clericiata" in "clericiese" che nobilita l'artifizio retorico di far pronunciare a qualcun altro quel che non si vuole esprimere di persona, come conferma Carlo Annovazzi, curatore di "Gesti bianchi a Milano", la raccolta di articoli firmati dallo Scriba regalata da Repubblica questa settimana ai suoi lettori lombardi. Avendo divorato il volumetto ieri sera, l'episodio "del Colombo" m'è sovvenuto durante il derby azzurro tra Matteo Arnaldi e Francesco Passaro cha ha aperto la seconda giornata delle Next Gen Finals sul tappeto nell'ex Palalido ora Allianz Cloud. Ottimi tennisti, Arnaldi e Passaro: eppure ciascuno dovrebbe cedere all'altro qualcosa di sé: "Passaldi" e "Arnaro" sarebbero forti almeno quanto il Frankenstein che Clerici a.k.a. Colombo battezzò "Pescopozzi". Una fusione a freddo che nel metaverso di Zuckerberg si potrebbe tentare - i due sono coetanei, classe 2001, oltre che grandi amici in quanto compagni d'allenamento e di doppio, il che aiuta - combinando la resilienza del perugino con l'aggressività del viareggino, per esempio, oppure l'insidioso lungolinea di diritto di Francesco con il potente rovescio di Matteo: così, per vedere l'effetto che fa.
Il match diverte e appassiona il giovanissimo pubblico pomeridiano confluito in piazza Stuparich da Trieste, da Firenze, da Napoli, oltre che dall'hinterland. La prevalenza passa da uno all'altro, sembrano d'accordo a guidare a turno le danze sebbene nel secondo e nel terzo set Arnaldi risulti più in giornata in fatto di convinzione nei propri mezzi. Invece il quarto set se lo prende Passaro che pure palesa una zoppia causata dai crampi: se lo prende in rimonta, per di più. Anche nella frazione finale le accelerazioni di entrambi vengono regolarmente rintuzzate, così da non creare mai il vuoto. L'ultimo tie break, il quarto della partita, è un prolungato e avvincente testa a testa nel quale il colpo di reni decisivo, quello del 10-8 che vale 28mila euro (da sommare ai 41mila della participant fee), è di Passaro sotto forma di smash. Il punteggio finale, 4-3 2-4 3-4 4-3 4-3, è esplicito; la durata record, 2 ore e 38 minuti, basta ad assegnare a Passaro vs. Arnaldi un posto nel Guinness delle Next Gen. Bravi, ragazzi.
Ieri sera il mancino svizzero Dominic Stricker, 20 anni, aveva stupito tout-le-monde battendo in tre set la seconda testa di serie del torneo, il britannico Jack Draper, anch'egli mancino, con il punteggio seriale 4-3 4-3 4-3 e i tre tie break vinti 7-5 7-5 7-5. La più concreta speranza del tennis elvetico postfedereriano non si era risparmiato nei turni di servizio, assommando 14 ace e trasformando in punti l'86 per cento delle prime palle messe in gioco. Devastante. Oggi, opposto a Lorenzo Musetti nell'ultima partita della giornata, il ragazzone di Munsingen si ripete sfruttando ogni goccia delle formidabile potenza di cui madrenatura l'ha dotato. Nel primo set ripercorre i sentieri del confronto con il britannico di meno di 24 ore prima: 4-3 con il break conquistato per 7-5. Il carrarino, che da sempre fatica con i giocatori che tendono a non scambiare e a tirare solo potenziali vincenti (ricordo le tre umilianti sconfitte per mano di Reilly Opelka, tra le quali il 6-4 6-4 subito sulla terra del Foro Italico l'anno scorso), s'innervosisce e cede anche il secondo set dopo aver mancato l'occasione chiudere a proprio favore il tie break (8-6). Stricker, imperterrito, continua a servire sempre a oltre 200 all'ora, superando spesso i 210. Musetti prova a muoverlo, a chiamarlo avanti, a costringerlo a finezze che ancora non sono totalmente nel suo repertorio, ma che avrà presto a disposizione e lo porterà - contateci - nel Gotha del tennis. Arriva puntuale il terzo tie break. Stavolta il numero 111 al mondo fa un errore di troppo (7-9). Nulla cambia nella quarta frazione: Stricker si garantisce il settimo tie break in due giorni che Musetti artiglia e fa proprio (6-8). Il quinto set è giocato bene da entrambi, con conseguente quinto tie break. Dominic infila tre minibreak spettacolare, Lorenzo ne recupera uno solo: 6-3. Passa lo svizzero per 4-3 4-3 3-4 3-4 4-3, domani Lollo dovrà far male a Draper per approdare alla semifinale di venerdì.
Le altre due partite di oggi hanno visto l'americano Brandon Nakashima dare una lezione di concretezza all'algido ceco Jiri Lehecka (4-1 4-3 4-2), mentre il più volte citato Draper s'è consolato battendo il cinese di Taiwan Chun Hsin Tseng (1-4 4-2 4-3 4-2).