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Next Gen, Lehecka e Nakashima in finale, L'esperienza batte la forza, stavolta

Jiri Lehecka
Jiri Lehecka (afp)
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Chissà chi altro avrebbe battuto e quanto in alto sarebbe arrivato Chung Hyeon se il dolore alla schiena non gli avesse anzitempo interrotto la carriera. Sappiamo che, a tre mesi dal trionfo del 2017 nella prima edizione delle Next Gen ottenuto con un sonante 3-4 4-3 4-2 4-2 in finale ai danni di Andrey Rublev, agli Australian Open 2018 il coreano classe 1996 eliminò in sequenza Misha Zverev, il fratello Alexander, Daniil Medvedev, Novak Djokovic e Tennys Sandgren prima di ritirarsi in semifinale, opposto a Roger Federer, a causa di una vescica al piede sinistro. E conosciamo il cursus honorum dei tre Under 21 che, dopo Chung, hanno alzato la coppa a Milano, Stefanos Tsitsipas nel 2018, Jannik Sinner nel 2019, Carlos Alcaraz nel 2021, e dei tanti altri che hanno partecipato alle Next Gen Finals: chi ha calcato i velocissimi campi allestiti a Rho FieraMilano e poi in piazza Stuparich ha, nella maggioranza dei casi, un destino da protagonista del circuito. Vale anche per i quattro semifinalisti di questa edizione (non tornerò sull'eliminato Lorenzo Musetti, sfinito da una stagione di grandi soddisfazioni e penalizzato, come un anno fa, dalla superficie dell'Allianz Cloud: il carrarino, classe 2002, è a un passo dall'ingresso tra i Top 20), tutti in grado di mettere in difficoltà qualsiasi avversario di prima fascia. È il caso sia di Jiri Lehecka, 21 anni compiuti martedì, ATP 75 (è stato 59 in agosto) e già numero 1 del suo paese, sia di Dominic Stricker, 20 anni e 3 mesi, ATP 114, che oggi hanno aperto il penultimo atto del torneo. Il primo è il tipico giocatore di scuola ceca, tecnicamente ineccepibile, quadrato, in apparenza senza emozioni, un riuscito incrocio tra Petr Korda e Tomas Berdych. Persino esteticamente. Lo svizzero, mancino, ha invece poco da spartire con Federer e tanto con Stan Wawrinka, dalla potenza alla mobilità non condizionata dal fisico massiccio. Nelle prime due frazioni Lehecka ha preso il controllo degli scambi senza concedere nulla a Stricker, che durante il round robin aveva messo alle corde prima Jack Draper e poi Musetti con la sua capacità di imporre il proprio gioco. Nel terzo set il rapporto di forza s'è temporaneamente interrotto, in conseguenza più di una pausa del ceco che per merito dei colpi di Dominic, meno sicuro al servizio rispetto ai giorni precedenti. Nell'ultimo parziale Jiri ha chiuso rapidamente i conti. Il punteggio finale mette in chiaro i valori espressi sul rettangolo blu: 4-1 4-3 2-4 4-1 in 81 minuti. 

La seconda semifinale ha messo a confronto due giocatori che nel corso della stagione hanno avuto modo di dare prova delle proprie qualità. Il mancino Draper, ATP 43 e 3 del Regno Unito, 21 anni il mese prossimo, ha eliminato Taylor Fritz al Queen's, Tsitsipas a Montreal e Felix Auger-Aliassime a Flushing Meadows. Brandon Nakashima, 21 anni e 3 mesi, 48 al mondo e 8 americano, ha scritto nel curriculum il quarto turno a Wimbledon, il terzo agli Us Open e il suo primo titolo ATP nel 250 di San Diego. Entrambi con margini di miglioramento più mentali e tattici che tecnici e fisici, oggi hanno dedicato il primo set a scrutarsi reciprocamente e a provare gli schemi e i colpi preferiti, Brandon puntando alla riduzione degli errori e alla difesa strenua, Jack contando sulla potenza dei servizi e sulle accelerazioni di diritto. Rare le discese a rete. L'equilibrio s'è spezzato soltanto al tie break (8-6 per il californiano di padre giapponese e madre coreana). Prese le misure dell'avversario e costretto a inseguire, Draper ha estratto gli attrezzi più performanti dalla cassetta del tennista, chiudendo rapidamente a proprio favore il secondo set. Quasi avessero a questo punto ristabilito le rispettive aree di rispetto, hanno giocato a braccio libero, e alla fine Nakashima ha fatto valere la propria maturità, raggiunta con il contributo recente di coach esperti come gli argentini Eduardo Infantino e Renzo Davin, che in Italia conosciamo bene: 4-3 1-4 4-2 4-3, con un set finale davvero di alto livello. In finale vedremo dunque i due giocatori più esperti, un ceco e un americano come ai tempi di Lendl e McEnroe. Ok, sto esagerando.