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A Torino il più giovane di tutti sembra Novak Djokovic

Novak Djokovic
Novak Djokovic (reuters)
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In un'altra era geologica, giornalisticamente parlando, succedeva che qualcuno dicesse durante la riunione di redazione di Repubblica: "Se la Thatcher non avesse spinto per le liberalizzazioni dei servizi essenziali, la Gran Bretagna vivrebbe una situazione sociale meno tesa". Oppure: "Se De Mita fosse stato più morbido con Craxi, il Psi sarebbe tornato ad appoggiare il governo". Quei "se" mandavano su tutte le furie Eugenio Scalfari e soprattutto il suo condirettore Gianni Rocca, che regolarmente sbottava all'indirizzo dell'incauto interlocutore: "Smettila! La storia non si fa con i se". Quella sana avversione alle ipotetiche da parte dei miei maestri mi sovviene mentre ascolto Novak Djokovic in conferenza stampa. Alla domanda su come sarebbe stata la sua stagione se avesse partecipato agli slam di Australia e America, dai quali fu escluso per il suo status di "non possessore delle certificazioni anti-Covid", il numero 8 ATP risponde secco: "Non voglio entrare nella discussione su cosa sarebbe successo se avessi giocato di meno o di più. È quello che è. Ho dovuto rinunciare a molti grandi tornei ma ho imparato parecchie cose su me stesso, sul mondo in cui vivo e anche su alcune persone che si sono comportate in un certo modo in questo periodo".

Secondo Nole, bisogna fare tesoro delle lezioni ricevute e guardare avanti. A 35 anni e 6 mesi vuole godersi la maturità tennistica, la serenità famigliare (oggi a Torino a vederlo in campo ci sono la moglie Jelena e i figli Stefan, 8 anni, e Tara, 5) e l'intatta voglia di continuare a essere un vincente, soprattutto quando incrocia un giovane avversario. Opposto nella sessione pomeridiana al russo Andrey Rublev, classe 1997, che sapevamo essere in grande spolvero, prima lo tramortisce strappandogli il break all'ultima occasione utile (6-4), poi lo annichilisce di bordate e finezze nel secondo set (6-1).

Non ricordo di avere mai visto Djokovic tanto in forma in un finale di stagione. È tonico, veloce, elastico, preciso, potente. Impressiona il passaggio clou del match, che egli stesso definisce "a great backhand-down-the-line winner return on his first serve", cioè un grande vincente di rovescio lungolinea in risposta a una prima di servizio. Un colpo che gli dà ancora più soddisfazione perché, alla risposta, lo piazza quand'è avanti 5-4 e vantaggio. L'effetto è quello di un uppercut che per una frazione di secondo spegne la luce del cervello di Andrey e poi lo lascia con le gambe molli e il braccio rallentato.

Tanta freschezza atletica e mentale del serbo è conseguenza della forzata assenza dai tornei australiani in inverno e americani in estate, che gli ha consentito di capitalizzare il riposo attivo. È quanto s'accinge a fare anche Carlos Alcaraz, il grande assente alle Nitto ATP Finals 2022 e alla Davis Cup Finals di Malaga la prossima settimana a causa del problema agli addominali patito a Parigi Bercy. Carlito è stato convocato a Torino per ritirare dalle mani del presidente ATP Andrea Gaudenzi il trofeo che va al numero 1 a fine stagione. Mai nessuno a vent'anni ancora da compiere (per la precisione, 19 anni e 274 giorni) s'era arrampicato tanto in alto nel ranking mondiale: "Adesso sto bene - racconta nella conferenza stampa - e mi sto concentrando per recuperare in fretta. Voglio presentarmi al cento per cento agli Australian Open". Prima, dunque, nessun torneo: stare fermi può persino fare bene.

In serata il palcoscenico viene occupato dagli altri due slavi (o quasi slavi) del gruppo rosso della Finals, il russo Daniil Medvedev e il greco Stefanos Tsitsipas, di madre russa: due che, se potessero, si eviterebbero anche negli spogliatoi. Prima, però, i quattordicimila del PalaAlpitour (sessione sold out) s'infiammano per il match di doppio tra Ivan Dodig-Austin Krajicek e Nick Kyrgios-Thanasi Kokkinakis. L'oggetto di tanta passione è ovviamente Kyrgios, sempre più fenomeno socio-mediatico che avrebbe bisogno di un nuovo Umberto Eco per una descrizione e un'analisi corrette. Il sangue tennistico scorre a fiumi nel super tie break a 10: indietro 1-5, a furia di esplosioni di rabbia e gioia Nick e The Kokk recuperano e sorpassano gli avversari: finisce 3-6 6-4 10-6.

Daniil e Stefanos, vincitori delle Finals 2019 e 2020 eppure reduci dalle sconfitte di lunedí contro Rublev e Djokovic, si contendono nei fatti l'accesso alle semifinali di sabato, per le quali Nole si è già qualificato. L'ateniese parte bene e continua meglio, prendendosi il primo set in 32 minuti per 6-3. Il moscovita carbura lentamente, consentendo a Tsitsi di organizzarsi anche nel secondo set per contenere il prevedibile contrattacco. Procedono appaiati per dodici game. Nel tie break sia Tsitsipas, sia Medvedev si procurano più match point che non trasformano. Sull'11 pari il figlio di Apostolos e Julija Salnikova sbaglia però un drop shot e, subito dopo, viene punito: 11-13.

Anche il terzo parziale, pur segnato da break e controbreak, è nel segno dell'equilibrio. Nel tie break il greco è dilagante: 7-1. È sua l'ipoteca più forte per il secondo posto nel girone.