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Tranquilli, non è l'addio di Rafa

Rafael Nadal (ansa)
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Mackenzie McDonald è un californiano cordiale e cortese che di sicuro non vuole essere ricordato come il Pat Garrett di Rafael Nadal. Questa antipatica collocazione nella memoria collettiva non dipende da lui, che oggi s'è limitato a fare - davvero bene - il suo lavoro. Sarà il maiorchino a dover valutare se, dopo l'eliminazione a Melbourne segnata dall'infortunio nel secondo set, troverà una volta di più l'energia e la pazienza per tornare a battersi al livello dei migliori. Ci proverà perché, come scrisse per annunciare il ritiro a Wimbledon lo scorso luglio dopo aver sconfitto nei quarti di finale Taylor Fritz, "io non gioco per alzare i trofei ma perché amo quello che faccio". Allora il problema era una lesione ai muscoli addominali, stavolta è al flessore della coscia sinistra o forse all'articolazione dell'anca, non si sa; si palesa sul 6-4 5-3 in favore dello statunitense, Rafa s'accascia a terra, si rialza e conclude il game e il set, sofferente. Chiede il medical time out. Poi decide di continuare, immagino per onorare il proprio ruolo di campione in carica degli Australian Open. Il match è ancora combattuto, il numero 2 ATP riesce a tenere gli scambi nonostante la ridotta mobilità. McDonald non si fa condizionare dalle circostanze e chiude sul 6-4 6-3 7-5 dopo 2 ore e 17 minuti. Nella conferenza stampa post-partita Rafa appare sconfortato: "Non posso dire di non essere distrutto mentalmente. Mentirei. Spero non sia niente di grave". Eppure se, come scrive Riccardo Crivelli nella ricca e aggiornata biografia "Una questione di talento" (Diarkos, 18 euro, in libreria da poche settimane), il campione di Manacor è sempre uno che  "ritorna e risale la china, appoggiandosi a un carattere indomabile", me la sento di rassicurare Mackenzie: non finirà sui libri di storia del tennis come il suo killer sportivo.

Il match Nadal-McDonald nella Rod Laver Arena non risente degli effetti del brusco cambiamento climatico che ha coinvolto l'Australia del sud con pioggia battente, venti forti e un calo della temperatura di 24 gradi rispetto al pomeriggio di ieri, quando per il caldo insopportabile non si era giocato sui campi senza copertura. Anche la partita Sinner-Etcheverry, in apertura di giornata, si svolge in condizioni ottimali nella John Cain Arena. Il numero 1 d'Italia ne approfitta per concentrarsi sulle indicazioni tecniche e tattiche ricevute da Simone Vagnozzi e Darren Cahill, interpretandole senza sbavature. L'argentino Tomas Martin, classe 1999, di La Plata, rivela qualità adeguate al ranking attuale, 80 (è stato al massimo 72), e dunque insufficienti a mettere in difficoltà Jannik, che ha 21 anni, è il numero 16 al mondo e appare in crescente forma. Ci sono dati forniti da Infosys che descrivono doviziosamente il match del sudtirolese: non ha concesso occasioni di break all'avversario e ha trasformato le cinque avute a disposizione; è stato efficacissimo alla risposta al servizio, con il 40 per cento di punti ottenuti sulle prime e addirittura il 52 sulle seconde; ha sommato, tra rovesci e diritti, 24 vincenti contro i 6 di Etcheverry. Il punteggio finale, 6-3 6-2 6-2, è la conseguenza di un predominio netto e costante. Il prossimo ostacolo di Sinner sarà, venerdì, Marton Fucsovics che ha eliminato in quattro set il sudafricano Lloyd Harris, reduce dal successo su Lorenzo Musetti. Nell'ultimo dei tre precedenti confronti, nel 2021, l'ungherese aveva prevalso a Wimbledon per 5-7 6-3 7-5 6-3.

Nel suo secondo turno condizionato dall'umidità che rende scivoloso il rettangolo della Court 3, Lorenzo Sonego resta in campo fino a notte fonda. Colpa del numero 10 ATP Hubert Hurkakz, che nel primo e terzo set non riesce mai a contrastare il torinese ma nel secondo e nel quarto prevale grazie a un po' di buona sorte accoppiata a una disposizione alla resilienza delle quali alla fine si gusta gli effetti. L'ultimo parziale trova il numero 4 italiano stanco e anche innervosito da alcune chiamate dubbie del hawk-eye elettronico, al quale il freddo e la pioggerellina danno alla testa. Comunque, un'eccellente prova dell'allievo di Gipo Arbino. Fa male perdere 3-6 7-6 2-6 6-3 6-3 una partita dominata per lunghi tratti delle quasi 4 ore giocate. Tuttavia Lorenzo lascia Melbourne con la conferma di avere tutte le carte in regola dopo una stagione altalenante riscattata dalle brillanti prestazioni a Malaga, in Davis.

Ottime le prove delle ultime due ragazze italiane ferme al primo turno a causa della riprogrammazione dei match, la fiorentina di Carmignano Lucrezia Stefanini, e la romagnola di Rimini Lucia Bronzetti, entrambe 24 anni, rispettivamente 114 e 60 del live ranking mondiale. Loro avversarie le veterane tedesche Tatjana Maria, 35 anni, 67 WTA, e Laura Siegemund, 34 anni, 136 WTA (ma è stata 27): della prima s'è letto e visto assai in occasione degli ultimi Championships, quando approdò clamorosamente alla semifinale; la seconda, doppista di qualità, ha vinto i tornei in coppia degli Us Open nel 2016 (misto) e nel 2020 (femminile).

Le storie sportive e personali delle quattro protagoniste si intrecciamo nella doppia sfida Italia-Germania nella terra dei canguri. Entrambe le giovani azzurre hanno portato il match al terzo set ma solo la toscana, seguita dal coach e compagno Ferdinando Bonuccelli, siciliano d'origine toscana, è riuscita a prevalere, in rimonta (3-6 7-5 6-4) su Maria, che ha come coach il marito francese Charles-Edouard. Dopo un sontuoso primo set, Bronzetti non ha invece avuto fortuna in un paio di passaggi che l'avrebbero favorita e alla fine ha ceduto 2-6 6-4 6-3 a Siegemund, che da anni è allenata dal fidanzato Antonio Zucca, sardo di Porto Torres, conosciuto durante un'edizione degli Internazionali BNL d'Italia.

Per Lucrezia è il quarto successo consecutivo agli Australian Open 2023, dopo i tre delle qualificazioni. In precedenza non era mai approdata al tabellone principale di uno slam. Già domani sarà di nuovo in campo contro la russa Varvara Gracheva, 22 anni, WTA 94, che ieri aveva umiliato, 6-1 6-1, la testa di serie numero 8 Daria Kasatkina. Non è un'avversaria ingiocabile.