Un tempo, sei o sette anni fa, avremmo sentito dialoghi così in sala stampa: "Tu vai a seguire Djokovic o Murray?". "Né uno né l'altro. Al massimo Nole lascia un set a Dimitrov, e lo scozzese nemmeno quello a Bautista Agut. Non c'è storia". "Hai ragione. Meglio vedere come se la cavano quei due ragazzi della John Cain Arena, che sono il futuro". "Andiamo lì, allora, ché stanno cominciando!". In effetti, fino al 2016 il serbo aveva perso una sola delle sette sfide con il bulgaro, mentre Andy aveva dominato lo spagnolo nei tre testa-a-testa.
The Times They Are A-Changin, cantava Bob Dylan. Adesso un terzo turno del serbo e dello scozzese sono imperdibili in quanto contendibili. Grigor Dimitrov, classe 1991, ATP 28, e Roberto Bautista Agut, 1988, ATP 25, stanno mantenendo ottimi livelli atletici e agonistici nonostante abbiano alle spalle carriere lunghe e non abbastanza ricche di soddisfazioni.
Djokovic, che è dell'87 come Murray, sta mostrando a Melbourne un tennis poco scintillante, meno fisico del solito seppure solido e concreto. Il suo avversario viene dato in grande spolvero: ha eliminato nei primi due turni gente pericolosa come il russo Aslan Karatsev e il serbo Laslo Djere, cedendo in tutto 18 game e, ovviamente, nessun set.
Andy è reduce da due imprese che avrebbero prosciugato le energie di un ventenne: le eliminazioni al quinto set di Matteo Berrettini martedì e di Thanasi Kokkinakis giovedì. Bautista Agut ha finora regolato in sicurezza il portoghese Joao Sousa e poi ha battuto in rimonta l'americano Brandon Holt. Le partite si giocano in contemporanea sui campi principali del Melbourne Park, la Rod Laver Arena e la Margaret Court Arena. Sul primo, Djokovic si prende il primo set al tie break dopo 77 minuti di straordinaria intensità, fatica meno nel secondo - Dimitrov soffre un evidente calo - e poi si limita al controllo nel terzo: il risultato, 7-6 6-3 6-4, certifica che il numero 4 al mondo resta il favorito degli Australian Open 2023, pur non fugando del tutto i dubbi sulla sua forma.
Nell'altro stadio, Murray, che durante i primi scambi sembra stanchissimo, racimola un solo game nel parziale d'apertura e risorge di forza di volontà nel secondo set, mentre in quello successivo è una distrazione nell'ottavo game a metterlo nell'angolo. Bautista Agut, che si esprime ai livelli dei suoi anni migliori (come il 2019, quarti di finale a Melbourne, semifinale a Flushing Meadows, ingresso tra i Top Ten), non regala niente proprio quando il confronto diventa più avvincente e il pubblico si scatena a favore del cinque volte finalista a Melbourne tra il 2010 e il 2016. Nel quarto set il valenciano è costretto a marciare di conserva con lo scozzese fino al 4 pari, poi ottiene il break che lo manda a servire per il match e non sbaglia nulla: 6-1 6-7 6-3 6-4. Comunque l'eroe della prima settimana dello slam degli antipodi resta Andy.
Per colpa dell'avant'indrè - a Milano mi capiscono - tra i due impianti dove si affrontano gli ultratrentenni, mi perdo "quei due ragazzi della John Cain Arena" del dialogo immaginario con il quale ho cominciato Monday's Net oggi. L'americano Ben Shelton, 20 anni e tre mesi, ATP 89 a inizio torneo (ora è virtualmente 76), quasi umilia (6-3 7-6 6-4) l'australiano Alexei Popyrin, 23 anni, ATP 113, forse sfiancato dal turno vittorioso contro Taylor Fritz. Dal poco che riesco a sbirciare ho la conferma di quanto l'atteggiamento in campo del figlio di Bryan Shelton, 55 al mondo nel 1992, sia simile a quello di Carlos Alcaraz e di Holger Rune: sicurezza nei propri mezzi, capacità di concentrazione, predisposizione al colpo che impressiona. Rispetto alle sue stupefacenti prestazioni nel Masters 1000 di Cincinnati in agosto, quando eliminò Lorenzo Sonego e Casper Ruud, il mancino di Atlanta sembra perfino più efficace al servizio e più potente sia con il diritto, sia con il rovescio. A proprio agio sotto rete, ha caratteristiche da attaccante grazie alla preparazione delle discese con i colpi da fondocampo. Il suo avversario nei quarti sarà un altro americano che è uscito allo scoperto nell'ultimo anno, Jeffrey John "J.J." Wolf, di Cincinnati nell'Ohio, che oggi ha eliminato in tre set Michael Mmoh, di Bradenton in Florida. Gli Stati Uniti stanno tornano a essere una superpotenza del tennis maschile: oltre a Ben e J.J., negli ottavi di finale ci sono anche Sebastian Korda e Tommy Paul.