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Le cose belle del Foro formato Slam

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Cosa succederà nei prossimi dodici giorni se oggi, con il programma che prevede soltanto le finali dei tornei di qualificazione e qualche incontro del primo turno del singolare femminile, il Foro Italico è già così ribollente di passione? “Tranquillo, accadranno solo cose belle”, mi sorride uno dei responsabili del progetto che consente agli Internazionali di essere, con Indian Wells, quanto di più simile ai quattro slam, battendo di fatto la concorrenza di Madrid e Miami, i  Masters 1000 fratelli extended edition. Me lo dice mentre da dietro la muraglia umana del Campo 2 tentiamo di sbirciare uno spicchio del match tra il pariolino (nel senso del circolo dov’è cresciuto) Flavio Cobolli e il californiano di origini messicane Emilio Nava, alla fine del quale l’allievo di papà Stefano prevarrà in rimonta per 4-6 7-6 7-5, assicurandosi un posto nel tabellone principale.

Di cose belle se ne possono …

Cosa succederà nei prossimi dodici giorni se oggi, con il programma che prevede soltanto le finali dei tornei di qualificazione e qualche incontro del primo turno del singolare femminile, il Foro Italico è già così ribollente di passione? “Tranquillo, accadranno solo cose belle”, mi sorride uno dei responsabili del progetto che consente agli Internazionali di essere, con Indian Wells, quanto di più simile ai quattro slam, battendo di fatto la concorrenza di Madrid e Miami, i  Masters 1000 fratelli extended edition. Me lo dice mentre da dietro la muraglia umana del Campo 2 tentiamo di sbirciare uno spicchio del match tra il pariolino (nel senso del circolo dov’è cresciuto) Flavio Cobolli e il californiano di origini messicane Emilio Nava, alla fine del quale l’allievo di papà Stefano prevarrà in rimonta per 4-6 7-6 7-5, assicurandosi un posto nel tabellone principale.

Di cose belle se ne possono vedere parecchie già oggi. Il successo di Cobolli è una. Il collega e amico Massimo Grilli, che può seguire per intero la partita da una postazione migliore della mia, mi racconta di un giocatore sempre sicuro di sé, mai in difficoltà nei momenti decisivi nonostante l’aggressività di Nava, un classe 2001 che è stato fortissimo junior ma poi ha deluso le aspettative di chi l’aveva vaticinato tra i migliori giocatori d’Oltreatlantico in tempi rapidi. 

Emozionantissimo per aver conquistato la qualificazione davanti al pubblico di casa, Flavio s’abbandona a terra, scoppia in lacrime e poi abbraccia il babbo, che ha 46 anni ed è stato a un passo da laurearsi Top 200 nel 2003, quando lui era in fasce. Con la vittoria di oggi, il numero 13 italiano torna ad avvicinarsi a quota 150 ATP dopo essere stato 133 l’estate scorsa. Ritrovato l’equilibrio emotivo, in conferenza stampa è più severo nei propri confronti di quanto non sia stato Grilli parlando di lui: “Ho sofferto molto contro Emilio, ci sono stati passaggio difficili è però ne sono venuto fuori, come deve fare un professionista”. 

Un’altra cosa bella ha come palcoscenico il nuovo Campo 13 - che con il gemello 12 è stato allestito sotto il Centrale - sul quale s’affrontano due dei più dotati nati nel nuovo millennio, il francese Arthur Fils, 19 anni tra un mese, e il russo Alexander Shevchenko, 22 anni compiuti in novembre, reduce da un avvio di stagione ricco di soddisfazioni. Il ragazzo di Metz, nella Mosella, è fisicamente l’erede di Monfils (nomina sunt omina) con 185 centimetri di altezza e 83 chili di muscoli che trasforma in potenza impressionante. Veloce e coraggioso, deve però mettere a punto strategie più efficaci, considerato che per ora azzarda raramente variazioni al gioco da fondo con sporadiche discese a rete. Comunque, la scorsa settimana nel Challenger di Aix-en-Provence ha avuto la meglio su due scafatissimi connazionali, Gregoire Barriere  e Quentin Halys, prima di cedere di misura sotto i colpi di David Goffin (1-6 6-3 7-6); in precedenza ha battuto gente del calibro di Jannik Sinner, Stan Wawrinka e Fabio Fognini.

Shevchenko detto Sheva, 93 ATP, originario di Rostov sul Don, al confine con l’Ucraina, ha tentato di opporsi all’esuberanza dell’avversario, senza tuttavia trovare soluzioni efficaci come quelle messe in mostra a Madrid pochi giorni fa, quando, superate le qualificazioni, era riuscito a eliminare J.J. Wolf e Jiri Lehecka prima di provare il colpaccio addirittura con Daniil Medvedev costringendolo a un duro terzo set (4-6 6-1 7-5). Aleksandr non è un fenomeno naturale ma un tennista che cresce a furia di provarci: negli ultimi dodici e mesi è sceso in campo in 42 tornei, concedendosi una breve pausa a fine stagione per mancanza di eventi agonistici a disposizione. Il suo coach è Gunter Bresnik, che si vanta di aver allenato una trentina di Top 100, tra i quali Boris Becker, Henri Leconte, Ernests Gulbis, Gael Monfils e, soprattutto, Dominic Thiem, portato al vertice del tennis mondiale. Il sergente di ferro tardo-asburgico, mancato medico, ha applicato al giovane russo la sua ricetta vincente, che è lavorare lavorare lavorare e ancora lavorare. Gli effetti della cura non sono mancati, seppure oggi il povero Alexander mi sia sembrato parecchio stanco. Arthur, che adesso è virtualmente 104 ATP, ha patito un leggero calo di concentrazione nel secondo set, poi ha chiuso in crescendo: 6-3 6-4 in 85 minuti. 

Domani arrivano al Foro e scendono in campo i primi grandi nomi. Qualche match avrà di che raccontare, mostrare, far sognare e ricordare: ad esempio, Andy Murray vs. Fabio Fognini, Sara Errani vs. Anastasia Pavlyuchenkova, ma anche Ugo Humbert vs. Emil Ruusuvuori, Matteo Arnaldi vs. Diego Schwartzman, Luca Nardi vs. David Goffin. Sarà un mercoledì della prima settimana all’altezza di quelli di Melbourne, Parigi, Londra e New York. Un inedito, a Roma.