Fognini-Murray, è spettacolo vero
di Claudio GiuaSe vi dicono che un ucraino e un russo condividono comunque analoghe emozioni su un campo da tennis, non credeteci. Non è così: giocatrici come Marta Kostyuk, Anhelina Kalinina, Lesia Tsurenko, Dayana Yastremska, Elina Svitolina (tutte in tabellone a Roma), rappresentano un paese aggredito e invaso, hanno parenti e amici che rischiano in ogni momento di perdere tutto, compresa la vita, e sono penalizzate rispetto alle colleghe russe che non sono minacciate nei propri affetti e beni, a meno che siano vicine a qualcuno che Vladimir Putin ha proditoriamente mandato a morire al fronte. Non sarebbe sportivamente accettabile che WTA e ATP tenessero conto, nei ranking, di questa differente condizione, anche se non mi dispiacerebbe lo facessero.
Generalizzare è però sbagliato. Se le ragioni e i torti fossero sempre distinguibili, alle 9 di sera dovrei raggiungere il Campo 1 per tifare Dayana Yastremska, cresciuta a Odessa, 23 anni da compiere lunedì prossim…
Se vi dicono che un ucraino e un russo condividono comunque analoghe emozioni su un campo da tennis, non credeteci. Non è così: giocatrici come Marta Kostyuk, Anhelina Kalinina, Lesia Tsurenko, Dayana Yastremska, Elina Svitolina (tutte in tabellone a Roma), rappresentano un paese aggredito e invaso, hanno parenti e amici che rischiano in ogni momento di perdere tutto, compresa la vita, e sono penalizzate rispetto alle colleghe russe che non sono minacciate nei propri affetti e beni, a meno che siano vicine a qualcuno che Vladimir Putin ha proditoriamente mandato a morire al fronte. Non sarebbe sportivamente accettabile che WTA e ATP tenessero conto, nei ranking, di questa differente condizione, anche se non mi dispiacerebbe lo facessero.
Generalizzare è però sbagliato. Se le ragioni e i torti fossero sempre distinguibili, alle 9 di sera dovrei raggiungere il Campo 1 per tifare Dayana Yastremska, cresciuta a Odessa, 23 anni da compiere lunedì prossimo, 158 del ranking mondiale ma numero 21 nel 2020, proveniente dalla qualificazioni, e per scagliare anatemi all’indirizzo della moscovita Anna Kalinskaya, 24 anni, 57 WTA. Invece, la realtà è che le due avversarie con nazionalità oggi sanguinosamente contrapposte hanno un comune sentire. Fu la russa a rivelarne la ragione in una conferenza stampa un anno fa: “È molto triste e spaventoso vedere il popolo ucraino soffrire. Non molti lo sanno, ma mia madre è ucraina e io dunque sono ucraina a metà. E so anche che la mia gente in Russia non vuole questa guerra. Tutti chiediamo che finisca presto. Amo gareggiare e lavorare sodo, quando sono in campo cerco di dimenticare cosa sta succedendo (in Ucraina e in Russia ndr), ma non riesco a non guardare di continuo il telefono e pensare di dover chiamare al più presto miei genitori per sapere dove sono, cosa fanno, come stanno”. Per la cronaca, a passare il turno (6-4 6-2 il punteggio) è Anna anche se Dayana mi sarebbe andata altrettanto bene, sono entrambe donne coraggiose.
Nel pomeriggio sul Centrale si erano affrontate due ucraine: Elina Svitolina in Monfils, 28 anni, ex numero 3 WTA e due volte vincitrice agli Internazionali d’Italia, e Lesia Tsurenko, quasi 34 anni, 68 WTA. Elina, da poco tornata nel circuito dopo la nascita della figlia Skai, che ha sette mesi, sembra dover lavorare parecchio per recuperare lo smalto di qualche anno fa, ma ha comunque strappato sei game (6-3 6-3) alla ragazza di Volodymyrets, a metà strada tra Kiev e Leopoli.
La giornata del Foro prevedeva il suo zenit in Fognini vs. Murray, per ragioni, tutte intuibili, che sono tecniche, agonistiche ed emozionali. Ha peso anche il fatto che la famiglia viene prima di tutto per i due giovanotti del 1987 che hanno fatto la storia del tennis. Domenica Judy Murray s’è presentata alla finale del Superchallenger di Aix-en-Provence per sostenere Andy, che con lei nell’angolo ha battuto in scioltezza l’americano Tommy Paul tornando ad alzare una coppa dopo tre anni e mezzo. In più, è salito a quota 42 nella classifica ATP, il miglior piazzamento da quando nel 2019 si è sottoposto alla hip resurfacing, l’intervento all’anca che gli ha consentito di competere di nuovo a buon livello. In hotel, per festeggiare, madre e figlio si sono sfidati a Monopoli, e nessuno dei due voleva cedere.
Stasera nell’angolo di Fabio sul Centrale ci sono la moglie Flavia Pennetta e il figlio Federico. Presenze taumaturgiche. In questi ultimi mesi la campionessa di Flushing Meadows 2015 ha fatto il possibile affinché l’ex numero 1 d’Italia non si lasciasse andare dopo gli infortuni, l’ultimo dei quali alla caviglia subito al torneo di Estoril.
Se Andy si conferma al Foro Italico in eccellente forma, Fabio - ormai ben oltre quota 100 ATP - nel primo set è stupefacente per qualità e continuità. Ha una gran voglia di mostrare di disporre persino di margini di miglioramento grazie alle cure di Corrado Barazzutti. In alcuni passaggi il tennis espresso da entrambi è sopraffino, roba che di solito si vede dai quarti di finale in poi di un Masters 1000 o di uno slam. Lo scozzese cresce nel secondo set, soprattutto quando è alla risposta, e si prende due break che Fognini recupera prima di concederne un terzo, decisivo, quando serve per portarsi sul 5 pari.
La situazione si ribalta nella terza frazione, con il britannico che si sfianca a correre da una parte all’altra per ribattere le traiettorie sempre al limite sparate dall’italiano, di nuovo in gran spolvero. Il Centrale lo sostiene nemmeno fosse una finale, e per lui il calore del pubblico è più rigenerante di una sfilza di vincenti. Che peraltro sfodera di continuo: palle corte, cross strettissimi, lungolinea clamorosi. Gli basta un break difeso con intelligenza per superare il turno: 6-4 4-6 6-4. Il match point è un ace centrale da antologia. Il messaggio scritto sull’obiettivo della telecamera appare quantomai esplicito: “Done. It’s not over”. Nel computo dei testa a testa, è lui a prevalere su Andy: 5-4. E da adesso il suo obiettivo è di rientrare tra i Top 100 il prima possibile: per cominciare, al secondo turno dovrà avere la meglio sul serbo Miomir Kecmanovic.