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Sinner e Musetti e gli italiani, è la giornata dei dubbi

Sinner e Musetti e gli italiani, è la giornata dei dubbi
(reuters)
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Quanti dubbi, quante incertezze, quante esitazioni per gli italiani che la sera di un martedì quasi estivo (da calendario) eppure quasi invernale (tanta acqua, freddo pungente) vanno suddivisi in tre categorie: quelli che vogliono vedere il derby milanese di Champions League (sono tanti), quelli che preferiscono Tsitsipas vs. Musetti (molti meno), quelli che s'occupano d'altro (la maggioranza). I dubbi sul da farsi - rivelo - ce l'hanno anche i giornalisti della sala stampa del Foro Italico, seppure in proporzioni invertite.

Io sceglierei Tsitsi e Lollo sul Centrale perché mi piacerebbe vedere almeno un azzurro approdare ai quarti di finale degli Internazionali d'Italia. Ogni incertezza viene sciolta dalle 3 ore e 50 minuti  che l'ucraina Anhelina Kalinina e la brasiliana Beatriz Haddad Maia impiegano per chiudere il proprio match (6-7 7-6 6-3 per la prima), ossia a Milan-Inter ampiamente archiviata. Il match greco-italiano comincia quand'è quasi mezzanotte.

Serve un reload nel racconto di una giornata complessa e che reca via via notizie contraddittorie per quel che riguarda gli italiani. In mattinata, nei brevi tempi supplementari dei due sedicesimi di finale sospesi ieri per pioggia, Lorenzo Sonego ce la fa solo in parte a mettere pressione a Stefanos Tsitsipas, che alla fine prevale per 6-3 7-6; invece il carrarino (Monday's Net si scusa con chi per ragioni opposte s'è risentito perché ieri gli ha attribuito natali livornesi) fa faville ed elimina un immotivatamente incazzatissimo Frances Tiafoe con un netto 5-7 6-4 6-3.

Nel pomeriggio è Jannik Sinner a gettare la spugna nel suo ottavo di finale. Anche qui, i dubbi si sprecano. Alcuni sono demo-politici. Secondo la dottrina Lollobrigida, il Centrale del Foro Italico dovrebbe esitare: è più italiano il rosso della Val Fiscalina o Francisco Cerundolo? Il ministro dell'Agricoltura sostiene che "è difficile da smentire (il fatto che) gli italiani siano una etnia", e dunque l'argentino di origine irpina sarebbe assai più italiano del sudtirolese con antenati sudditi di Cecco Peppe. In sovrappiù, il meloniano per scelta e per famiglia aggiunge che "l'Italia è un raggruppamento che vede una lingua comune, una cosa che con la razza non c'entra nulla", e anche qui c'è da d'avere dubbi su quale lingua Jannik consideri la propria, ma credo sia il tedesco.

Per fortuna nessuno sugli spalti prende sul serio le questioni etnico-linguistiche che tanto appassionano il ministro cognato. Però, pur tifando tutti per Sinner, l'effetto è deludente. Il primo set è un pareggio fino al tie break dominato dall'allievo di Simone Vagnozzi, oggi assente dal box del team per colpa di un malore notturno. I successivi due parziali sono un monologo dell'argentino, con Jannik che saprebbe cosa fare per prendere il comando degli scambi ("...avrei dovuto muovere Francisco, invece era lui che faceva muovere me. Avrei dovuto usare il lungolinea di rovescio, e non me n'è venuto uno", dirà in conferenza stampa") eppure subisce la costante aggressività del bonaerense, 24 anni, testa di serie 31 del torneo. La sfida si trasforma in un percorso a ostacoli nei quali Sinner inciampa continuamente, tanto da apparire quasi sollevato quando si conclude sul 6-7 6-2 6-2.

Verrebbe da dire che il problema attuale di Jannik è soprattutto motivazionale, dunque risolvibile dal mental coach. Anche qui, dubbi. Sento dire: al ragazzo manca il colpo di reni, il killer instinct, il guizzo del campione. Non sono d'accordo. Tanto per cominciare, vanno tenuti presenti alcuni fatti e circostanze: dall'inizio della stagione solo Alcaraz, Medvedev, Djokovic e Tsitsipas hanno raccolto di più in termini di punti ATP; in questi giorni abbiamo visto fior di Top 10 crollare sotto i colpi di sconosciuti o underdog (ieri Carlito con Fabian Marozsan, oggi Andrey Rublev con il tedesco Yannick Hanfmann, proveniente come l'ungherese dalle qualificazioni, mentre Cerundolo è un giocatore di qualità ed esperienza); infine, sebbene lo vediamo competere ad alti livelli dal 2019, Jannik compirà 22 anni in agosto e, tra i coetanei, Alcaraz e Rune sono i soli suoi competitor continuativi. Per poter dare un giudizio meditato su di lui e sui più giovani del circuito, escluso ovviamente il murciano, è bene aspettare almeno fino al Roland Garros.

Dunque, mentre è quasi domani prende il via una partita che meriterebbe il pubblico delle grandi occasioni. Comunque, almeno settemila persone non si fanno intimorire dalla prospettiva di restare qui fino alle ore piccole.  Dopo quasi dodici ore dalle rispettive vittorie nei sedicesimi di finale, il numero 5 e il numero 18 ATP scambiano i primi colpi sul Centrale. Ci fosse qui Lollobrigida, forse sentenzierebbe: "Una faccia, una razza". Intanto, nella Grand Stand, Borna Coric e la sorpresa ungherese Fabian Marozsan sono al terzo set (finirà, a mezzanotte passata da un pezzo, 3-6 6-4 6-3 per il croato ); erano stati preceduti sullo stesso campo da Medvedev vs. Zverev, con il russo che aveva faticato a eliminare il tedesco (6-2 7-6).

Il primo set fila via in equilibrio dopo un break e il controbreak che riporta Lorenzo in pari. Lo strappo decisivo lo fa Stefanos nel dodicesimo game, che chiude il parziale sul 7-5. Il secondo set ha un andamento analogo, con Tsitsi stavolta nel ruolo dell'inseguitore. Alla fine, però, il break ultimativo ripropone lo stesso punteggio, 7-5. A Lorenzo resterà un dubbio: se avessero rinviato la partita alla mattina, avrei avuto più chance di passare il turno?