Un'invisibile ola in forma di percettibilissimo brusio percorre le tribune del Centrale quando sugli schermi degli smartphone compare la notizia che Nadal intende tornare a giocare, o almeno ci proverà. È un sospiro di sollievo collettivo, un sorriso condiviso da milioni di persone ovunque nel mondo dopo le chiacchiere - rivelatesi infondate - sul ritiro che Rafa avrebbe annunciato a metà pomeriggio da Manacor.
Invece, anche se non sarà in campo al Bois de Boulogne a difendere il quattordicesimo slam sulla terra rossa conquistato l'anno scorso, Rafa vuole tornare competitivo per le Finals Group Stage in settembre e la Final 8 di Coppa Davis in novembre a Malaga. Soprattutto farà il possibile - assicura su YouTube - per essere pronto all'inizio della prossima stagione, comunque la sua ultima. Il calendario già in definizione con il suo team prevede un'ultima tournée globale che durerà un anno, fatta solo di Masters e slam: "Voglio salutare tutti i tornei che sono stati importanti nella mia carriera, e per farlo devo essere in grado di battermi alla pari con ogni mio avversario". Parlando dalla sala delle conferenze stampa della sua accademia maiorchino a, Nadal accenna a una sola evenienza che potrebbe impedirgli il lunghissimo addio al pubblico che l'ha amato vieppiù nel tempo: il perdurare dei messaggi negativi che il suo fisico gli sta mandando da qualche tempo in qua, con i carichi da novanta della scoperta del problema congenito al piede, dello strappo agli addominali a Wimbledon in luglio e della lesione all'iliopsoas a Melbourne in gennaio. Lo ripete più volte: dipende dal mio corpo. Federer si comportò allo stesso modo, prima di arrendersi all'evidenza.
Passata la paura, il Foro Italico torna a concentrarsi sul big match pomeridiano, che vede Daniil Medvedev, 27 anni, numero 3 ATP, impegnato a fermare la galoppata di Yannick Hanfmann, 31 anni, che grazie ai successi romani in sequenza su Julian Ocleppo, Hugo Grenier, Nicolas Jarry, Taylor Fritz, Marco Cecchinato e Andrey Rublev ha appena fatto un salto in avanti impressionante nel ranking ATP in tempo reale, piazzandosi sul gradino numero 64: era 153 a fine febbraio, 101 due settimane fa.
Tedesco di Karlsruhe, Hanfmann è laureato in relazioni internazionali e ha giocato per anni nel circuito universitario americano. Negli Stati Uniti gli hanno offerto di diventare un coach (professione che potrebbe fare in futuro, ha le qualità tecniche e umane per guidare altri giocatori), ci ha pensato un po', poi ha preferito insistere con il tennis giocato. Affetto da sordità profonda congenita che gli riduce l'udito del 40 per cento, giustamente pensa che quelli strani siamo noi giornalisti. Ha raccontata qualche anno fa al sito Athletistic: "È divertente come i media spesso evidenzino questa mia caratteristica. Mi sono un po' abituato ai titoli, so come funzionano i giornali. Ho problemi di udito ma dipende dal tono di ogni voce. E da altro. Ad esempio, presto attenzione alle tue labbra e, siccome hai una voce profonda, mi è facile capirti. È diverso quando c'è qualcuno che parla dietro di me o se, sul campo, è forte il rumore del pubblico. Allora, sento male". Touché.
Medvedev usa la partita di oggi (vinta in scioltezza 6-2 6-2) per smussare gli eccessi che finora hanno limitato l'efficacia del suo tennis sulla terra rossa. Così, gioca assai di rimessa, puntando a costringere l'avversario all'errore piuttosto che a trapassarlo di forza. Riduce i rischi, insomma. Per carità, i vincenti non gli difettano (alla fine se ne conteranno 23) ed è in gran spolvero sia al servizio, sia quando sfodera i saettanti lungolinea di diritto e di rovescio. Con 35 vittorie e 5 sconfitte in stagione, sembra in piena confidenza con i propri mezzi. Forse è lui l'uomo più in forma del circuito, anche se le superfici che non siano il sintetico non lo fanno mai sentire a pieno agio.
Il moscovita sabato sarà per la prima volta protagonista di una semifinale agli Internazionali d'Italia. Dovrà affrontare Stefanos Tsitsipas, che nella sessione serale è stato messo in qualche difficoltà da Borna Coric, 26 anni, giocatore peristaltico, nel senso che ha alti e bassi che si susseguono con una certa regolarità. In grado di mettere in soggezione qualsiasi avversario, nel secondo set il croato ha dato l'impressione di aver qualche possibilità di portare il match al terzo set. L'ateniese, molto attento, non si è fatto sorprendere, ha ottenuto il break nel nono gioco e poi ha agevolmente controllato il finale di partita (6-3 6-4).
Chi si è dispiaciuto per le eliminazioni eccellenti dei giorni scorsi - da Alcaraz a Djokovic, da Sinner a Rublev - deve ora ammettere che i quattro approdati alle semifinali non faranno rimpiangere gli assenti: Rune è probabilmente il più accreditato antagonista di Alcaraz, Ruud ha vinto più di Rublev, per qualche tempo Medvedev è stato l'unico in grado di contrastare Djokovic con continuità, Tsitsipas alla stessa età di Sinner aveva già conquistato il titolo di Maestro dei Maestri alle Finals 2019. Dunque, sabato avremo il Danese Rampante contro il Terraiolo Norvegese, il Rasputin in Lacoste contro il Dio dell'Olimpo. Chi ha acquistato per tempo i biglietti per il Centrale ha di che rallegrarsi.