Perchè Daniil Medvedev è sempre più amato
di Claudio GiuaAl Foro Italico, a galleggiare e nuotare meglio di chiunque è Daniil Medvedev. L'ha dimostrato sabato nell’acqua dei nubifragi che hanno interrotto per quattro ore il match con Stefanos Tsitsipas. Era pronto a ripetersi oggi quando il doppio rinvio dell’inizio della finale ha fatto temere che i violenti temporali si sarebbero susseguiti per tutto il pomeriggio, come puntualmente accade da molti giorni. Invece, una volta cominciati gli scambi con un ritardo di un’ora e mezza rispetto al programma, il cielo si è aperto e il sole ha asciugato gli spettatori inzuppati, oltre che la terra rossa. Il russo voleva ripetere la finale del 3 aprile a Miami per consegnare al giovane Holger Rune lo stesso messaggio - allora in forma di 7-5 6-3 - mandato a Jannik Sinner: caro, il tuo tempo non è ancora venuto. Missione compiuta. Il danese, 20 anni, è sembrato appena più tosto del sudtirolese, costringendo il moscovita, 27 anni, a conqui…
Al Foro Italico, a galleggiare e nuotare meglio di chiunque è Daniil Medvedev. L'ha dimostrato sabato nell’acqua dei nubifragi che hanno interrotto per quattro ore il match con Stefanos Tsitsipas. Era pronto a ripetersi oggi quando il doppio rinvio dell’inizio della finale ha fatto temere che i violenti temporali si sarebbero susseguiti per tutto il pomeriggio, come puntualmente accade da molti giorni. Invece, una volta cominciati gli scambi con un ritardo di un’ora e mezza rispetto al programma, il cielo si è aperto e il sole ha asciugato gli spettatori inzuppati, oltre che la terra rossa. Il russo voleva ripetere la finale del 3 aprile a Miami per consegnare al giovane Holger Rune lo stesso messaggio - allora in forma di 7-5 6-3 - mandato a Jannik Sinner: caro, il tuo tempo non è ancora venuto. Missione compiuta. Il danese, 20 anni, è sembrato appena più tosto del sudtirolese, costringendo il moscovita, 27 anni, a conquistare con un colpo di reni il primo set e di pura forza, in rimonta, il secondo. Identico il punteggio: 7-5 7-5, in un’ora e 42 minuti.
Ieri sera, subito dopo aver eliminato Stefanos Tsitsipas in semifinale, Daniil s’era esibito in una curiosa coreografia mezzo twist e mezza mossa napoletana: “Di solito non ballo dopo aver vinto, ma a volte succede. Oggi ero davvero contento”, aveva poi spiegato ai giornalisti. “Questo ballo l’avevo visto in tv. Avevo pensato: sembra ridicolo ma quando riguarderò il video tra un anno o forse tra un mese sarà un ricordo (della mia felicità ndr). Perché a questo servono i ricordi. Ok, però non significa che d’ora in poi ballerò dopo ogni partita, eh!”.
Oggi, infatti, Daniil non ha bissato la danza. Eppure le ragioni per festeggiare alla grande, magari ballando e cantando, sarebbero tante: diventano venti i suoi successi nel circuito professionistico, tra i quali i trionfi in uno slam (New York 2021), in una edizione delle ATP Finals (Londra 2020) e in sei Masters 1000 (Cincinnati e Shangai 2019, Parigi Bercy 2020, Toronto 2021, Miami e Roma 2023); da gennaio i tornei dove ha alzato la coppa sono già cinque (Rotterdam, Doha, Dubai, Miami e, ovviamente, Roma), con trentanove match vittoriosi; da domani è ufficialmente il numero 2 del ranking mondiale, dietro Alcaraz e prima di Djokovic, con la conseguenza non marginale che sarà la testa di serie numero 2 al Roland Garros; guida con ampio margine la classifica Race, quella che serve per qualificarsi alle Finals torinesi. Roba da Fab Three o Four.
Un paio di anni fa scrissi che il ragazzo venuto da Mosca e cresciuto in Costa Azzurra al fianco di Gilles Cervara, il suo coach che tanto somiglia agli attori maudit d’Oltralpe, era tecnicamente e atleticamente forte ma non mi piaceva perché alzava i toni polemici in campo e non trasmetteva valori positivi. Bene, ammetto che mi sbagliavo. La crescita umana di Daniil è sotto gli occhi di tutti: adesso è uno dei beniamini del pubblico, a Roma come altrove, perché è disponibile (oggi dopo la partita ha firmato autografi per venti minuti), ironico e scanzonato. Il suo tennis difficilmente catalogabile, fantasioso, elastico e insieme cerebrale come si conviene per uno che nel circuito chiamano Chessmaster, il maestro di scacchi, piace perché crea all’improvviso accelerazioni inattese che spiazzano l’avversario. Pur pacificato, la sua determinazione a non darsi mai per sconfitto gli porta crescenti consensi da parte di quanti amano per le stesse ragioni Rafa Nadal o Nole Djokovic.
Rune, che ha già vinto un 1000 a Bercy in ottobre e quest’anno è stato finalista il mese scorso a Monte Carlo (sconfitta in tre set per mano di Andrey Rublev) è già un protagonista assoluto. Probabilmente non è maturo uno slam, ma ha qualità straordinarie, per alcuni verso persino più impressionanti di quelle mostrate dal coetaneo Carlos Alcaraz.
Nel giorno dei bilanci - davvero positivi quelli della prima edizione extended degli Internazionali d’Italia, a cominciare dal boom di spettatori e d’incassi - non posso non resocontare della finale del torneo parallelo Ladies Open a Firenze. L’americana Taylor Townsend, delle cui vicissitudini questa rubrica s’è spesso occupata, non ha vinto, ma non mi dispiace perché il titolo è andato a Jasmine Paolini (6-3 7-5 il punteggio), che da partite così trae linfa agonistica vitale. Auguri a tutt’e due.