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Storie di campi, ferite, bravi ragazzi e Marsigliese

Andrea Vavassori
Andrea Vavassori 
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La storia che oggi e domani molti proveranno a raccontarvi è quella di Thiago e Daniil, il brasiliano che sembrava un fenomeno quand'era junior prima di scivolare sotto la linea dei radar tennistici e il russo reduce dal trionfo sulla terra rossa di Roma, considerato un candidato naturale alla finale di Parigi. Invece, nel ribollente Stade Philippe Chatrier finisce con Seyboth Wild che trafigge Medvedev e lo spedisce, con almeno dieci giorni di anticipo sul suo programma, a leccarsi le ferite in Costa Azzurra, dove vive da anni. Perché una sconfitta per mano del numero 172 al mondo al primo turno di uno slam con il punteggio di 7-6 6-7 2-6 6-3 6-4 può lasciare cicatrici visibili. Troverete comunque in cronaca tutti i particolari sia del big match, come si diceva un tempo, sia dell'exploit storico degli undici singolaristi azzurri che giocheranno il secondo turno del Bois di Boulogne (Sinner, Musetti, Sonego, Fognini, Arnaldi, Vavassori, Zeppieri, Giorgi,  Cocciaretto, Errani e Jasmine Paolini, quest'ultima ha eliminato in tre set la romena Sorana Cirstea), più la coppia d'antan Fognini-Bolelli. Io vi parlerò qui soprattutto di storie di luoghi del Roland Garros 2023.

Il campo 8, per esempio, oggi ha una bella storia da raccontare. Una storia durata 310 minuti, quanti servono ad Andrea Vavassori per battere Miomir Kecmanovic. Avrei dovuto e voluto vivere da vicino per intero la massacrante maratona, però i tanti promettenti match della terza giornata dell'Open parigino costringono me e migliaia di altri peripatetici a fare la spola da un impianto all'altro nel vano tentativo di non perdere niente, con il risultato di perderci quasi tutto. Il torinese classe 1995, proveniente dalle qualificazioni, coglie il proprio miglior risultato da singolarista rincorrendo, raggiungendo e infine superando il serbo, 23 anni, testa di serie 31 del torneo, che pure aveva abbastanza agevolmente chiuso a proprio favore i primi due set. Il punteggio rappresenta fedelmente quanto accade dopo il 5-7 2-6 messo in cascina da Kecmanovic nella prima ora e mezza di gioco. Grazie alla caparbietà che ha mostrato anche in passato e alla propensione al gioco d'attacco (84 i suoi vincenti contro i 54 di Miomir, innumerevoli le discese a rete), Andrea costringe per tre volte consecutive l'avversario a rischiare l'osso del collo nei tie break, e alla fine è sempre lui a farla franca. Nell'ultimo set, che ho seguito dagli spalti, il tie break si protrae fino all'11-9, con il numero 8 d'Italia del live ranking che riesce a trasformare il quinto dei match point complessivamente avuti a disposizione.

Per Vavassori, che i più conoscono per l'amicizia fraterna con Lorenzo Sonego e in quanto doppista stimato e richiesto come compagno da molti colleghi italiani e stranieri, comincia una fase inedita della carriera. Figlio di un maestro da sempre suo coach, il virtuale numero 126 ATP potrebbe adesso dedicarsi ai tornei di singolare, magari provando per qualche mese a ridurre l'attività da doppista. Disciplinato e disponibile oltre che molto simpatico, come testimonia spesso papà Davide, ha l'età per tentare il salto di qualità prima che sia tardi. Potrebbe prendersi e darci delle soddisfazioni. Intanto, prepara il prossimo match con il qualificato argentino Genaro Alberto Olivieri, 24 anni, 257 ATP.
 
Il campo 11 ha un'unica tribunetta dalla quale molti guardano intimoriti lo Stade Suzanne Lenglen che incombe e da dove giungono boati quando Elias Ymer ce la fa a strappare un quindici a Casper Ruud. Ancora più forte è però il rumore crescente che si alza dal Philippe Chatrier, centocinquanta metri più in là, dove Thiago Seyboth Wild sta facendo vedere i sorci verdi a Daniil Medvedev. Se fossimo a Roma, nonostante l'ora di pranzo il richiamo di Giulio Zeppieri vs. Alexander Bublik riempirebbe all'inverosimile il Pietrangeli e forse persino il Centrale. Ma anche qui, sul campo 11, l'italiano e il kazako radunano almeno seicento persone, tra sedute e no. Il ragazzo del 2001 cresciuto a Latina nella Capanno Tennis Academy arriva dalle qualificazioni (successi sul georgiano Nikoloz Basilashvili, sull'argentino Rodriguez Taverna e sul portoghese Ferreira Silva) ed è in condizioni psicofisiche eccellenti, con in più il pungolo dell'occasione di entrare presto tra i Top 100 (da oggi è virtualmente 124). Il moscovita approdato per quattrini ad Astana, che a giorni compirà 26 anni, 44 ATP, non sembra in vena, come gli accade di solito, di esibirsi in numeri circensi. Nel primo set Giulio impone il proprio tennis senza fronzoli, poi l'esperienza e il repertorio di colpi aiutano Bublik a riprendersi. L'allievo di Massimo Sartori, che crede moltissimo in lui, ha però una precisa strategia in testa: "Devo stare tranquillo, devo aspettare, devo concentrarmi sul mio gioco", spiegherà nella conferenza stampa dopo il match. Funziona. "La fatica più mentale che fisica" non lo spaventa, anzi.  Nel quarto e nel quinto set è perfetto. Incassato il 6-0 4-6 4-6 6-3 7-5 che per la prima volta lo porta al secondo turno di uno slam, adesso Giulio è atteso dal confronto con il finalista dello scorso anno Casper Ruud, che nel frattempo ha avuto facilmente ragione del più grande dei fratelli Ymer.
 
Il campo 14, che da quattro anni ha sostituito il vecchio 1, sta diventando un luogo iconico del tennis francese. "Porta fortuna", assicura uno dei telecronisti che hanno commentato, lunedì, il match vinto dal redivivo Lucas Pouille contro l'austriaco Jurij Rodionov, perdendo totalmente la voce. Ieri era andata bene a Luca Van Assche, 19 anni, considerato con Arthur Fils il più interessante under 20 di Francia, che aveva messo fuori tabellone Marco Cecchinato quasi umiliandolo: 6-1 6-1 6-3.
 
Situato all'estremità del complesso della Porte d'Auteuil, scavato nel terreno à la mode del Pietrangeli, il campo 14 ha portato fortuna domenica anche a Léolia Jeanjean, 27 anni, passata al secondo turno grazie alla vittoria sull'australiana Kimberly Birrell: "Penso che avrei perso questa stessa partita in altre condizioni. Qui noi francesi sentiamo davvero le vibrazioni del pubblico, che aiutano molto", ha detto al microfono di Europa 1. Molti dei 2200 spettatori che il piccolo impianto contiene avevano addirittura intonato la Marsigliese per festeggiare Pouille. Impegnatissima ogni giorno, oggi la fortuna era però altrove: nonostante fossero puntualmente convocati sul campo 11, i francesi Fiona Ferro, Hugo Gaston e Clara Burel non hanno passato i rispettivi turni. Del vulnus all'orgoglio francese si occuperà - dicono - Macron in persona.