Djokovic sempre più nella storia
di Claudio GiuaMentre sono ormai silenziosi i viali dello Stade Roland Garros, rimbomba il centrale intitolato al tennista, giornalista e - soprattutto - grande dirigente sportivo Philippe Chatrier. È la domenica della finale maschile, da domani cominciano i lavori per ospitare il duplice impegno del 2024, l’Open e le Olimpiadi, ma adesso ogni attenzione va ai due mattatori della giornata, Novak Djokovic, 36 anni, e Casper Ruud, 24. Vale a dire uno che fa benissimo tutto e uno che fa benissimo quasi tutto. Hanno motivazioni altrettanto forti - il record assoluto di slam vinti, 23, e il primo major al terzo tentativo in 371 giorni - e dunque la differenza la fanno la tecnica, la tattica e la forma fisica.
Nei 90 minuti del primo set il confronto non potrebbe essere più intenso, tra la fuga del norvegese e il riaggancio del serbo che poi prevale nel magistrale tie break (7-1). Qui c’è il primo turning point, con l’allievo di papà Christian che perde fiducia e commette sbagli che nelle due settimane parigine non aveva mai compiuto. Il nuovo numero 1 al mondo a partire dall’ufficializzazione di domattina da parte dell’ATP afferra il bastone del comando nel secondo parziale, che dura la metà del tempo e produce un decimo delle emozioni (6-3), e non lo molla più, nemmeno nel più equilibrato terzo set, durante il quale Ruud usa ogni stilla di energia per alimentare la speranza di poter ribaltare una partita compromessa. Stavolta il turning point, il secondo di oggi, è quello decisivo: il break conquistato nell’undicesimo gioco che manda Djokovic a servire per storia. Ovviamente, per uno come lui, che si dedica esclusivamente al tennis da più di trent’anni, è una formalità. Da stasera si dedicherà al suo nuovo obiettivo, che diventa il Grande Slam, i quattro titoli nella stagione. Ci riuscisse, sarebbe lui l’incontestabile GoAT, il Greatest of All Times.
La cronaca conta poco davanti a imprese così. Contano le parole dei protagonisti. È un sorridente Casper Ruud a trovarle meglio di chiunque altro: “Nole, per te un altro giorno, un’altra vittoria. Per me, invece, ogni giorno tu sei fonte d’ispirazione”. Novak, che s’infila una giacca rossa con un grande 23 sul petto, è da anni un maestro di retorica multilingue. Si rivolge a Ruud e Noah, forse il tennista francese più amato del dopoguerra: “Grazie Casper, sei uno delle persone migliori del circuito, e c’è un motivo. Grazie Yannick, quando ero bambino sognavo ogni volta che ti vedevo giocare”. Via Instagram arrivano anche le congratulazioni del campione uscente Rafael Nadal, che finché Novak sarà in campo farà il possibile per esserci anche lui, vedrete.
Il programma di chiusura del Roland Garros prevede in tarda mattinata anche la finale di doppio femminile, che vede in campo la coppie formate dalla canadese Leylah Fernandez e dall’americana Taylor Townsend, entrambe mancine, e dalla taiwanese Hsieh Su-Wei e dalla cinese Xinyu Wang. Il mio interesse è dovuto a due circostanze: la presenza di Taylor, che seguo da anni in quanto esempio di coraggio e positività (ne ho scritto anche qui), e la scelta, non scontata dati i tempi, di giocare insieme a Parigi da parte delle rappresentanti della Cina di Xi Jinping e di quella ex nazionalista. Se volete, poi, anche Fernandez ha una storia tutt’altro che banale, ma ne parlerò un’altra volta.
Il primo set è dominato dalle nordamericane, grazie soprattutto alla efficacia di Townsend in fase di attacco (1-6). Nel secondo parziale le pan-cinesi si prendono un break in apertura, sprecano tre set point alla risposta sul 5-3 e poi cedono il proprio turno di servizio. Nel tie break Taylor e Leylah sbagliano troppo (7-5). Nel terzo set le ragazze di Chicago e Montreal non trovano ritmo né misura (6-1). Per entrambe sarebbe stato il primo slam conquistato in carriera, anche se a sorpresa nel 2021 la canadese era andata vicina al trionfo nel singolare agli Us Open, approdando alla finale poi persa per mano di Emma Raducanu. Non essendo scese in campo insieme prima di questi Open sulla terra rossa, è una sconfitta che può preludere a una serie di vittorie nel futuro.