Jessica Pegula, che è la numero 1 americana e 4 mondiale, assicura che “la più grande fonte d’ispirazione del circuito femminile” è tuttora la Venere di ebano venuta dalle stelle (traduzione ad sensum del triplo nome Venus Ebony Starr) e che come tale ha il diritto di fare qualsiasi cosa voglia. E poi spiega che per la più anziana delle sorelle Williams, 43 anni compiuti il 17 giugno, “fare quel che vuole significa stare in campo. Fantastica, un’icona del nostro sport. È incredibile che stia ancora gareggiando, giocando bene e vincendo partite. Ogni giorno mostra la sua passione e quanto ama competere. Poi l’erba è la sua superficie, quindi sono sicura che farà bene”. Infatti per quattordici minuti fa più che bene: quando si prende il primo quindici con un lungolinea di diritto, è il boato della Centre Court a festeggiarla. Qui tutti, credo, l’hanno vista giocare almeno una volta, qualcuno c’era quando alzò la sua prima coppa dei Championships 23 anni fa battendo Justine Henin 6-1 3-6 6-0 in finale, ancora di più sono quelli che erano sugli stessi splati per il suo ultimo slam vinto - il quinto a Londra, il settimo in carriera - nel 2008 ai danni di Serena, 7-5 6-4.
Mancano due minuti alle 18 quando la storia della giocatrice che non s’arrende ai malanni e all’età sembra interrompersi per sempre. Avanti per 0-2, accorre sotto rete per annullare il primo break point conquistato da Elina Svitolina, di 14 anni più giovane. Tocca la palla e crolla a terra con un urlo, abbattuta da un dolore lancinante al ginocchio destro, lo stesso che gli ha dato recentemente problemi: era già strettamente fasciato durante la partita vittoriosa contro Camila Giorgi il 19 giugno a Birmingham. Raccontò dopo quel match: “La gamba ha cominciato a farmi male nel terzo game. Ho pensato ‘oh, no, non questo!’. E’ stato difficile controllare le emozioni, poi mi sono abituata a quanto stava succedendo e ho provato a non farmi condizionare. Non riuscivo a muovermi come avrei voluto, ma ho cercato di colpire ogni palla”. Colpisci e colpisci e colpisci, alla fine aveva passato lei il turno (7-6 4-6 7-6) per approdare agli ottavi di finale. Stavolta l’infortunio appare drammatico come quello occorso ad Alexander Zverev a Parigi nel 2022 sul Philippe-Chatrier. Invece, dopo una sosta medica prolungata, Venus torna a rispondere al servizio dell’ucraina. Sebbene la mobilità laterale sia compromessa al punto da impedirle di raggiungere i passanti estremi, la giocatrice amata da Gianni Clerici quasi quanto Suzanne Lenglen sembra ancora convinta di poter sconfiggere la sfiga e l’avversaria. Ha addirittura due occasioni per riportarsi sul 5 pari, ma non ne approfitta. Se il primo set se ne va sul 6-4, il secondo è, per lei, assai tormentato perché la moglie di Gael Monfils conferma di essere centrata e in ottima forma fisica. Fa il possibile per contenere i danni, ma alla fine cede sul 6-3.
La sensazione è che il novantaduesimo slam di Venus non sarà il suo ultimo. D’altra parte è lei l’unica atleta in attività con più di 200 vittorie nel tabellone principale di un major (per la precisione, 271 successi contro 82 sconfitte): è verosimile che gli organizzatori le assegnino una wild card per gli Us Open sebbene al momento sia ben sopra quota 500 nel ranking WTA. Elina, da stasera ufficiosamente WTA 68, conferma di essere tornata pienamente competitiva, in grado di gestire gli impegni del circuito e della figlia Skai, che ha quasi nove mesi. Quest'anno, peraltro, sono cinque le madri nel tabellone principale, Viktoria Azarenka, Tatjana Maria, Barbora Strycova e Yanina Wickmayer oltre a Svitolina, tutte mirabilmente multitasking.
I due maschi azzurri in campo in giornata hanno fatto quanto dovevano con una maturità e un autocontrollo che vanno segnalati. In apertura sul campo 14 - incastonato com’è tra il centrale e il numero 1, è una sorta di compendio della wimbleidoneità, con il verde chiaro del terreno che si armonizza (forse l’All England Lawn Tennis and Croquet Club usa gli stessi armocromisti di via del Nazareno?) con quello scuro dei 640 posti a sedere, delle staccionate e dei fondali - Lorenzo Musetti domina i primi due set contro il ventisettenne Juan Pablo Varillas, che qualche mese gli aveva rifilato un amarissimo doppio 6-4 a Buenos Aires. Il peruviano era assurto per la prima volta un anno fa ai fasti dei Top 100 per diventare poi una delle sorprese della prima metà della stagione in corso, tanto da approdare tra i Top 60. Il mese scorso a Parigi ha addirittura sconfitto in rimonta Roberto Bautista Agut e Hubert Hurkakz prima di arrendersi nel quarto turno a Novak Djokovic. Tutta un’altra storia oggi sull’erba, dove il giovanotto di Lima patisce assai il numero 2 italiano prima di trovare ritmo e misura. Riesce a difendersi dignitosamente nel terzo parziale, strappando al carrarino un break. L’allievo di Simone Tartarini mantiene però una sicurezza assoluta nei propri mezzi e va a chiudere senza problemi alla prima occasione utile (6-3 6-1 7-5). Se gioca così e mantiene la concentrazione, Lorenzo è in grado di andare lontano a Wimbledon. Il prossimo avversario sarà lo spagnolo Jaume Munar.
A chiudere la giornata della Centre Court è il match tra Jannik Sinner e il più giovane e meno quotato dei fratelli argentini Cerundolo, Juan Manuel, 21 anni, ATP 111. Il 23 giugno il numero 1 d’Italia si era ritirato nei quarti di finale dell’ATP 250 di Halle dopo aver perso il primo set contro Alexander Bublik. La notizia aveva creato un po’ di ansia tra i tifosi, ma era soltanto una misura preventiva in presenza di una qualche fragilità fisica, successivamente completamente risolta. Oggi c’è poco da raccontare, tanto superiore si dimostra Jannik in ciascuno dei tre set, tutti concluso sul 6-2. Mercoledì dovrà affrontare Diego Schwartzman, un argentino di ben altro spessore.
Dopo 23 anni, ancora nel segno di Venere
di Claudio Giua
Venus Williams
(afp)