L’erba del campo 14 è sempre la più verde. È una questione di posizione e d’illuminazione - non ha a ridosso stadi che fanno ombra e il sole, quando c’è, raggiunge ogni minima zolla da mattina a sera - ma dipende soprattutto dagli occhi di chi la guarda. Se sono quelli di Lorenzo Musetti, che qui lunedì ha battuto Juan Pablo Varillas e oggi elimina Jaume Munar, è un verde che non gli sembrerà mai altrettanto bello in futuro. Da anni sentivamo dire che “il ragazzo dispone di un gioco più che adatto ai prati” di Church Road, eppure le sue prestazioni erano puntualmente al di sotto delle attese. Infatti, come martedì ho letto su più di un quotidiano londinese, “he never previously won a match at SW19”, prima di questa magica e piovosa settimana non aveva mai vinto una partita al SW19, che è il codice postale dell’All England Lawn Tennis & Croquet Club di Wimbledon. Invece stavolta approda al terzo turno del torneo, dove lo attende il polacco Hubert Hurkacz che sull’erba ha spesso fatto faville: nel 2021 avanzò fino alla semifinale, quando a batterlo fu Matteo Berrettini in quattro set (6-3 6-0 6-7 6-4).
Lorenzo ha avuto solo di recente la prova provata delle proprie potenzialità su questa superficie: da quando nei tornei che hanno preceduto i Championships 2023 è stato fermato soltanto nei quarti di finale da Frances Tiafoe a Stoccarda e da Holger Rune al Queen’s, senza peraltro demeritare. Oggi si gioca all’ora di pranzo italiana. La superiorità del carrarino non viene mai messa seriamente alla prova dal maiorchino che soltanto nel primo set prova a opporre qualche resistenza (6-4 6-3 6-1 il punteggio finale). La velocità della palla limitata dai rimbalzi sull’erba consente a Lorenzo sia di picchiare forte al servizio, sia di sperimentare le finezze che gli piacciono tanto, a cominciare dalle palle cortissime. Tatticamente alza il proprio livello al momento giusto, in modo da lasciare spazi contenuti a eventuali tentativi di rimonta. Insomma, impone la propria legge all’avversario. Così io ho tempo e modo di porre più attenzione ad alcuni particolari. Musetti cambia racchetta dopo aver ottenuto il break che lo porta sul 4-3 nel primo set ma, passato un quarto d’ora, torna a impugnare la precedente.
Nel secondo set fa rifare l’incordatura a entrambe dopo lo sforzo compiuto per evitare un break e prima di ottenere lui il break che, di nuovo, lo manda avanti 4-3. Diversamente dal suo solito, per l’intera partita riduce il numero delle discese a rete, preferendo piazzare la palla da fondo campo. Non so dare lumi su queste scelte, ma nella conferenza stampa l’interessato spiegherà che “uno degli obiettivi del lavoro che stiamo facendo è meccanizzare il gioco”, che significa renderlo più automatico in risposta a quello dell’avversario. Cambiare per adeguare, dunque? Vado poi a controllare le statistiche e scopro che, nei rispettivi incontri del primo turno, Lorenzo aveva realizzato il 6 per cento dei punti grazie ai vincenti di rovescio, che sono il suo marchio di fabbrica, mentre Jaume aveva messo a segno un lusinghiero 7 per cento con lo stesso colpo nel match vittorioso contro John Isner: avrei scommesso sul contrario.
Mi pongo infine un quesito senza trovare alcuna ragionevole risposta: perché, alzandosi dalla sedia dopo ogni cambio di campo per andare a servire o a rispondere, Munar fa un lungo percorso con tre svolte a 90 gradi? È forse una scaramanzia mutuata da Rafael Nadal, che è stato a lungo il suo mentore?
Il terzo atto in tre giorni del lunghissimo primo turno tra Berrettini e Lorenzo Sonego comincia quando Lorenzo sta allontanandosi festoso dall’amato campo 14 insieme al coach Simone Tartarini e agli altri professionisti del suo team. Il romano e il torinese si ritrovano sul campo 12 dove ad attenderli ci sono parecchi di quanti li avevano seguiti martedì e mercoledì, quando la pioggia e l’umidità avevano imposto le sospensioni. Si ricomincia con Matteo che sta prevalendo per 6-7 6-3 7-6 1-1. Entrambi motivati e determinati, sembrano immuni da timori (ci sbagliamo, come spiegherà Berrettini in conferenza stampa, perché “noi atleti siamo fatti di ossa, muscoli e cervello, come ciascuno di voi. Abbiamo le stesse paure, le stesse emozioni”).
Il set dura poco ma diverte molto chi ha la fortuna di trovare una seggiola libera. Nonostante l’evidente difficoltà, conseguenza dell’infortunio di aprile agli addominali, a colpire con il diritto quando le traiettorie sono vicine al corpo, l’ex numero 1 italiano sfoggia ottime prime di servizio ed eccellenti passanti di rovescio, mentre l’allievo di Gipo Arbino risponde con il suo repertorio di tennis movimentista. Il quarto set, che va negli archivi di Wimbledon con il 6-3 che manda Berrettini ad affrontare domani Alex de Minaur, sarà ricordato soprattutto per il lungo e caldo abbraccio tra i due ragazzi italiani, che si vogliono bene. Il pianto di Matteo al termine del primo turno di Stoccarda, il 12 giugno, dopo aver rimediato la clamorosa sconfitta per 6-1 6-2 per mano di Lorenzo non ha lasciato alcuno strascico. Anzi, l’ormai maturo giovanotto cresciuto sui campi del Circolo Magistrati Corte dei Conti in via del Foro Italico dice che quella “facciata” (nel senso di schiaffo in faccia) gli è servita per uscire dal lungo periodo di crisi segnato dai guai fisici e dall’eccessiva esposizione mediatica: “Vivevo male, non mi godevo quello che facevo. Perdere a Stoccarda mi è servito. Ora sto bene mentalmente”, e anche fisicamente, sembra. Sonego è intelligente e onesto e sa che potrà trarre qualche insegnamento dal più lungo primo turno dei suoi ormai molti slam.
Nel pomeriggio avanzato non ce la faccio a seguire dai bordi del campo 10 l’ottima prova di Elisabetta Cocciaretto, che sconfigge agevolmente la spagnola di nascita svizzera e padre slovacco Rebeka Masarova: nemmeno il tempo di seguire le conferenze stampa di Musetti e Berrettini e già il match è alle battute finali. Leggo che la marchigiana domina in lungo e largo nei settanta minuti che le servono per sbrigare la pratica. Dopo il terzo turno all’ultimo Roland Garros, la ragazza allenata da Fausto Scolari si ripete in un altro slam e si avvicina alle Top 30. Personalmente sono convinto che abbia le qualità per spingersi più avanti sia qui, sia nel ranking. Ci proverà di sicuro già contro la sua prossima avversaria, Jessica Pegula, l’ereditiera-tennista di Buffalo numero 4 al mondo, che oggi ha impiegato un’ora ad asfaltare (6-1 6-4) un’altra spagnola, Cristina Bucsa.