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Il giorno dei voti per Matteo, Jannik e gli altri

Il giorno dei voti per Matteo, Jannik e gli altri
(afp)
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È un venerdì che sembra il Manic Monday, il pazzo inizio di settimana celebrato dalla canzone delle Bangles del 1986 e poi, per trent’anni, giornalisticamente coincidente con il settimo giorno dei Championships, quello prima dei quattro turni finali. Non si celebra più dall’anno scorso, con l’abolizione della domenica di riposo dopo la prima abbuffata di match. Un errore, secondo me. Così, complice anche la pioggia dei giorni scorsi, ogni tifoso o gruppo di tifosi attende oggi le promozioni o le bocciature dei propri beniamini, quasi fossero gli esiti degli esami di maturità. A parecchi sudditi di re Carlo III il cuore si ferma per una frazione di secondo quando, alle 18.14, sulla Centre Court viene certificato il mancato passaggio al terzo turno di Sir Andrew Barron Murray, sconfitto da Stefanos Tsitsipas, testa di serie 5 del torneo.

Il verdetto si palesa al termine della prosecuzione del match sospeso nella tarda serata di ieri sul punteggio di 7-6 6-7 4-6, con Andy in vantaggio di due set a uno. Per un’ora e mezza l’impresa di far fuori l’ateniese, 25 anni ancora da compiere, sembra alla portata dello scozzese classe 1987, due volte medaglia d’oro nel singolare alle Olimpiadi, nel 2012 e nel 2016, campione agli Us Open 2012, vincitore qui a Wimbledon nel 2013 e nel 2016, cinque volte sconfitto in finale a Melbourne, trionfatore delle ATP Finals nel 2016. La differenza d’età risulta infatti irrilevante fino al tie break del quarto set, che vede prevalere Stefanos per 7-3. Non fanno la differenza nemmeno il fatto che l’ex numero 1 ATP sia ora numero 40 o che abbia subito più operazioni all’anca di un ottantacinquenne con l’osteoporosi, non facendosi mancare nemmeno l’inserimento di una specialissima protesi. Nel quinto set, però, alla solidità del greco non fa da contrappeso la classe di Murray, che resta cristallina senza essere sostenuta dalle gambe. Basta il break nel quarto game a segnare il destino dell'ultimo set, che si chiude sul 6-4. I miei voti: 8 Tsitsi, 9 Murray.

I giudizi del Manic Friday attesi da noi italiani sono quattro: due risultano positivi, due così così (i voti però tengono conto di plurimi fattori, non solo dei passaggi di turno) e arrivano tutti tra le 14 e le 18 GMT. Si comincia benissimo con Matteo Berrettini che sul campo 18, quello della mitica sfida infinita tra John Isner e Nicolas Mahut, domina il quotato australiano di formazione spagnola e origine uruguaiana Alex de Minaur, 24 anni, numero 18 del ranking ATP in tempo reale. Il romano conferma quanto di buono aveva mostrato nella tre giorni del primo turno contro Lorenzo Sonego: serve bene, comincia a sfruttare di nuovo il diritto con gancio, che resta il suo colpo migliore, soprattutto sfoggia un rovescio in back davvero efficace. Pacificato e determinato, non concede mai all’avversario - che all’angolo è seguito da un accigliato Lleyton Hewitt, dai coach spagnoli, dalla fidanzata Katie Boulter, numero 1 britannica, e da alcuni amici un po' intolleranti con chi sostiene l'italiano - di prendere il largo e chiude i conti in due ore e 12 minuti con un punteggio self-explaining: 6-3 6-4 6-4.

Domani, al terzo turno, Matteo troverà Alexander Zverev, al quale dovrà mostrare gli stessi occhi di tigre di oggi che - confessa in conferenza stampa - sua madre assicura di aver rivisto in questi giorni a Wimbledon (nulla a che fare, per fortuna, con quelli di Enrico Letta). Voto per Berrettini ritrovato: 8 e mezzo. La parte miglior della giornata azzurra continua sul campo 2, dove Jannik Sinner affronta Quentin Halys per l’accesso al quarto turno. Il sudtirolese è a carburazione lenta sia nel tempo lungo, cioè il torneo, sia in quello breve, la partita. All’inizio si distrae e non sfodera dalla bisaccia di numero 8 al mondo la grinta che gli servirebbe per recuperare il break incassato a freddo nel quarto game. Mollato il set, prende in mano la situazione e ha un solo momento negativo all’inizio del quarto set.

Di fatto si limita a contenere le sfuriate del francese, 26 anni, numero 67 ATP, che dispone di un servizio assai potente e di una propensione al serve-and-volley che lo possono rendere pericoloso, e a piazzare frequenti vincenti che gli danno crescente sicurezza. È insomma la tipica partita di Jannik, che non sfonda ma resta costantemente di qualche grado sopra il gioco medio dell’avversario. Anche qui, il risultato spiega quasi tutto: 3-6 6-2 6-3 6-4. Per una serie di coincidenze, i suoi contendenti dei prossimi turni - il primo, domenica, sarà il colombiano Daniel Elahi Galan - non sono Top 20. Per quanto mostrato oggi, Jannik merita un 7 e mezzo.

Lorenzo Musetti esce di scena con un accenno di senso di colpa ma anche con la certezza che sull’erba potrà farsi valere in futuro. Opposto a Hubert Hurkacz, un ragazzone che mette a frutto i propri 196 centimetri e 81 chili di ossa e muscoli, il carrarino ritrova le difficoltà alla risposta che spesso lo condizionano quando le palle vengono scagliate oltre i 210 chilometri orari. In più, la sua seconda di servizio non mette mai in ambasce il polacco. Lorenzo non demerita affatto ma deve accettare che, nelle condizioni date, Hubert è più forte di lui, come certificano il punteggio e la relativa rapidità del confronto: 7-6 6-4 6-4 in 124 minuti. Voto: 6 e mezzo.

L’ultima italiana in campo oggi è l’eccellente Elisabetta Cocciaretto, che sta poco per volta affermandosi come la più costante, in termini di rendimento, tra le nostre Top 100. A 22 anni e con un ampio margine di miglioramento da andare a verificare nei prossimi mesi, la marchigiana dà del filo da torcere alla numero 4 mondiale Jessica Pegula, che si prende il primo set faticando per poi dilagare nel secondo (6-4 6-0). Per la numero 1 azzurra e 41 al mondo il voto non può essere che un 8, di incoraggiamento ma anche di apprezzamento.
 

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